politica

La relazione di F. R. Barbabella: "Perchè questa conferenza stampa"

giovedì 24 settembre 2009

CONFERENZA STAMPA DELL'EX CdA DI RPO Spa
ORVIETO 24.09.09
PALAZZO DEI SETTE
Sala delle Capriate

PERCHE' QUESTA CONFERENZA STAMPA

Abbiamo ritenuto necessario questo incontro con la stampa per una questione di chiarezza rispetto a notizie che riteniamo una plateale deformazione della realtà.
Abbiamo appreso che ci sarebbe stata o sarebbe ancora in corso un'indagine della Guardia di Finanza su "Risorse per Orvieto" per iniziativa della Corte dei Conti. Di questo non sappiamo nulla: abbiamo solo letto ciò che ha scritto qualche giornale. Però, se c'è, ci auguriamo che sia fatta presto, in modo completo e approfondito, e con una conclusione certa e chiara. Noi siamo convinti di aver fatto semplicemente il nostro dovere nelle condizioni oggettive in cui abbiamo dovuto operare. In tal senso ci dichiariamo di nuovo pronti a fornire tutti i chiarimenti che ci venissero richiesti. Dunque nulla quaestio sull'indagine.
Ciò che invece per noi non è accettabile è il modo in cui le notizie vengono date e l'uso strumentale che alcuni ne vogliono fare. E a dire il vero non da oggi. Solo per questo ci è sembrato necessario e doveroso mettere a disposizione dei documenti che riteniamo sufficienti per affermare l'evidenza dei fatti. Procediamo perciò con ordine sulle varie questioni.

1.Da tempo alcuni soggetti e alcuni organi di comunicazione sostengono che sarebbe stato dilapidato un milione di euro. Se l'accusato è RPO l'accusa è del tutto infondata e chiaramente falsa. Basta leggere per questo le Relazioni ai bilanci 2004 e 2005 predisposti dal CdA di RPO Spa e regolarmente approvati dall'Assemblea dei soci (il bilancio 2006 è stato approvato dall'Assemblea di RPO Srl) per rendersi conto della mole e del tipo di lavoro fatto e dei risultati ottenuti in condizioni rese progressivamente difficili proprio dal socio unico Comune di Orvieto. Invece di chiedersi perché il socio unico non ha sostenuto la Società di sua proprietà - come sarebbe stato suo interesse e dovere fare - e al contrario l'ha ostacolata (riteniamo caso unico nella storia dell'Occidente!) fino a costringere di fatto il CdA alle dimissioni per impossibilità di portare avanti i compiti ad esso affidati, si preferisce lanciare accuse generiche e parlare di fallimento facendo intendere che la responsabilità sarebbe in capo ad RPO. Per quanto ci riguarda non c'è stato nessuno spreco di risorse pubbliche e nessun fallimento. Voce per voce tutto è documentato. Il risultato c'è, naturalmente quello che si è potuto raggiungere nelle condizioni date. Se è stato utilizzato o no e se bene o male dal socio unico non è cosa che possa costituire giudizio su RPO Spa!

2.L'accusa più recente rivolta a noi sembra essere quella di essere stati "incapaci e passivi". Non sappiamo chi l'ha formulata. Sappiamo solo che è stata riportata tra virgolette da alcuni organi di comunicazione. Respingiamo nel modo più deciso tali parole, anzi, ne chiediamo ragione. Chiediamo: incapaci rispetto a che cosa? Né l'impianto, l'avvio e il funzionamento della Società, né l'espletamento dei compiti assegnati dal Comune con Convenzione, né i risultati formalmente e sostanzialmente raggiunti e consegnati al socio unico, possono giustificare in alcun modo un simile giudizio. Basta leggere appunto gli atti. Dai quali ci sembra emerga in modo chiaro sia il percorso di RPO sia quello del Comune di Orvieto. Insomma, il modo in cui il Comune di Orvieto ha agito, ciò che ha deciso o non ha deciso di fare o di non fare, sulla base di complesse dinamiche politiche e amministrative (che non è stato e non è compito nostro giudicare come componenti il CdA di RPO), non si vede come possa diventare un giudizio sull'operato del CdA di RPO Spa. Il quale, vogliamo ricordarlo, era fatto di persone! Non solo per questo, ma anche per questo, in questa materia vale il principio di distinzione delle responsabilità, naturalmente se e in quanto di responsabilità si deve parlare. Sul termine "passivi" poi non c'è proprio bisogno di dire nulla, solo che si guardino le attività svolte, le continue iniziative, le sollecitazioni al socio unico ad ottemperare ai propri doveri, come testimoniano tutti gli atti, comprese le numerose lettere dirette al socio unico di cui si forniscono alcune indicazioni.

