politica

Note a margine delle elezioni politiche 2008

giovedì 17 aprile 2008
di Davide Orsini
Dopo aver ascoltato e letto vari commenti riguardo al risultato elettorale mi sono convinto della opportunità di fare qualche considerazione, sia di carattere strettamente elettorale sia di carattere politico di medio-lungo termine. Congratulazioni Prima di andare oltre però vorrei rivolgere i miei più sentiti auguri a Carlo Emanuele Trappolino, neo eletto alla Camera dei Deputati. Vorrei inoltre sottolineare il successo di Maria Antonietta Farina Coscioni, anch’essa eletta nelle liste del PD in quota Radicali. Anche se provenienti da storie personali e culture politiche diverse, Carlo Emanuele e Maria Antonietta rappresentano il recente passato, il presente, ed il possibile futuro di Orvieto. Sarebbe opportuno che la città tutta capisse l’importanza di avere due punti di riferimento in Parlamento, non per drenare risorse da Roma o per tirare i nostri deputati per la giacchetta a destra e a sinistra nella speranza di ottenere le briciole per l’inverno. È auspicabile, piuttosto, che Orvieto si inserisca in un dibattito politico nazionale di più ampio respiro in cui a circolare siano nuove idee per la promozione e lo sviluppo di questo territorio e non le elemosine governative. La stagione dei finanziamenti ottenuti con la Legge speciale è tramontata da tempo. Quella stagione ha fatto uscire una cittadina malridotta da uno stato di isolamento e di sottosviluppo, portandola ad essere protagonista del proprio futuro con uno sforzo immaginativo e programmatico senza eguali. Dopo quindici anni di stagnazione è tempo di voltare pagina. Le elezioni 2008 ad Orvieto e la scomparsa della Sinistra Chiusa questa parentesi, mi preme sottolineare alcune cose. Come molti commentatori e commentatrici hanno rilevato, il PD orvietano ha avuto un grande successo elettorale con il 46% dei voti sia per la Camera che per il Senato. Alle elezioni del 2006, l’Ulivo, che allora comprendeva i Democratici di Sinistra e La Margherita, ottenne il 40% dei consensi. Dunque a due anni di distanza la stesse forze politiche confluite nel PD ad Orvieto ottengono il 6% di voti in più. Molti hanno attribuito questa crescita elettorale del PD all’effetto “voto utile” che avrebbe drenato voti “naturalmente” destinati ai partiti facenti parte della Sinistra Arcobaleno. Ad Orvieto le cose con ogni probabilità sono andate così. La cosiddetta sinistra radicale ha ottenuto un magro ed inaspettato 4,7% dei consensi alla Camera ed il 5,5% dei voti espressi per il Senato. Alle precedenti elezioni politiche del 2006 Rifondazione Comunista, Verdi, e Comunisti Italiani messi assieme avevano raggiunto il 13% dei consensi espressi per la Camera. Dunque l’effetto voto utile si è certamente fatto sentire. Ma l’analisi non dovrebbe terminare qui. In altre parti d’Italia il disastroso risultato della Sinistra Arcobaleno non è attribuibile esclusivamente all’appello al voto utile di Veltroni. Personalmente ritengo questa spiegazione un alibi assolutamente fuorviante. Come dimostra una ricerca del Professor Paolo Natale, dell’università di Milano, dall’analisi dei flussi elettorali e della fedeltà al voto risulta che molti elettori che nel 2006 avevano votato per i partiti che fanno parte della Sinistra Arcobaleno, questa volta hanno votato la Lega Nord. Il dato potrebbe apparire sconvolgente o inverosimile. Invece io credo che nelle periferie urbane, dove la crisi economica e i temi della sicurezza e dell’immigrazione clandestina sono molto sentiti e vissuti, la Lega abbia intercettato i malumori delle fasce più popolari. Questo è il vero punto politico che la Sinistra Arcobaleno dovrebbe considerare ed analizzare: la perdita di rappresentatività