politica

Gestione antidemocratica del circolo PD di Guardea. Esplode la protesta di alcuni giovani iscritti

lunedì 22 marzo 2010
di Lucia Caruso

Aria di bufera dentro il PD di Guardea, dove un gruppo minoritario di giovani iscritti al circolo locale reagisce a quella che considera una gestione tutt'altro che "democratica" del partito. A dare la stura al malcontento è stata la diffusione di un "Bollettino del PD - Circolo di Guardea" che solo pochi avrebbero stilato a nome di tutti gli iscritti. Una parte degli esclusi esprime dunque il proprio stupore, con una nota fatta pervenire alla nostra redazione, in quanto "non solo il circolo (termine che indica l'insieme dei tesserati del partito) non è stato mai riunito in un'adunanza pubblica - si afferma - ma anche il coordinamento comunale risulta completamente inattivo da almeno tre mesi. Non si capisce, dunque, come 'il circolo' abbia potuto condividere e creare un proprio documento comune, espressivo delle opinioni di tutti".

"E' da aggiungere - sottolineano ancora i contestatori iscritti - che la scarsa attività del circolo PD guardeese non costituisce di certo una novità, visto che in due anni di vita il consiglio direttivo ha indetto non più di otto incontri ufficiali, da cui non sono derivati alcuna attività o programma sul territorio. Si noti bene che nell'arco di tempo preso in esame si è svolto anche il rinnovo dell'Amministrazione comunale, circostanza in cui il coordinamento locale del PD è stato completamente esautorato di ogni funzione politica e decisionale, lasciando ad altri (o ad alcuni) scelte sbagliate, come dimostrato dall'esito delle elezioni dello scorso giugno, di cui nessuno si è ancora assunto la responsabilità (nessuna dimissione presentata, nessun mea culpa reso pubblico)".

Altro elemento da prendere in considerazione, secondo coloro che protestano, è che la lista civica "Uniti per Guardea" annoverava tra i suoi candidati il coordinatore di circolo, sei dirigenti locali del partito, nonché il candidato sindaco Giampiero Lattanzi, contemporaneamente candidato a consigliere provinciale nelle fila del PD. Nonostante la loro appartenenza politica, "queste persone - continua la nota diffusa - hanno rivendicato e continuano a rivendicare la loro completa indipendenza e autonomia dal coordinamento comunale, sia in relazione alla creazione e promozione della lista in campagna elettorale, sia riguardo alla gestione dell'attività di opposizione della minoranza consiliare. Con la conseguenza che noi, che costituiamo sia pure una minoranza all'interno del pensiero dominante che uniforma la quasi totalità del circolo democratico a Guardea, restiamo completamente esclusi da qualsiasi discussione che riguardi anche solo il sistema-paese, perché non possiamo ingerirci nella sfera protetta dei tesserati che nella veste civica hanno partecipato alla battaglia elettorale. Questo significa estromettere letteralmente la nostra componente, fatta di giovani, studenti e lavoratori che, pur mossi all'attività politica da entusiasmo e passione, sono privati della possibilità di incidere concretamente con il loro impegno nella propria realtà. Tutto ciò è paradossale e antidemocratico, ai nostri occhi e, come ben si spera, a quelli di chiunque abbia un briciolo di cultura politica".

"Dove è il partito - continuano gli iscritti che protestano - che si presenta agli italiani come un partito aperto, uno spazio concreto di dialogo costruttivo e propositivo; un laboratorio di idee e di progetti, in cui le diverse storie politiche, culturali e umane che sono venute a formarlo diventano fattore di arricchimento e fecondazione reciproca? Parole queste, tratte dal bollettino di cui contestiamo la paternità, che condivideremmo se corrispondessero allo stato reale in cui versa l'entità di cui facciamo parte. Dove è il nuovo che avanza invocato dai nostri dirigenti se le nuove generazioni vengono emarginate da una gestione esclusiva e miope"?

Infine, altro punto dolente sottolineato, è che il circolo PD di Guardea non dispone di una sede, dato che ha mezzi talmente scarsi da non potersi permettere neanche l'affitto di una stanza. "Altro problema che ci sta a cuore - continuano i giovani contestatori - visto che si ripropone ogni rara volta che è necessario riunirsi e che non amiamo gli incontri in case private".

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