politica

Il consigliere PD Marco Moscetti sull'Anagrafe degli eletti: "Le accuse sulla scarsa trasperenza del passato non giustificano il voto contrario del presente"

martedì 15 novembre 2011

Sulla discussa questione della bocciatura in Consiglio comunale a Orvieto dell'istituzione dell'Anagrafe degli eletti interviene il proponente, il consigliere comunale PD Marco Moscetti, con la nota che di seguito pubblichiamo:

"La mia proposta di istituire l'anagrafe degli eletti al Comune di Orvieto - scrive Moscetti - è stata bocciata dalla maggioranza di centrodestra. Si chiedeva agli amministratori di votare un provvedimento per introdurre maggiore trasparenza nel rapporto tra elettori ed eletti. Trasparenza per quanto riguarda i redditi, le partecipazioni in società, le consulenze, i beni immobili, le presenze e l'attività degli eletti nelle commissioni e in consiglio. La discussione poteva finire con il voto ma il consigliere Leoni, il sindaco Concina e la sua maggioranza, forse un pochino in imbarazzo, si sono sentiti in dovere di ritornarci sopra.
L'argomentazione - non proprio irresistibile - di Concina, e della sua maggioranza, è questa: poiché "Voi" non siete stati mai trasparenti, adesso "Voi" non potete fare proposte e tanto meno rimproverare a noi alcunché. Il risultato di tanto ragionare? Non fare nulla e lasciare le cose come sono. A Concina fa comodo quel "Voi" dentro cui ci mette tutta la storia efferata dell'umanità da Caino ai giorni nostri. Però l'accusa al "Voi" non giustifica il voto contrario della sua maggioranza rispetto alla istituzione dell'anagrafe degli eletti (il Sindaco Concina e il gruppo di Orvieto Libera non erano presenti al voto). Concina e la sua maggioranza hanno perso un'occasione per promuovere una riforma semplice, liberale e tuttavia importante. Hanno lasciato quindi le cose esattamente come stavano: una scelta che, di fatto, li rende "complici" di quell'opacità che a loro giudizio ha contraddistinto le passate amministrazioni.

Il consigliere Leoni, invece, dissemina il suo corsivo di imprecisioni e quindi mi obbliga a riferire il percorso della mozione.
Essa fu iscritta per la prima volta all'ordine del giorno del Consiglio Comunale del 15/04/2010 e discussa nel Consiglio del 03/05/2010. Quando fu presentata ANCI Giovani non aveva ancora lanciato l'iniziativa dell'anagrafe in tutti i comuni italiani. Ciò avvenne l'8 maggio 2010, in occasione dell'assemblea nazionale di ANCI Giovane.

La discussione della mozione in consiglio comunale - il 03/05/2010 - fu molto accesa e apparve subito chiara l'intenzione di respingerla o stravolgerla. Quella prima mozione era stata firmata da me e dalla consigliera Mortini. In una pausa del consiglio comunale si decise, all'unanimità, di rinviarla alla commissione capigruppo per trovare un punto di accordo che principalmente verteva sulla modalità di pubblicazione della denuncia dei redditi. Allora non si fece alcun riferimento alla cosiddetta "commissione d'inchiesta" relativa ai presunti arricchimenti da PRG sollevata da Roberto Meffi nel corso dell'ultimo consiglio comunale.

La commissione capigruppo si riunì quindi due volte per discutere, tra i diversi temi, la mozione sull'anagrafe degli eletti e senza mai invitare il primo firmatario. Ma non si parlò affatto di questo provvedimento perché una volta la riunione andò deserta e la seconda non trovò il modo di affrontarlo. Poiché in Commissione la mozione si era "spiaggiata" ho ritenuto opportuno e necessario ripresentare la proposta, con le firme di tutti i consiglieri di minoranza, in Consiglio Comunale dove è stata respinta dal voto della maggioranza di centrodestra.

Anche Leoni, nel proprio corsivo, prova a giustificare il voto contrario ricorrendo ora alla citazione arguta ora all'esperienza personale ora agli arricchimenti da PRG ora all'eccesso di lavoro burocratico che tale provvedimento avrebbe cagionato. Però Leoni non può negare che il suo voto ha lasciato le cose esattamente come stavano, privando così i cittadini orvietani di uno strumento di trasparenza. Leoni, cercando contraddizioni nel centrosinistra, insiste poi sull'incapacità della passata maggioranza (prima della conversione "a destra" di Frizza e Meffi) di approvare questa mozione pur avendone, al tempo, i numeri. Ma i numeri, tuttavia, non ci sono mai stati perché, a ben vedere, l'anatra zoppa in consiglio non c'è mai stata.

Il consigliere Meffi, sebbene eletto nella lista del PD, ha sempre evitato di firmare atti prodotti dal gruppo del Partito Democratico. Al tempo della cosiddetta "anatra zoppa" deteneva pure il record di assenze in consiglio per via di inderogabili impegni. Oggi, forse in ragione del suo incarico di capogruppo, risulta essere uno dei più assidui.
Anche il Presidente del Consiglio Comunale Frizza da principio aveva ritenuto confacente alla carica istituzionale esibire il suo massimo agnosticismo, evitando di firmare alcunché di "politico" e negando la sua sigla all'istituzione del Bilancio Sociale, iniziativa intrapresa a tutela del diritto dei cittadini ad essere informati. Durante l'era della presunta "anatra zoppa" Frizza si adattò ad un silenzio sepolcrale e pieno di sussiego. Oggi, dallo scranno più alto, si prodiga in lezioni di politica: la benedizione di qualche Santo gli ha fatto ritrovare la parola. L'anatra zoppa, e Leoni lo sa bene, non è mai esistita.

Concludo sulla pluriannunciata commissione d'indagine in merito agli effetti "economici" dei PRG. Il consigliere/capogruppo Meffi la propose, se non ricordo male, dalle colonne della Nazione nell' agosto 2011. Restiamo in attesa, dopo tre mesi, di atti conseguenti in Consiglio Comunale. Ma l'impressione è che resti lettera morta. L'anagrafe degli eletti poteva contemplare strumenti atti a far emergere eventuali conflitti di interesse ma si è preferito respingerla perché aveva l'intollerabile vizio di provenire dal gruppo del PD. In ogni caso, aspettiamo fiduciosi il contributo di Meffi. Se ciò non avvenisse, proveremo noi a ridestare la buona volontà dei "riformatori" del centrodestra.

Di una cosa ha ragione il Consigliere Leoni, "ciascuno può essere misurato per quello che dice", credo che a volte qualche consigliere prima di parlare dovrebbe pensarci dieci volte. Per qualche consigliere proporrei il doppio: venti volte".

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