e di prospettiva politica. Prendersela con Veltroni serve a poco. Ma capisco che la frustrazione e la comodità fanno del PD un facile bersaglio. Così come attribuire la vittoria del PdL esclusivamente al boom della Lega rischia di cancellare dalle nostre valutazioni l’enorme spostamento di voti in alcune zone del centro, in Sardegna, ed al sud. Tutte le regioni in bilico sono andate al centro-destra. Il PD ha altri problemi in questo momento, ed io personalmente aspetto al varco i suoi rappresentanti quando si dovrà discutere della laicità dello Stato, di bioetica, di libertà di ricerca e di cura. Allo stesso tempo, data l’esclusione della Sinistra dal Parlamento, il PD dovrà non soltanto farsi carico di rappresentare le istanze del mondo operaio e del precariato ma anche di elaborare meglio una piattaforma politica che specifichi la sua identità e la sua capacità di interazione con la società italiana al di fuori dei circoli di partito e senza l’ausilio dei maghi del marketing elettorale. Per quanto riguarda il dato orvietano mi sembra interessante riportare il risultato elettorale della lista “Italia dei Valori” che alla Camera ha ottenuto 352 voti (pari al 2,5%). Alle passate elezioni del 2006 la stessa lista di Di Pietro aveva ottenuto meno della metà delle preferenze orvietane (soltanto 135 voti). In termini assoluti la Lega Nord rivela una scarsissima presa nel territorio. Comunque rispetto al 2006, quando soltanto 50 elettori (meno dello 0,5%) accordarono la loro fiducia al Carroccio, queste elezioni dimostrano che l’appeal elettorale del partito di Bossi è in crescita (135 voti alla Camera, pari quasi all’1%). Il Popolo delle Libertà ad Orvieto ha confermato sostanzialmente il dato del 2006, migliorando la somma dei voti di Forza Italia e di Alleanza Nazionale di due punti percentuali (34% nel 2008, 32% nel 2006). Un certo successo lo ha ottenuto anche “La Destra-Fiamma Tricolore” con il 3% dei voti alla Camera. Se si ipotizza che i voti ottenuti dalla lista di Storace siano espressione degli elettori delusi di Alleanza Nazionale, il dato del centro-destra orvietano potrebbe essere letto come ancora più importante in prospettiva, ammesso che quello stesso 3% di voti rientri nel computo di una futura coalizione elettorale alle prossime amministrative. Le prossime amministrative Infine mi sembra necessario dire qualche cosa su alcune fantasie politiche suscitate dal dato elettorale nazionale in vista delle prossime amministrative. Personalmente non credo che il PD riuscirà ad ottenere lo stesso risultato del 46%. Nel 2004, candidando a sindaco Stefano Mocio, DS e Margherita ottennero rispettivamente il 29,6% ed l’11,2% dei voti. I Socialisti, oggi virtualmente scomparsi dalla scena politica, alle amministrative del 2004 ottennero 1004 voti, pari al 7,7%. Similmente, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani si attestarono entrambi sul 7% delle preferenze. Stando così le cose, il passaggio di molti esponenti dell’ala cimicchiana dei DS alla Sinistra Arcobaleno costituisce un’ulteriore variabile da tenere presente in chiave elettorale. La forza del gruppo guidato da Giuseppe Ricci fino ad ora non ha avuto una verifica elettorale seria in chiave amministrativa. Onestamente le elezioni dei Consigli di zona non fanno testo, considerando la misera affluenza al voto registrata qualche mese fa. Ci sono interessi personali e di gruppo, liste civiche, accordi repentini che rendono il voto per le amministrative assai diverso da quello per le politiche. Dunque discutere del 2009 con in testa i risultati delle politiche 2008 è del tutto fuorviante. Quello che si può dire invece è che il Popolo delle Libertà ha ormai conquistato la maggioranza dei voti in quasi tutte