"Orvieto Bene Comune" la denominazione dell'intergruppo che nascerà in Provincia di Terni
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Nella seduta "aperta" delle Assemblea elettive del Comune di Orvieto e della Provincia di Terni sul tema della soppressione del Tribunale di Orvieto, i consiglieri Andrea Sacripanti (PdL), Giorgio Santelli (Idv), Stefano Garillo (Pd), Francesco Tiberi (PdL) e Daniele Longaroni (Pd) hanno annunciato e formalizzato ai vertici della Giunta e del Consiglio Provinciale la formazione dell'intergruppo denominato "Orvieto Bene Comune".
"Con la chiusura del Tribunale di Orvieto - sostengono i quattro consiglieri - il comprensorio orvietano si trova a vivere un ennesimo svuotamento delle istituzioni presenti sul suo territorio. Con la finanziaria di due anni fa si è provveduto a cancellare la presenza del Circondario dell'Orvietano che, nel tempo, ha rappresentato una importante occasione di confronto e di stimolo tra i sindaci del territorio e la Provincia di Terni. Ad oggi risulta inevasa da parte del Consiglio Provinciale la richiesta già da tempo presentata da parte dei sottoscritti, di creare una commissione per il decentramento che, oggi, a seguito dell'ipotesi di chiusura della Provincia di Terni resta addirittura superata. Siamo consapevoli di poter dare un maggiore contributo rispetto a quanto di positivo è stato già fatto in questi anni dalla Provincia di Terni, ma constatiamo che la marginalità in cui il territorio orvietano è stato relegato è frutto di scelte insensate perpetrate a livello nazionale e regionale. I consiglieri eletti nell'orvietano non vogliono tuttavia fare a meno di mettere tutto il loro impegno nel valorizzare il territorio di riferimento e superare in modo unitario quelle azioni provenienti dai livelli istituzionali superiori regionali e nazionali".
Per tali ragioni i consiglieri provinciali Sacripanti, Santelli, Grillo, Tiberi e Longaroni chiedono che "si arrivi ad una modifica urgente dello statuto e del regolamento consiliari al fine di permettere l'esistenza di intergruppi e di arrivare alla definizione dell'intergruppo denominati 'Orvieto Bene Comune'. In attesa delle modifiche richieste, i consiglieri creano autonomamente tale intergruppo che, seppure non riconosciuto dal Consiglio per assenza di normativa, si propone di lavorare in modo unitario".
"L'intergruppo - concludono - si pone gli obiettivi di rappresentare le esigenze del territorio e di valutare il proprio atteggiamento nei confronti delle decisioni prese dal Consiglio e dalla Giunta in merito alle questioni che interessano l'Orvietano. Tutto ciò nella piena consapevolezza di voler rappresentare istanze superiori agli interessi di parte dei propri gruppi di appartenenza".
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Caro Manglaviti, mi scusi, mi sono trattenuto troppe volte dopo aver letto i suoi interventi sulla storia del territorio orvietano che continuano a perpetrare la solita litania secondo cui Orvieto sarebbe lo scrigno prezioso che racchiude tutte le meraviglie del mondo. Ma non si rende conto che di posti altrettanto ricchi e suggestivi come Orvieto ce ne sono a bizzeffe. Piuttosto bisognerebbe ingegnarsi per far si che Orvieto, con una oculata politica di valorizzazione del territorio (quello che abbiamo adesso, in Umbria, non quello di quando Orvieto arrivava ad Orbetello) riesca ad emergere ed a farsi conoscere vincendo la concorrenza di altri territori, rendendosi appetibile non solo per le vestigia ed il Duomo, visitabili in mezza giornata ma grazie ad uno sviluppo sostenibile che faccia del turismo di qualita' la sua 'industria'. Ovviamente abbiamo idee piuttosto diverse sulla 'storia' e sul suo significato. Volevo farle presente che esiste anche altro, altrimenti la tradizione intesa come autocelebrazione rischia di condannarci all'immobilita' e ad una politica che vede la 'cultura' come mera conservazione dell'esistente, ad un essenzialismo identitario che non ha ragione di esistere, e ad un rifuito della realta' cosi' come si presenta oggi. Purtroppo o per fortuna non siamo piu' nel Medio Evo. Cordiali saluti.
non posso che apprezzare il sostegno morale e culturale che lei offre all'orvietanita', ma le istituzioni, mi creda , sono un altra cosa.E' infatti evidente, o almeno dovrebbe esserlo, che un consigliere provinciale, in qualsivoglia collegio eletto,deve curare gli interessi generali del suo mandato e non solo quelli particolari del territorio elettorale. Se cosi' non fosse, il particolarismo la farebbe da padrone consentendo alle rappresentanze territoriali piu' forti(leggasi blocco Terni, Narni ed Amelia)
di prevalere su quelle piu' deboli, come appunto l'orvietano.Cercare addirittura di istituzionalizzare tale percorso e', ripeto e confermo,esercitazione da dilettanti che e' opportuno evitare.In merito alle altre sue erudite argomentazioni storico-politiche , la rinvio all'intervento in merito del Prof. Zefferino Cerquaglia tenuto la settimana scorsa nell'ambito del Consiglio Provinciale straordinario per l'intitolazione dell'aula assembleare al geom.Rutilio Robusti, primo Presidente della Provincia democraticamente eletto, che reputo riterra' molto utile ed istruttivo.
