politica

Presentato in Provincia il movimento Sinistra Unitaria per l'Italia. Coordinatore nazionale Danilo Buconi

giovedì 24 gennaio 2008
“Il movimento Sinistra Unitaria per l’Italia si pone l’obiettivo di costituire, insieme a tutte le donne e a tutti gli uomini di sinistra, il fulcro dell’unità della sinistra italiana e non a caso sceglie un girasole come elemento distintivo del proprio simbolo: un frutto della terra che nasce, matura e produce grazie al lavoro dell’uomo e che ripaga l’uomo stesso del suo lavoro rendendosi utile per dargli un’opportunità in più per un mondo più ecologico, più pulito, meno dipendente dal potere che gronda di petrolio”. Così ha esordito il Consigliere provinciale Danilo Buconi, coordinatore nazionale del movimento, nel corso di una conferenza stampa, tenutasi questa mattina a Palazzo Bazzani presentando il manifesto programmatico di questa nuova formazione politica che chiede una unità di fatto di tutte le componenti della sinistra italiana, da quella sociale a quella ambientalista, capace di fare della sinistra italiana unita l’insostituibile elemento di forza di una più vasta coalizione di governo. Molti i punti affrontati nella piattaforma programmatica della “Sinistra Unitaria per l’Italia” su cui si è soffermato Buconi, tra cui prima di tutto il lavoro accessibile, sicuro e pagato, poi salute e diritti sociali tutelati e garantiti per tutti, tutela dei redditi e sviluppo economico, concreta azione di ridefinizione complessiva dei rapporti cittadino/pubblica amministrazione. Per quanto riguarda l’assetto istituzionale, il nuovo movimento chiede di ridurre di almeno un terzo il numero e le indennità dei Parlamentari e in merito alla legge elettorale viene chiesta la definizione di una norma per l’elezione della Camera e del Senato, basata sui principi della legge 81/93 concernente “l’elezione dei Presidenti delle Province e dei relativi Consigli” e applicata su base nazionale per l’elezione dei Deputati e su basi regionali per l’elezioni dei Senatori. Occorre, inoltre abolire le Regioni “a statuto speciale” e le “Province Autonome” riconducendole a Regioni ordinarie e ridurre del 20%, il numero e l’indennità dei Consiglieri e Assessori regionali, ridurre anche il numero delle Province, riportandole alle originarie 92, e di almeno il 10% il numero e le indennità di Consiglieri ed Assessori provinciali e comunali, accorpando i Comuni minori con l’obiettivo di costituire delle municipalità con popolazione minima non inferiore ai 1.500 abitanti stabilmente residenti. Alle Province ed ai Consorzi di Bonifica vanno delegate le competenze in materia idrica e idraulica, con conseguente abolizione degli ATO, dei SII e di ogni altra struttura ad essi collegata. Alle Province dovrebbero andare le politiche scolastico/formative e del lavoro, la gestione urbanistico/ambientale del territorio, le politiche del trasporto pubblico locale e quelle turistiche nonché la gestione dei servizi dei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, quando questi non si costituiscano in “unioni” per la programmazione e gestione dei servizi stessi. Alle Comunità Montane vanno delegate, invece, le politiche di gestione dei territori posti ad una quota altimetrica non inferiore a 700 mt. s.l.m.. Vanno abolite le Aziende ospedaliere e ridotte le Asl. Buconi si è poi soffermato sulla necessità di salvaguardare l’ambiente, di ridurre il fabbisogno energetico nazionale -senza ricorrere in alcun modo alla costruzione di centrali- di azzerare qualsiasi ipotesi di gestione privatistica dell’acqua e del ciclo dei rifiuti, per il quale occorre fondare il sistema più sui principi della autosufficienza provinciale o al massimo regionale nell’ambito della collaborazione tra Province contermini, della chiusura del ciclo produzione/recupero e della massima espansione della raccolta differenziata riducendo invece progressivamente il ricorso alla termovalorizzazione almeno per i rifiuti urbani. Altri temi affrontati sono stati la gestione del territorio, le infrastrutture, la cultura, la sicurezza dei cittadini, legalità e giustizia, diritti civili e libertà personali, cultura della pace e del dialogo. Per quanto attiene ai rapporti internazionali “Sinistra Unitaria per l’Italia” sostiene che il nostro Paese, ha il dovere di uscire dalla NATO e condurre ogni sforzo politico e diplomatico per convincere l’Europa e il resto del mondo che l’impegno per la ricerca, lo sviluppo e il mantenimento della democrazia e della pace, del dialogo e della solidarietà nel mondo può e deve essere assunto dall’ONU. E sempre l’ONU, insieme alla FAO e all’OMS, ha il dovere di operare ogni possibile azione per ridurre progressivamente i drammi della fame, della salute, del sottosviluppo che sono ancora oggi protagonisti di una troppo vasta parte del mondo. Buconi è poi passato ad analizzare la situazione umbra, partendo dalla necessità di una valorizzazione del territorio per giungere ad una moderna idea di sviluppo. “Occorre una grande riforma istituzionale –ha detto- per rimettere l’Umbria in mano ai cittadini, riconoscendo il ruolo primario degli Enti elettivi, impostando la programmazione e gestione dei servizi secondo 3 aree territoriali, riducendo al minimo il ricorso alle gestioni in forma privatistica dei servizi. Riequilibrio territoriale, statuto regionale, riforma endoregionale e nuova legge elettorale per l’elezione del Consiglio regionale sono i passaggi obbligati per favorire questa riforma”. E poi, ancora nuova legge regionale in materia urbanistica, un nuovo Piano regionale dei rifiuti che si fondi sulla massima attuazione della raccolta differenziata e non sulla realizzazione di nuovi termovalorizzatori. Riferendosi, poi, alle prospettive future della Provincia di Terni, Buconi ha espresso un giudizio positivo nei confronti dell’attività della Giunta di Palazzo Bazzani, che deve continuare ad essere guidata da una coalizione di centro-sinistra. Motivando la sua uscita dal PDCI, lo stesso Consigliere ha detto che “si è trattato di una decisione ponderata e sofferta, derivante dalla non condivisione di molte scelte operate dal PDCI negli ultimi mesi, prime fra tutti il dirigismo autoritario ed il settarismo: metodi assai lontani dalla storia e dalla cultura comuniste italiane”.

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