le sezioni elettorali del centro storico di Orvieto. Un dato solido, una tendenza stabile ormai da qualche anno. Quello che il Popolo delle Libertà non riesce a fare è sfondare nelle periferie come Ciconia e Sferracavallo, tradizionali bacini elettorali della sinistra. È lì che si vince o si perde la battaglia per le amministrative. Capire questo significa cambiare strategia, scendere dal piedistallo rupestre ed iniziare a fare politica porta a porta a valle, associando alle chiacchiere settimanali sui quotidiani on line una più concreta opera di convincimento della bontà dei propri programmi. Ma di questo non devo occuparmi io. La sveglia orvietana Per chiudere vorrei rispondere in parte a Roberto Basili, direttore de “La Città”, il quale in un suo recente editoriale si sforzava di dire che l’elezione di Carlo Emanuele Trappolino alla Camera è il segno di un avvenuto cambiamento nella città. La città si sveglia cambiata,recitava il titolo dell’editoriale di Basili. Non sono d’accordo. Con una battuta direi che la città si è svegliata così come è andata a dormire la sera prima. Carlo Emanuele non è stato eletto in virtù di un moto di cambiamento della politica orvietana, ma per una serie di coincidenze che gli hanno consentito di rientrare nel computo. Ad esempio la rinuncia di Alberto Stramaccioni ad essere il quinto in lista in Umbria. Posizione che lo stesso Stramaccioni ha evidentemente considerato inutile ai fini dell’elezione. Poi c’è stata l’inaspettata débâcle della Sinistra Arcobaleno che ha fatto sì che fossero assegnati più seggi al PD. Questa combinazione di eventi fortuiti, e non una precisa volontà politica di qualche dirigente DS di lungo corso, sono alla base della graditissima elezione di Carlo Emanuele. Il cambiamento deve ancora avvenire e lo stiamo aspettando da tempo immemorabile. Se Carlo saprà sfruttare questa grande opportunità e metterla al servizio dell’interesse generale di Orvieto, magari imprimendo una accelerazione a certe dinamiche locali stantie, allora potremmo un giorno svegliarci un po’ cambiati. Per ora rimaniamo con i piedi piantati per terra, vigili e speranzosi, cercando nel nostro piccolo di cambiare anche noi stessi. Trappolino non ha neanche fatto in tempo ad apprendere della sua elezione che già uno stuolo di questuanti ha cominciato a tirarlo per la giacca chiedendogli di risolvere più o meno tutti i problemi della città. Coraggio Carlo Emanuele, ci vuole coraggio.
Pubblicato da paficico il 17 aprile 2008 alle ore 20:08
Condivido in pieno l'analisi del dott.Orsini.
Come elettore di centrodestra, considero magistrale il consiglio di
scendere dal piedistallo rupestre e raggiungere le periferie a valle.
Qualche articoletto sui giornali on line lo leggono soltanto i soliti
habitue. Del casello di Orvieto-nord, dell'aeroporto di Viterbo, della
necessit di convogliare ed unificare sinergie tra viterbese, bassa
Toscana ed orvietano, a Ciconia , Sferracavallo, Sugano ne sanno
poco o niente, perch i suddetti giornaletti non li leggono. Si deve
andare fra la gente, spendere la propria faccia e parlare, parlare.
Tanti orvietano pensano che si pu votare in un solo modo: a sinistra!
Nessuno ha mai detto loro come e perch si pu votare in maniera diversa.
Pubblicato da Marco Sciarra il 18 aprile 2008 alle ore 09:22
Caro Davide,
mi piace molto la tua capacit di chiamare le cose col loro nome.
Diceva un famoso ecclesiastico di importazione, qualche anno fa, che l'unico difetto di noi orvietani che quando scendiamo dalla rupe lo facciamo solo coi piedi e non con la testa, che rimane sempre su questo piedistallo di tufo, difesa dagli attacchi esterni e lontana dal mondo che scorre sotto.
E cos sia.

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