politica

CGIl Umbria: "no all'abolizione della Provincia di Terni"

lunedì 23 luglio 2012
CGIl Umbria: "no all'abolizione della Provincia di Terni"

"Il 6 Luglio - recita una nota stampa CGIL Umbria - è stato pubblicato con urgenza il provvedimento riguardante la revisione della spesa pubblica, con Decreto legge n. 95. Il Decreto contiene "disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati". Una operazione complessa che sarebbe possibile solo affrontando il tema delle riforme a partire da quella delle Pubbliche Amministrazioni in attuazione della Costituzione, della qualità della spesa e di una reale lotta agli sprechi."

"Una operazione complessa che ha bisogno di innovazione, risorse e semplificazione, oltre che della partecipazione delle parti sociali. Tutti temi non presenti nel provvedimento. Il Decreto varato non è nulla di più di una mera operazione di tagli alla spesa ed ai servizi. I settori coinvolti che riguardano le Pubbliche Amministrazioni, la Sanità, le Autonomie Locali, i beni e i servizi, le modalità lineari dei tagli stessi colpiscono indistintamente tutti e trasformano il provvedimento in una vera e propria manovra economica pluriennale. Si delinea nel Decreto una operazione destinata ancora una volta a colpire il lavoro, i cittadini ed i servizi, i territori, alimentando la tesi sempre più sbagliata, che vede il rigore dei conti come strumento principale, quasi automatico di crescita futura.

La CGIL dell'Umbria esprime per queste ragioni, grande preoccupazione ed eserciterà ogni forma di iniziativa per contrastare una politica che rischia di aggravare ancora di più la crisi economica e finanziaria e le condizioni materiali di lavoratori, lavoratrici e pensionati. In questi giorni si è però alimentata una discussione fuorviante rispetto ai reali problemi del territorio regionale.

L'unità dell'Umbria - dice il sindacato - rappresenta un bene prezioso, un patrimonio di valori e intelligenze che va salvaguardato dentro la riflessione che negli ultimi anni si è via via definita. Il tema dell'Italia di mezzo ha una sua dimensione rilevante poiché il tessuto economico, produttivo e sociale delle Regioni che compongono quest'area geografica del Paese (Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo) può rappresentare un modello di riferimento per l'intero Paese. In Particolare i caratteri strutturali del tessuto produttivo, le potenzialità del territorio per la sua ricchezza ambientale, per le eccellenze che vi in esistono per il patrimonio culturale-artistico, per il livello di coesione sociale possono rappresentare volano e modello di sviluppo. Per questo compito fondamentale di questa fase è quello di compiere scelte capaci di costruire politiche coerenti per determinare connessioni e sinergie sul piano economico e sul versante istituzionale verso un obiettivo comune di cooperazione.

L'articolo 17 del Decreto legge non va in questa direzione perché produce un semplice taglio del numero delle Province in base a due parametri, dimensione territoriale e popolazione residente, in base ai quali la provincia di Terni non esisterebbe più, determinando la strana situazione di avere nella Regione Umbria una unica Provincia. L'Umbria ha una storia in cui si sono innescati processi di grande civiltà delle comunità con una forte accentuazione politica sul versante della solidarietà, l'Umbria ha sempre scontato una difficoltà, geografica, di popolazione, di superficie, di rappresentanza, nel rapporto squilibrato tra le due Province che ha prodotto nel corso degli anni grande discussione politica sul riequilibrio territoriale.

Oggi si deve ripensare il territorio regionale facendo tesoro di tante questioni affrontate a partire dagli anni sessanta e che fece entrare la "questione umbra" in una discussione parlamentare autonoma che ne riconobbe le pecularietà delle condizioni economico-sociali. Il governo del territorio regionale, terra di città, deve tornare ad essere priorità fondamentale nella costruzione di una visione identitaria sul ruolo dei territori dell'Italia centrale. Nel tempo della crisi è difficile, sarebbe però necessario, trovare nel lavoro tratti unificanti in grado di ridare valore alle risorse presenti nella regione, diventa però necessario riporre attenzione alle dinamiche culturali, civili e istituzionali del regionalismo per un rapporto fecondo tra istituzioni e sviluppo.

Alcuni provvedimenti assunti nell'ultimo anno dal Parlamento, sono stati dettati dalla duplice esigenza di "fare cassa" e di soddisfare quella parte di anti-politica crescente. A questa insofferenza si sta rispondendo con uno smantellamento del sistema pubblico senza un disegno organico di vere riforme. La CGIL ha sempre sostenuto la realizzazione di un assetto statale decentrato e policentrico basato sul regionalismo solidale nel quale fosse chiaro e delineato il concetto di "sistema". Non istituzioni scollegate fra loro ma un assetto che avesse al centro il cittadino e il territorio.

La CGIL dell'Umbria - continua la nota - è impegnata oggi a costruire un percorso di riforme necessario per salvaguardare l'identità dell'Umbria, il protagonismo delle città per un reale processo di integrazione della Regione, non si può non cogliere però, la miopia di una scelta, che, nel solo rispetto dei parametri indicati, non da conto né rende giustizia di una regione con due province con storie e vocazioni economiche differenti ma dentro la condivisione dell'Italia mediana. D'altro canto la nostra regione piccola dentro l'attuale idea frammentata della società, non avrà alcuna possibilità di esistere se non attraverso l'integrazione territoriale dell'Umbria e nel rapporto con le regioni limitrofe.

Per questo la CGIL dell'Umbria ritiene indispensabile l'approvazione dell'emendamento all'articolo 17 presentato al Senato in cui si sostiene che: "All'esito della procedura non può comunque determinarsi coincidenza tra istituzione regione ed unico ambito provinciale". La necessaria razionalizzazione delle province non può essere definita in modo asettico sulla base di meri calcoli numerici. Diviene indispensabile avviare un confronto con la regione per cogliere l'obiettivo della permanenza delle province di Perugia e Terni, ogni altra ipotesi diventa puro esercizio di geografia variabile sul quale non è utile esercitarsi perché non supportato dalle norme e dal buon senso."

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