3.Vogliamo chiarire ora altri aspetti che ci sembrano rilevanti. Innanzitutto un aspetto tecnico di bilancio, che ad una prima lettura potrebbe indurre ad una valutazione deviante. Si tratta del fatto che ad un certo punto, come si evince dal bilancio 2005, le spese di avviamento della Società e quelle di elaborazione del Business Plan sono state consapevolmente passate dallo stato patrimoniale al conto economico, il che significa, in termini prettamente tecnici, aver appesantito in modo significativo l'aspetto perdite rispetto all'aspetto ammortamenti, che invece ovviamente perdite non sono in quanto appunto riferiti al patrimonio. Ed in effetti, in una situazione normale, di patrimonio si tratta e quel patrimonio era ed è rimasto nella disponibilità del socio unico. Ma ad un certo punto la situazione è apparsa chiaramente non più normale in quanto il socio unico, non dando alcuna risposta sulla possibilità di gestione corretta ed efficace della società come sollecitava a più riprese il CdA, induceva a pensare ad un potenziale pericolo di fallimento che era dovere dello stesso CdA scongiurare. In sostanza, il dubbio sull'utilità futura di quelle spese di investimento ha fatto scattare doverosamente il principio di prudenza. Il che comportava appunto un dovere di trasparenza che mettesse il socio unico di fronte alle sue dirette responsabilità. Ci auguriamo che nessuno voglia accusarci di essere stati trasparenti o che voglia scambiare un atto di trasparenza per un comportamento di incapacità!

4.Un secondo aspetto riguarda l'ICI. Questa vicenda oggi come ieri ci appare incredibile. Il Comune si è ripreso sotto forma di ICI circa 280.000 euro, cioè più di un quarto del capitale sociale! E si badi bene a questi aspetti tra loro interconnessi: il Comune non ha mai permesso ad RPO di avere altre entrate, non ha voluto ripristinare il capitale sociale ovviamente impegnato per raggiungere l'obiettivo assegnato e però ha preteso il pagamento dell'ICI anche nel momento in cui un apposito parere legale del 20 aprile 2005 commissionato da RPO e tempestivamente trasmesso dimostrava che il Comune poteva appunto soprassedere almeno temporaneamente fino al riuso effettivo degli immobili, cioè al ritorno al loro stato di beni pubblici produttivi. Ciò che ha significato questo comportamento del Comune si può evincere da un passaggio significativo di tale parere legale che brevemente citiamo: "... restituire a tale ente gran parte delle somme ricevute onde effettuare il pagamento dell'ICI ... significherebbe ‘svuotare' di fatto RPO di un'ingente quantità di risorse finanziarie (conferite dallo stesso Comune di Orvieto), che ne penalizzerebbe fortemente lo svolgimento delle relative attività e il raggiungimento dei fini prefissati dalla stessa P.A., con l'intera operazione di riconversione funzionale e riqualificazione del complesso immobiliare". Parole più chiare e preveggenti non potevano esserci. Ora che questa questione chiami in causa, non si sa come, perché e da parte di chi, il CdA di RPO ci pare davvero incredibile!

5.Un terzo aspetto riguarda i dati fondamentali.

A)Le spese, considerate a livello macro per capirne il senso, e dunque non alla virgola (ciò che si può ovviamente fare consultando i bilanci che com'è noto sono atti pubblici): circa 180.000 euro per le diverse voci concernenti l'avvio e poi il funzionamento della Società e la gestione dei locali nei tre anni di attività di RPO Spa; circa 130.000 euro per il funzionamento degli organi societari, amministratori e sindaci, e tenuta della contabilità sempre nei tre anni dal 2004 al 2006; circa 140.000 euro per l'elaborazione del Piano Economico Finanziario e dei connessi Piano Architettonico di Massima e Stima dei Costi di Trasformazione, cioè gli studi di base per procedere poi alle gare per individuare i soggetti finali, trasformatori e utilizzatori; circa 280.000 euro di capitale sociale restituito al Comune sotto forma di ICI; circa 30.000 euro per spese varie di manutenzione degli immobili e delle alberature per evitare pericoli per la pubblica incolumità; il resto, circa 230.000 euro restati nel patrimonio della nuova società, la RPO srl, cioè del Comune. In sostanza il Comune si è ripreso oltre il 50% del capitale! Il tutto precisamente documentato. E' legittimo che ci chiediamo con quale ragione c'è chi ci vuole mettere addosso l'etichetta di sperperatori di denaro pubblico?

