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Ovazioni e entusiasmo del centro destra per il Ministro Brunetta. Ma a Renato Bordino "il comizio" non piace: "questa demagogia no pasará"

martedì 26 maggio 2009
di laura
Ovazioni e entusiasmo del centro destra per il Ministro Brunetta. Ma a Renato Bordino "il comizio" non piace: "questa demagogia no pasará"

Una folla di supporter, in ripetute ovazioni, ha accolto ieri trionfalmente il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta: sicuramente, non importa se da un punto di vista di simpatia o di antipatia, il più popolare tra i Ministri di questo quarto governo Berlusconi.

Con il brillantissimo fare comunicativo che lo contraddistingue, il Professor Brunetta ha entusiasmato la maggior parte dell'uditorio per oltre un'ora tra numerosi scrosci di applausi, appannando un poco il fare più flemmatico e pacato del candidato a Sindaco di Orvieto Libera, PdL e UDC Toni Concina.

Tra i passaggi più applauditi quelli relativi all'assoluta necessità di alternanza a Orvieto dopo 60 anni di sinistra - chiunque governi per sess'antanni, ha affermato, produce regime -, alla cortina di ferro che da anni incombe sull'Italia centrale (Emilia, Toscana, Umbria, Marche), all'implodere e alla morte di ogni regime sotto le proprie macerie. "Queste elezioni - ha affermato il Ministro, impegnato da giorni in una fittissima campagna elettorale a sostegno, in tutta la nazione, dei candidati del centro destra - devono essere il certificato di morte delle anime morte. Bisogna sostituire questa gente con una classe trasparente, libera, aperta e moderna, che non usi potere e soldi pubblici per irretire la coscienza della gente e fare potere".



Parlando dell'Umbria, Brunetta ha suscitato ulteriori ovazioni quando ha affermato che, considerando che è la regione con il più alto tasso di dipendenti pubblici, spesa sociale e assistenzialismo, o si tratta di un territorio particolarmente "sfigato", o la spesa pubblica è usata per comprare consenso. Dando il suo appopggio a Concina, lo ha definito come il perfetto modello di quello che dovrebbe essere un sindaco: non troppo giovane, sicuro, in equilibrio, con il successo già alle spalle e forte della passata esperienza.

Il Ministro Brunetta, che possiede una casa a Todi e afferma di essere particolarmente legato all'Umbria e che, come è noto, è un sostenitore dell'innovazione e della sburocratizzazione, ha affermato di volersi impegnare, chiunque vinca le elezioni amministrative, a fare di Orvieto la "stella polare" della trasparenza informatica: passaggio, questo, che per l'omonimia con la candidata contrapposta a Concina, ha suscitato un'ironica e divertita protesta. Nessuna "stella polare", dunque, ma sì un polo d'eccellenza senza più digital divide. Ed è stato solo lo squillare del cellulare, per un'intervista con Repubblica, a fermare la ben nota, straripante verve del Ministro.

Le sue dichiarazioni lasciano tuttavia qualche indignato strascico nell'opposto schieramento di centro sinistra. A reagire "in tempo reale", come lui stesso afferma, "al comizio" è Renato Bordino, membro storico della Democrazia Cristiana, aderente al movimento dei cattolici democratici indipendenti che ha candidato Nuccio Fava nella lista civica di Loriana Stella.

"La violenza demagogica e antidemocratica di tutto il discorso di Brunetta avallata dal Concina - afferma Bordino in una nota stampa - è inaccettabile e fuori luogo in una normale campagna elettorale. Si sostiene che a Orvieto da 60 anni esiste un regime, protetto da una cortina di ferro, che si basa su favoritismi e soprusi. Dicendo queste cose Concina e Brunetta offendono quel 50% di orvietani che la lotta al comunismo l'hanno fatta davvero, a cominciare dal sottoscritto, senza alcuna complicità. Si è sostenuto anche che i dipendenti pubblici di questa città e del territorio sono stati costretti a prendere la tessera del PCI , sfidiamo Concina a dimostrarlo in qualsiasi modo. L'unica consolazione che abbiamo provato è data dalla lunga difesa di Berlusconi che il Prof. Brunetta ha dovuto fare".

"Riteniamo comunque - conclude Bordino - che questi discorsi non passeranno nella coscienza democratica della nostra città".

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