politica

La fine di Veltroni può essere l’inizio del Pd

giovedì 19 febbraio 2009
di jacopo

Walter Veltroni si è dimesso da segretario nazionale del Partito Democratico. Indubbiamente questa è un momento difficile per i Pd ma la situazione va analizzata bene.

Poco più di un anno fa nasce il Pd e Veltroni viene eletto segretario da oltre tre milioni di elettori che alle primarie hanno votato per lui. Veltroni incarnava la speranza di un reale cambiamento che il popolo del centro-sinistra ormai chiede da tempo. Un rinnovamento nelle idee ma anche nei volti. Il Pd nasce dall'unione di Ds e Margherita come partiti di base ma ad essi si aggiungono migliaia di persone che prima non avevano un preciso collocamento politico. Qui sta il primo punto, il Pd aveva un grande dovere, innovare. L'innovazione oggettivamente c'è stata nei molti circoli di base, nei giovani coordinatori locali eletti, anche a livello provinciale ci sono stati molti volti nuovi. Al parlamento 1/3 degli eletti del Pd è al primo mandato. Fin qui le cose ben fatte sul piano del rinnovamento. Poi però c'è anche la grande nota dolente: a livello nazionale i volti nuovi sono stati troppo pochi o non ci sono stati. I vertici del Pd in questi 5 anni d'opposizione si devono assumere una grande responsabilità: fare crescere una nuova classe dirigente per poi lasciare loro il passo. Questa opera d'inizio di rinnovamento è avvenuta a tutti i livelli tranne a quello nazionale dove c'è un tappo che difficilmente sembra possibile togliere.

Secondo punto sono le aree di provenienza: laici e cattolici. Qui mi permetto di dire che si tratta di una mera fobia creata dai mezzi di comunicazione italiani. Questi steccati devono cadere anche perché dentro gli ex Ds, e non solo lì ma anche in altri partiti di estrema sinistra, c'erano molti iscritti laici contrari ai matrimoni gay come li aveva pensati e approvati Zapatero in Spagna, e molti cattolici favorevoli. Questa divisione è del tutto immaginaria, perché nella sinistra ci sono cattolici praticanti e nel centro ci sono ferventi laici. Il punto vero dunque è la tradizione culturale da cui i vecchi dirigenti provengono e alla quale ancora in qualche modo si sentono legati. Questo ci porta direttamente al punto di partenza, nella base del Pd una unione c'è già stata e su molti temi c'è una serena discussione dove ci sono fisiologicamente posizioni diverse, non perché cattolici o laici ma perché uomini e donne; sulla fine della vita si possono avere idee uguali? La sinistra che dice questo mi spaventa quanto la destra. Vorrei assistere ad una discussione con 10 persone che si professano di sinistra e 10 di destra, credo che su alcuni temi avrebbero 10 idee diverse, anche se di poco. Il punto centrale è che il vertice, formato da ex e non da nuovi, non ha ancora avuto questo amalgama che la base e i giovani hanno invece trovato velocemente.

Arrivando ai nostri giorni le dimissioni di Veltroni sono una cosa dovuta, ha perso in 18 mesi qualunque elezione a cui ha partecipato direttamente o indirettamente, non ha dato una linea politica al partito, cosa doveva fare se non dimettersi? Sicuramente la colpa non è solo sua ma anche di altri dirigenti nazionali; tuttavia quando si è a capo di un grande partito si devono avere le spalle larghe per sopportare e dirigere. L'errore di Veltroni è stato quello di dimettersi in un periodo che non permette molto se non di nominare un nuovo, provvisorio segretario. Errore non da poco.

Ed ora? Tornare indietro non si può, non avrebbe senso. Ci deve essere un messaggio chiaro e forte, la sinistra può prendere solo una parte minoritaria dei voti per quanto si possa unire, senza il 51% non si governa. Siamo in un periodo storico nel quale i giovani non guardano alle ideologie ma alle idee e ai volti e spesso cambiano posizione, dunque pensare di mantenere partiti elefantiaci come gli ex Ds non è possibile. Allora il progetto Pd è ora più che mai importante, anche se e la situazione non è certo facile. Si profila un periodo di transizione guidato da Dario Franceschini. Questo però non farà che aumentare il malessere e alle europee ci sarà un tracollo del Pd. Tracollo che però io credo non porterà voti a sinistra, anche perché ancora non si capisce bene a quale sinistra poter dare fiducia: vendoliani con ex Ds o Ferrero o altro ancora? Ci sarà un crollo di consensi di tutti i partiti del centro sinistra.

Da qui si dovrà poi ripartire con un congresso serio del Pd. Questa potrebbe essere veramente la svolta. Un candidato forte che sappia costruire un partito, che dia una linea politica chiara su almeno due o tre temi. Che apre le porte a tutte le forze politiche riformiste della sinistra per creare un soggetto unico, nuovo e social-democratico italiano. Il tutto dovrà essere accompagnato da un rinnovo della classe dirigente anche a livello nazionale. L'idea di fondo deve rimanere quella originaria, costruire un soggetto che al suo interno abbia più sensibilità possibili, sia cattoliche che laiche ed anche altre atee e illuministiche, che possa attrarre i voti non solo di gente che si sente di sinistra per una storia, per un passato o per una tradizione di famiglia ma di tutti coloro che credono necessario un cambiamento di questo paese. Le dimissioni del segretario Veltroni possono essere l'inizio della fine di una vecchia classe dirigente e dunque l'inizio del Partito Democratico.

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