politica

Ripartirà la macchina, e con quali autisti, dopo l’accordo politico?

domenica 11 dicembre 2005
di Laura Ricci
Si sa, da qualche mese l’operazione ex Piave, per varie controversie di ordine politico, è in fase di stallo. Non a caso i Socialisti Democratici, nel documento programmatico discusso all’Iniziativa Socialista della scorsa settimana, sottolineavano la necessità di decidere, di andare rapidamente alla fase di partecipazione, di fare presto.
Anche se appare singolare che, dopo l’approvazione a giugno del business plan presentato da RPO da parte del Consiglio Comunale (e dunque delle forze di maggioranza apparentemente compatte), ci sia stato un ripensamento e, rispetto ad alcuni punti, un’inversione di tendenza - tanto più singolare se si pensa che, in fondo, anche dentro RPO ogni forza politica è rappresentata - di fatto, singolare o meno che appaia, è così: è passata l’estate, è passato l’autunno e, tra contrasti e tira e molla più o meno palesi, la questione Caserme, che sembrava pronta per il decollo verso il premarketing e gli investitori, si è arenata.
Intanto, in sede di Conferenza Programmatica, i DS hanno ufficializzato come vedono la rifunzionalizzazione e il rilancio della ex Piave.

Abbiamo chiesto al Segretario dell’Unione Comunale DS di Orvieto, Marino Capoccia, che ha seguito in particolare questo aspetto del Piano di sviluppo ipotizzato dai Democratici di Sinistra, quali sono le differenze sostanziali con le soluzioni intraviste dai Socialisti Democratici.

“Una questione di impostazione urbanistica – ci risponde – e una questione di metodo. L’area dell’ex Piave (che ricomprende la zona cosiddetta di Vigna Grande da Piazza Cahen a Piazza XXIX Marzo, nda) è una parte importante e finora tagliata fuori dal centro della Città. L’occasione della Piave deve farne una zona riqualificata e connessa, pur nella sua modernità, al Centro storico. Per questo si impone anche una variante più generale al Piano Regolatore, in modo che nel centro storico si torni a costruire e ad abitare. Noi vediamo dunque un’operazione che, sfruttando gli spazi della ex Piave per uffici e servizi pubblici, non solo permetta al pubblico di recuperare risorse non pagando più diversi canoni di affitti, ma consenta inoltre di sfruttare gli spazi recuperati per abitazioni, ad esempio per l’edilizia agevolata per giovani coppie, in modo da rinvigorire e ridensificare il centro storico.”

In concreto, un 25 % circa degli spazi della Piave verrebbe occupato da servizi sanitari e servizi istituzionali del Comune, della Comunità Montana, della Provincia e della Regione, oltre che dai due istituti tecnici presenti nel centro storico, il Tecnico Professionale e l’Istituto d’Arte. Gli spazi recuperati in parte costituirebbero un semplice risparmio per la funzione pubblica, in parte –come ad esempio quelli della Comunità Montana o del Professionale - potrebbero essere recuperati e riqualificati per uso abitativo.

“Non sarebbe in fondo una grande superficie – continua Marino Capoccia – quella che si andrebbe ad occupare per uffici e servizi e, il resto, andrebbe a prevedere gli investimenti privati che si erano detti. La diversità di metodo individua invece un diverso protagonismo, perché sarà il Comune, insieme a Provincia e Regione e con l’apposita Commissione Consiliare, che prevedrà anche il coinvolgimento delle minoranze, oltre che con una Commissione tecnico-scientifica, a gestire i processi decisionali. I cittadini, le categorie e le associazioni saranno da subito coinvolti nella progettazione e, in questo quadro, a Risorse per Orvieto spetterà la concretizzazione dei programmi e delle iniziative. Secondo noi in questo modo non si perde tempo, anzi si velocizzano i processi perché non ci sono troppi passaggi rispetto alle decisioni”.

In questi termini, nei giorni scorsi si è arrivati a un accordo, mediato dallo stesso sindaco Stefano Mocio, tra le componenti politiche di maggioranza, accordo non solo verbale ma sottoscritto dai segretari di partito.
L’unico e non piccolo interrogativo per ripartire riguarda, a questo punto, proprio il presidente di RPO, Franco Raimondo Barbabella, che non si è ancora pronunciato ufficialmente rispetto all’accordo raggiunto.
Alle nostre domande, Franco Barbabella risponde che vanno distinti i ruoli e che bisogna vedere come un accordo politico si traduce in attività concrete e in termini amministrativi. L’accordo è stato condotto dai segretari di partito e, dunque, se il Barbabella membro dello SDI ha certamente seguito e discusso la questione all’interno del suo partito, in quanto presidente di RPO sta invece aspettando che, di questo accordo, gli venga data ufficiale comunicazione.
Quanto a una sua valutazione dell’accordo, dichiara che al momento nessuna valutazione è possibile ma che, se l’obiettivo permane quello di far funzionare l’operazione Piave, valuterà gli atti operativi che da questo accordo scaturiranno, quello che sarà fatto in concreto. Conferma che sono importanti i tempi: per RPO una cosa sarà avere indirizzi a breve, un’altra che ci si trascini ancora nella logica, certo non positiva, dei piccoli passi o, peggio, degli arresti.

Per chi mastica un po’ di politica, e anche per chi non ne mastica poi così tanta, nonostante l’accordo politico la questione rimane complessa.
Intorno alla ex Piave si sono coagulate, da più parti, aspettative e speranze di rilancio, ma anche diffidenze e scetticismi. E’ necessario, a nostro avviso, fare presto e bene, riaccendere fiducia con qualche segnale concreto e condiviso. Intorno alla ex Piave infatti, anche se non è l’unico sbocco e tanto meno il miracoloso toccasana, non si gioca solo l’economia della città, ma la credibilità di un’intera classe politica.
Se, come ha sottolineato nel suo intervento il presidente della CRO, l’avvocato Guariglia, bisogna essere anche spregiudicati per fare delle Caserme non un problema, ma un’occasione per migliorare l’intero sistema Orvieto, tanto più bisogna farne un’occasione di condivisione, trasparenza e autorevolezza politica. E’ il primo, imprescindibile passo per dare fiducia, stimolare iniziativa e attrarre investimenti buoni, di quelli che spalmano benessere diffuso e durano nel tempo.

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