B)I risultati, in termini di atti compiuti e di elaborati di base perché l'operazione di riuso dell'ex Piave fosse fatta in modo efficace secondo gli indirizzi forniti dall'Amministrazione Comunale e nell'unico interesse della città: da una parte gli elaborati sopra citati, che, nonostante le vicende politiche non abbiano consentito un loro sviluppo diretto e immediato - come RPO Spa avrebbe potuto fare se il socio unico lo avesse consentito - hanno costituito il riferimento costante dell'A.C. (si consultino sia le dichiarazioni ripetute sia gli atti effettivamente compiuti), oltre che l'unico reale patrimonio di idee e di proposte reali pubblicamente discusse ed approvate dal CC. Dopo infatti le proposte non sono state più di pertinenza della città attraverso il CC ma di soggetti privati, le cui intenzioni peraltro ad oggi non è dato conoscere anche perché le buste conseguenti al bando fatto dal Comune nel 2008 non sono state ancora aperte e rese pubbliche; dall'altra l'ampio lavoro fatto non solo per stimolare l'interesse di soggetti qualificati ma anche per acquisire notizie e pareri affinché l'impostazione dei bandi fosse rispondente il più possibile alle tendenze e ai bisogni reali cosicché l'operazione risultasse fattibile e del massimo livello qualitativo e produttivo, per la città e il territorio e ovviamente anche per le casse comunali. E' legittimo che ci chiediamo anche su questo punto con quale ragione c'è chi ci vuole mettere addosso l'etichetta di sperperatori di denaro pubblico?

C)Il fatto che il patrimonio dell'ex Piave è ancora unito e nella disponibilità del Comune, cioè della città: il compito di RPO Spa era di operare perché gli indirizzi del Comune si traducessero in proposte ed elaborazioni realizzabili considerando unitariamente tutto il complesso. Rivendichiamo di aver operato in tal senso anche opponendoci, seppure all'interno delle nostre competenze e nei modi più corretti, al passaggio di tale patrimonio nell'immobiliare regionale RES Spa (che poi è stata sciolta) perché ciò avrebbe significato per la città perdere ogni controllo non solo sulla proprietà ma di fatto anche sulle destinazioni, con danno facilmente immaginabile. E' legittimo che rivendichiamo almeno questo merito?

Concludendo, ci sembra di poter sostenere fondatamente che non è lecito né confondere la realtà né scambiare ruoli e responsabilità. C'è un percorso che è stato fatto. Le tappe sinteticamente possono essere così indicate: una fase faticosa ma positiva di impianto e avvio della Società dalla primavera all'autunno del 2004; una fase successiva di elaborazione del Business Plan con ostacoli progressivi fino al tentativo di impedire la discussione di esso da parte del Consiglio Comunale, poi avvenuta comunque il 22 giugno 2005, ciò che avrebbe reso possibile, se il Comune lo avesse consentito, di espletare le gare già nell'inverno 2005-2006 ed ottenere la rifunzionalizzazione nei tre anni successivi, cioè entro il 2009; la fase seguente caratterizzata dal tentativo di concretizzare l'idea del passaggio del patrimonio costituito dall'ex Piave nella disponibilità di RES Spa (l'immobiliare regionale), tra giugno e ottobre 2005, mentre il CdA era fortemente impegnato a strutturare le procedure per gli appalti; la lunga fase, dall'autunno 2005 fino all'estate 2006, di rinvii ed attese del socio unico Comune di Orvieto rispetto alle sollecitazioni di operatività del CdA di RPO Spa, fino al passaggio della Società da Spa a Srl finalmente deciso dal Comune nel mese di luglio di quell'anno; infine, da luglio a novembre dello stesso 2006, la fase in cui si chiarisce progressivamente che il socio unico non ha alcuna intenzione di mantenere gli impegni assunti per cui il CdA all'unanimità decide le dimissioni irrevocabili. Le ragioni e il senso di tutto crediamo siano chiariti infine dalle tre lettere che connotano quest'ultima parte di una vicenda di cui abbiamo qui cercato di trattare gli aspetti che ci sembravano di più impellente interesse.


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