politica

Dedicato ai mondopolitani. "Cambiare il mondo da qui": da Wired una bellissima riflessione di Luca Sofri

mercoledì 18 marzo 2009
di laura
Dedicato ai mondopolitani. "Cambiare il mondo da qui": da Wired una bellissima riflessione di Luca Sofri

Mondopolitani: Persone curiose del mondo e di quello che vi succede, che sono consapevoli della centralità delle tecnologie e delle condizioni urbane nel presente e nel futuro (ma non per questo non si sanno godere il vento nei capelli), che hanno cultura e occasioni per seguire molti interessi e non trascurare tutte le chances e le passioni che la rete e il Duemila offrono. Che hanno interessi ovunque, e su tutti l'attualità internazionale, la tecnologia, la musica, l'America, la cultura pop. Che non sono necessariamente geek, ma sanno che la tecnologia fa girare il mondo: dai suoi server alla sua filosofia.

Non hanno tutti la stessa età, ma a occhio hanno più di vent'anni e meno di cinquanta, "ibridi": si ricordano del mondo di prima abbastanza per capire e godere il mondo di dopo. E per tenerselo stretto, il mondo di prima, quando hanno voglia di una crostata di lamponi o di un ideale: quelli erano ottimi già allora. Hanno come modelli culturali i paesi anglosassoni e le loro modernità, ma non gli bastano più. Non si riconoscono nella programmazione da pensionati della gran parte delle reti generaliste ma nemmeno in quella da tiratardi-nei-centri-commerciali dei palinsesti giovanilisti.

Hanno caro il mondo ma non sono ideologici. Viaggiano, hanno imparato a conoscere posti che glielo avessero detto da bambini non ci avrebbero creduto. Sono affezionati ai posti che conoscono, ma non pensano che lavorare all'estero sia un ripiego, una fuga, una sconfitta: è una fortuna. Privilegiano internet come fonte di informazioni, spettacoli, divertimento, cultura. Credono che Wikipedia sia eccezionale, e sanno come usarla. Hanno trovato nel mondo e nella rete quello che i giornali italiani, la tv italiana, la politica italiana, non riescono più a dar loro: ma sono consapevoli di come le nuove tecnologie li hanno cambiati, delle cose che hanno perso. E fanno un sacco di cose, mentre il mondo di prima parla di Miss Italia. Ma soprattutto, questo mondo di dopo conosce se stesso, la sua forza e la sua indipendenza: è una rete, e ha un solo rammarico. Che il suo paese sia ancora nel mondo di prima.

E' la conclusione del bellissimo articolo di Luca Sofri sul primo numero dell'edizione italiana (cartacea) di Wired, uscita lo scorso 19 febbraio... Già, il 19 febbraio, il giorno del compleanno di mia figlia Cristina... E molti anni fa, giusto al tempo della nascita di mia figlia - 1972 - a procurarmi emozioni di lettura altrettanto fertili e vive, mentre studiavo a Pisa e poi ancora dopo, era suo padre, Adriano, dai suoi inserti sociologici e filosofici sull'ancora acerbo, neonato "il manifesto" e altrove. Riflessioni mai cervellotiche, mai aride, dal linguaggio chiaro e musicalissimo: sempre pervase, nonostante l'impegno politico delle tematiche, di un sottile persistente filo di poesia... per me l'estraneità di Sofri all'omicidio Calabresi, da lui ostinatamente proclamata, passa anche per la straordinaria cultura, per la singolare sensibilità di quei suoi scritti.

Oggi, dopo tanti anni, decisamente mondopolitana, "ibrida" - ibrida un po' update rispetto al range d'età  sopra individuato - torno a un'emozione, a un'adesione d'intelligenza altrettanto intensa sull'onda di un refrain sociologico di suo figlio Luca. Misuro quello che ho perso, come e quanto di noi/di me le nuove tecnologie hanno cambiato, quanto ho guadagnato; quanto mi ricordo del mondo di prima - anche di quello di tuo padre giovane, Luca, quel '68 politico e culturale, e tutto quello a seguire e tutto il resto - per capire e godere il mondo di dopo. Questo, esattamente questo mondo e "nonostante", senza rimpiangere il prima ma tenendone ben strette - grazie Luca, proprio come tu dici - le crostate di lamponi e una manciata di già ottimi ideali: tanto ma non proprio tutto da inventare!

Una cosa tra le molte, proprio una cosa tangibile nei miei frequenti traslochi mondopolitani ho perso... un bellissimo inserto sulla Cina di Mao, lontano da ogni luogo comune o banalità, scritto da tuo padre che ora sarebbe uno straordinario reperto storico... chissà perché l'ho eliminato insieme a una catasta di giornali quando da Roma siamo venuti a vivere a Porano... Vai a Porano? Stai a Porano? Mi dicevano i miei amici non mondo ma metropolitani... , rispondevo fiera... sto a Porano, ma come fosse Londra o Parigi! E adesso che vivo a Orvieto, caro Luca, sai che ti dico? Dato che siamo nel mondo di dopo, posso e voglio viverci come fosse New York.

