politica

"Ma perché un paziente si rivolge altrove?" Considerazioni dell'assessore Marco Conticelli sull'Ospedale di Orvieto

sabato 19 maggio 2012
di Marco Conticelli - Assessore Politiche Socio-Sanitarie Comune di Porano

Nonostante l'assessore regionale alla sanità abbia recentemente espresso la propria soddisfazione per la virtuosità nella spesa sanitaria umbra certificata dalla chiusura del bilancio preconsuntivo 2011, la qualità/quantità dei servizi erogati non sembra andare di pari passo con quanto sta accadendo, almeno presso l'Ospedale di Orvieto.

Anche le ultime vicende, rese pubbliche dalla stampa locale, non hanno fatto altro che confermare le pesanti criticità del nostro nosocomio e le difficoltà che incontra quotidianamente il cittadino utente nel rapportarsi, purtroppo per necessità, con i servizi erogati dalla sanità orvietana.

Malgrado le rassicurazioni più volte fornite dai massimi esponenti politici istituzionali regionali e dalla Direzione della Asl 4 di Terni, sia in occasioni pubbliche che verso l'Assemblea dei Sindaci del nostro Ambito, in merito alla conferma del ruolo del nostro ospedale, che non è solo di Orvieto, giova ricordarlo, ma è al servizio di un territorio ben più vasto, stiamo assistendo ormai da tempo, ed è sotto gli occhi di tutti, ad un reale depotenziamento della struttura che ne compromette fortemente quelle caratteristiche per le quali è classificato come ospedale delle emergenze-urgenze e soprattutto compromette i servizi resi al cittadino.

Non siamo i primi e non saremo certamente gli ultimi a denunciare lo stato in cui versa l'Ospedale di Orvieto; molte voci si sono levate in merito, voci anche molto più autorevoli di quelle di un piccolo Comune come Porano che tuttavia non vuole restare alla finestra ad attendere e subìre gli eventi ma vuole farsi portavoce delle difficoltà incontrate quotidianamente dai propri cittadini nel rapporto con la struttura ospedaliera, come è sacrosanto che gli amministratori pubblici facciano non solo per dovere istituzionale.

Uno stato di profonda preoccupazione che diventa ancora più forte se la Giunta regionale dovesse confermare le ipotesi che prevedono, all'interno del disegno di riordino del sistema sanitario umbro, la collocazione delle due Aziende sanitarie a Perugia e Foligno.

Oltre alla progettualità politica in fieri che sta ridisegnando il sistema dei servizi sanitari regionali individuando anche la definitiva collocazione ed il vero ruolo del nostro nosocomio, riteniamo sia necessario ancora una volta analizzare nel dettaglio alcune delle disfunzioni che attualmente incidono maggiormente nel rapporto utenti-ospedale.

Non per fare il solito elenco di cose che non vanno, ma per ricordare che, oltre ad una politica più "alta" che ridefinirà la sanità regionale, esiste un rapporto quotidiano con la struttura che riguarda più da vicino i cittadini rispetto a decisioni fondamentali ma più lontane dalle persone.

Un Pronto Soccorso ed un 118, accorpati solo per insufficienza di personale, fulcro della gestione complessiva dell'intero Ospedale, con 8 medici su un fabbisogno minimo di 12, con turni che a volte vengono svolti da medici di altri reparti sguarnendo ovviamente gli stessi reparti già molto carenti di personale e soprattutto con turni pesanti da parte del personale, tanto da accumulare centinaia di ore di eccedenza.

Alla luce di ciò, è lecito domandarsi quale possa essere la qualità del servizio reso.

Nel reparto di radiologia, a fronte della presenza nel 2010 di 7 medici, attualmente troviamo in servizio 4 medici oltre al Primario disponibile a mezzo servizio (smaltimento ferie) fino a luglio quando andrà definitivamente in pensione.

Nello stesso reparto manca perlomeno un coordinatore da circa venti mesi (quasi due anni), da quando sono andati in pensione i due precedenti; si intuisce facilmente che le prestazioni in termini di qualità /quantità erogate in tale servizio ne risentano pesantemente.

Situazione Primariati: il Pronto Soccorso, dopo il pensionamento del dott. Barbabella, è senza un Primario (c'è un facente funzioni), così come il reparto di Ortopedia e Cardiologia.
Il Primario di Radiologia, come detto, andrà presto in pensione.