Ma esternarlo mi sembra lecito ed anche, forse, doveroso.
Conosco (quasi) tutti questi ragazzi Consiglieri.
Dal punto di vista personale presterei a ognuno di loro senza problemi le chiavi di una casa o di una macchina.
Dal punto di vista pubblico e politico vado ancora oltre.
Il gesto dimostrato nei confronti di tutto un Territorio mi sembra PREGEVOLE.
Avranno differenti provenienze filosofiche/ideali.
Sicuramente nei Consigli voteranno contro su tematiche politiche.
Però difendono un MINIMO DENOMINATORE COMUNE rappresentato dalla difesa del TERRITORIO ORVIETANO.
A me sembra un gesto di umiltà e di servizio ammirevole.
Li espone sicuramente a critiche strumentali.
Forse produrrà risultati, forse no.
Ma sono pronto a scommettere che rappresenta il minimo denominatore comune richiesto con forza da tanta gente del Territorio.
In bocca al lupo !
Fausto ERMINI
io sono al di sotto degli 'anta, sara' per questo che in me e' piu' forte lo spirito di innovazione che non quello di conservazione. Il messaggio da lanciare, almeno per quanto mi riguarda, e' molto semplice. Gli orvietani non hanno diritti sanciti dalla storia di questo territorio e la maginalizzazione di Orvieto non
e' frutto di un complotto di questo o quel personaggio o di Perugia. Se ci sono limiti, questi sono in grande parte dovuti alla mancanza di mentalita' imprenditoriale ed alla mancanza di senso comune. Il ragionamento dunque deve essere rovesciato. Non e' che il tribunale ci spetta perche' Orvieto lo merita in virtu' di un idealizzato passato glorioso. Il passato pero' potrebbe' diventare decisivo nella promozione del territorio ed essere un'attrazione turistica formidabile se investissimo sulle attivita' di ricerca, di manutenzione, e di promozione dei beni naturali, paesaggistici, ed archeologici. Pero' bisogna darsi da fare, rimboccarsi le maniche. Imparare l'inglese, imparare nuovi mestieri, offrire servizi. Altrimenti saremo sempre destinati a rimanere marginali, una cittadina arroccata sulla rupe, piacevole da visitare per qualche ora lungo il tragitto Roma - Firenze. Comunque, sarebbe il caso di parlarne. Credo che ci siano diversi punti di contatto, storiografia e produzione storica a parte. A risentirci.
accetto volentieri l'invito. Mi faccio sentire presto.


"L'intergruppo - concludono - si pone gli obiettivi di rappresentare le esigenze del territorio e di valutare il proprio atteggiamento nei confronti delle decisioni prese dal Consiglio e dalla Giunta in merito alle questioni che interessano l'Orvietano. Tutto ciò nella piena consapevolezza di voler rappresentare istanze superiori agli interessi di parte dei propri gruppi di appartenenza".
Accolgo con estrema soddisfazione l'impegno dei Nostri Consiglieri, nella speranza che non si tratti di un "Arrivano i nostri" in una disastrata Orvieto/Little Big Horn: a sfacelo ormai compiuto, cioè. Quale cittadino orvietano, mi auspico - anche nella veste di 'inventore' e propositore del Comitato Civico "Orvieto Città del Corpus Domini" per il Santuario Orvietano - che non sia troppo tardi. Sono anni che 'racconto' - divulgando e documentando il più possibile le fonti storiche e scientifiche al riguardo - della marginalità a cui Orvieto è stata consapevolmente condannata in pluridecennali trascorsi istituzionali, provinciale e regionale, con la significativa determinante connivenza di poteri e rappresentanti locali: l'operazione "Disinnescare Orvieto", iniziò con l'avvento dei napoleonici che ne disgregarono il territorio afferente (derivante dall'antico contado), spargendone le frattaglie tra diverse realtà amministrative, innestando il vibrione di una confusione territoriale che porterà allo scardinamento definitivo della Provincia orvietana (recuperata nella Restaurazione) con l'annessione a quella umbra fresca fresca di costituzione nel 1860. Disinnescare Orvieto è stato il disegno perpetrato fino ad oggi in seno all'arido autoreferenziale "cuore verde d'Italia". Fatto salvo il periodo di mungitura e spremitura della Legge Speciale per la Rupe. Amici Consiglieri, comunque il Vostro impegno, seppur arduo ed utopistico (... e so bene di cosa parlo!), sia benvenuto e benedetto: non dimenticate che Orvieto da fastidio e fa paura, per le risorse e le ricchezze che le derivano da Storia e vestigia. Ma chi ce l'ha un Duomo così? Quale luogo al mondo contempla tante opzioni culturali - ambiente, paesaggio, urbanistica, architettura, eventi - che non sappia proficuamente investire e fruirne? Detto questo, tuttavia, bandendo piagnistei e capricci, cavalcando tigri e prendendo tori per le corna, fuor di complessi persecutori e velleitarie millanterie, apprezzo il Vostro approccio critico propositivo e - guascone di fronda culturale quale sono - da promotore della Cultura Orvietana della prima ora, consentitemi di rivendicare - me ed il Comitato - detti impegno ed approccio, plaudendo alla Vostra iniziativa che fa quadrato e sostiene l'opportunità di rinascita che il biennio giubilare alle porte ci sta offrendo. Ultima spiaggia. silvio manglaviti per il Comitato Civico "Orvieto Città Santuario del Corpus Domini.