E così dedico questo tuo scritto, che ho trovato illuminante e meraviglioso, a tutti i mondopolitani del globo e soprattutto ai molti che, magari non visti, sono a Orvieto; ma anche a tutti quelli che sono nel mondo di prima - specialmente se fossero politici, dirigenti, amministratori o magari desiderosi di diventarlo - con la speranza che comincino a varcare la soglia verso il mondo di dopo che è già qui. Forse è solo per questo che non c'era molta gente ad ascoltare Fassino. Non è che "la sinistra" non c'è più, è proprio che la politica - al momento tutta - è ancora nel mondo di prima, e i moderni, invece di andare ad ascoltare Fassino o quant'altri, hanno un meraviglioso mondo di dopo in cui transitare ed esercitare la propria azione: hanno a cuore il mondo, ma non sono ideologici, hanno bisogno di linguaggi illuminanti che sappiano parlare al cervello ma anche dare emozioni, mostrarci la pratica di un mondo nuovo e possibile, di quello che in molti luoghi già è.

Per fortuna non solo nei luoghi cosiddetti "deputati", ma ovunque siamo possiamo cambiare il mondo, non a caso ho dato a questo piccolo elzeviro la categoria "politica". Con la rete la provincia non dovrebbe più esistere, esiste solo per chi l'ha dentro di sé e si impegna, "nonostante", per mantenerla in vita. Non a caso Luca Sofri, sul suo blog Wittgnstein, intitola il suo pezzo "Cambiare il mondo da qui"...
Lo propongo a chi ancora non l'avesse letto per intero: perché è vero, caro Luca, ci stiamo provando, ci stiamo provando fratello...

Per leggere l'articolo di Luca Sofri segui questo link http://www.wittgenstein.it/2009/02/19/cambiare-il-mondo-da-qui/

Pubblicato da Alessandro Gialletti il 20 marzo 2009 alle ore 10:20

E' grazie a Sofri e al suo blog e a questo editoriale se ho scoperto WIRED, il giornale che agognavo che sognavo, gia' c'era. Mi ha stupito che molti lo compravano in inglese dato che da noi non usciva. Quando l'ho visto in edicola me lo sono preso di corsa e tornato a casa sono rimasto letteralmente affascianato dai contenuti e dalla grafica nonché dal lettering (dio ti ringrazio niente TIMESNEWROMANS e niente ARIAL). Morale: ho sottoscritto l'abbonamento in offerta per due anni... e ora faccio la posta al postino in attesa del numero 2. ps WIRED mi ha dato una flebile speranza in un domani, normale anche in Italia e chissà, persino ad Orvieto A.G.

Pubblicato da Gianmarco Fusari il 20 marzo 2009 alle ore 10:28
Gentile Direttrice,
Le sono davvero grato per questa segnalazione.
L'articolo di Sofri semplicemente splendido.

Anch'io in qualche modo ci provo ma fatico in maniera bestiale. D'altra parte, per molti e differenti motivi culturali e para-artistici che non sto qui a specificare, con il vecchio mondo ho un rapporto quasi morboso.
Ad esso sono inchiodato come ad una croce.
In questi casi disperati, purtroppo, evolvere serve a poco. E' necessario piuttosto risorgere. Risorgere con una nuova visione delle cose, con nuovi strumenti.

Per il momento mi sono abbonato a Wired e ho fatto abbonare.
E' poca cosa certo, ma oltre ad essere vecchio dentro sono anche pigro. Dentro e fuori.

Ancora grazie.
Pubblicato da Fabrizio Caccavello il 20 marzo 2009 alle ore 11:08

Mi dicono, non ne sono certo ma la fonte è attendibile, che una delle poche persona in Italia che aveva l'abbonamento a WIRED in inglese, praticamente da quando esiste, era Massimo Bartoli, un profeta del nuovo mondo che, come sempre accade, la nostra comunità non ha sufficientemente capito (ma non mi meraviglia affatto).

Pubblicato da simone mescolini il 20 marzo 2009 alle ore 12:45
Wired stata, per me una grandiosa sorpresa, una finestra sulla tecnologia applicata alla vita quotidiana. Non per utenti specializzati ma per tutti e dimostra che quando ci sono contenuti validi la carta stampata non un "supporto" superato. Per quanto riguarda l'articolo di Luca Sofri non c' che dire, bellissimo, il ritratto di una sorta di generazione in cui mi riconosco e che purtroppo si trova in un limbo dal quale spero riuscir ad uscire, bloccata da logiche di potere, comportamentali e ideali che appartengono ad un mondo che non c' pi. Logiche imposte da una generazione di persone, giovani e meno giovani, che non hanno o peggio, non vogliono percepire questo cambiamento e che stanno lasciando andare la nostra societ verso un inesorabile declino perch non hanno il coraggio di farsi da parte. Ho per anche un dubbio: saremo forse anche noi a proporci troppo timidamente?
Pubblicato da Monica Riccio il 20 marzo 2009 alle ore 12:54

Sottoscrivere l'abbonamento mi è sembrata l'unica cosa sensata da fare. Finalmente un prodotto editoriale moderno nella forma ma soprattutto nei contenuti. Da prendere ad esempio non solo in editoria.

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