Un servizio importante come quello relativo allo screening mammografico (prevenzione tumori della mammella) è in grande difficoltà: a fronte di un servizio assicurato fino a qualche tempo fa da due medici e due infermiere, attualmente è retto da una infermiera per pochi giorni al mese, da un medico, che a breve andrà in pensione e saltuariamente da altro medico proveniente da Terni.

Le liste d'attesa, sempre più lunghe nonostante l'adozione a livello regionale dei R.A.O., Raggruppamenti Attesa Omogenei, rimarcano un progressivo aumento in molti settori nonostante siano state esternalizzate alcune prestazioni.

A tal proposito vale la pena ricordare che nell'anno 2011 sono state esternalizzate prestazioni per un importo di 1.868.252,53 euro, (DDG n° 170 del 17/02/2011), territorialmente cosi suddivise: Terni, circa 137.000 abitanti, euro 1.432.661,40 più altri 37.611 per assistenza specialistica; Narni-Amelia circa 43.500 abitanti, euro 297.382,17; Orvieto circa 46.000 abitanti, euro 100.597,42.

Ciò significa che il nostro territorio ha a disposizione circa 2,2 euro pro-capite contro i 6,83 di Narni-Amelia e i 10,7 di Terni.

Trattandosi inoltre di ditte che operano prevalentemente nella zona del ternano, per poterne fruire i nostri cittadini devono necessariamente aggiungere le spese degli spostamenti.

Nonostante tali esternalizzazioni ai privati per abbattere le liste d'attesa, per le stesse prestazioni e per altre l'attesa risulta essere di molti mesi, es gastroscopia quattro mesi, ecografia addome e muscolo tendinea circa otto mesi, visita oculistica setto-otto mesi, addirittura per l'ecocolordoppler sedute chiuse (oltre gennaio 2013).

Un importo, quello di € 1.868.252,53 , che, in termini di assunzione di personale, potrebbe riguardare 15 medici e circa 24-25 infermieri.

Per non parlare poi della preoccupante situazione in cui versa parte delle apparecchiature sanitarie e gli stessi arredi ospedalieri a causa della scarsa manutenzione ordinaria che si riflette inevitabilmente sulla qualità dei servizi erogati.

Lavorare in questa situazione ed a queste condizioni risulta molto difficoltoso per gli operatori che si ritrovano spesso, loro malgrado, a fare da "cuscinetto" all'esasperazione degli utenti.

I tentativi di non giustificare le cosiddette "fughe", più volte lamentate e denunciate in più occasioni dal Direttore Generale, non hanno mai ricompreso una vera analisi dei motivi; dai dati forniti dallo stesso Direttore Generale si evidenzia che le maggiori "fughe" si hanno verso le strutture sanitarie della Toscana e del Lazio soprattutto nell'ortopedia e nella chirurgia.

Ma perché un paziente si rivolge altrove?

Evidentemente perché non trova in loco le giuste risposte.

Prendiamo il caso di Figline Valdarno, la località toscana dove ha sede una delle strutture sanitarie meta degli orvietani.

La casa di cura di Figline, a differenza dell'Ospedale di Orvieto, opera in regime di "elezione" attraverso interventi programmati dove tutti i parametri (del paziente, del personale in termini di numeri e dell'evento stesso inteso come intervento) sono preventivamente valutati e di conseguenza attuati con relativa "normalità".

Operare in regime di urgenza, come presso l'Ospedale di Orvieto, significa invece dover intervenire con la massima efficienza ed efficacia nel più breve tempo possibile nel rispetto delle leggi e protocolli.

Da ciò si può facilmente intuire che spesso gli interventi di "elezione" e quindi programmati devono lasciare spazio a quelli con carattere di urgenza, molti dei quali interessano utenti provenienti dall'area del viterbese.

Altro elemento da valutare è il supporto riabilitativo garantito da certe strutture che presso l'Ospedale di Orvieto, per carenza degli operatori, non sempre è possibile attuare.

La domanda da porsi, pertanto, è se un ospedale dell'emergenza-urgenza possa mantenere questa classificazione alla luce dei tagli effettuati e dalle condizioni di carattere organizzativo e strutturale in cui versa.

Domande che si pongono i cittadini e che si è posta più volte l' Assemblea dei Sindaci ma che, aldilà delle continue rassicurazioni della Direzione Generale della Asl n.4 e della Presidente della Regione, si ripropongono sempre più spesso perché la situazione è grave e richiede una valutazione molto approfondita se, ovviamente, esiste ancora la volontà politica di mantenere in vita il nostro ospedale nel rispetto della destinazione assegnata.

Le risposte, probabilmente, le troveremo a breve a conclusione dell'iter di riordino del sistema sanitario regionale.

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