politica

Le ragioni del No del consigliere Sganappa alla Comunità Montana Croce di Serra

domenica 25 settembre 2005
Nei prossimi giorni, il 27 ed il 30 settembre in seconda convocazione, si svolgerà il Consiglio della Comunità Montana Croce di Serra ubicata nel Comune di Guardea.
Vi sono diversi punti all’ordine del giorno:
Variazioni di Bilancio, approvazione Equilibri di Bilancio e quattro interrogazioni presentate dal Consigliere Alberto Sganappa su temi inerenti l’attività della stessa.
Le interrogazioni riguardano lo stato d’efficienza degli automezzi in dotazione, la corresponsione dell’affitto della sede al Comune di Guardea, l’ammontare dei pagamenti arretrati ai fornitori per gli anni 2002/2004, comprese l’indennità di fine rapporto ai dipendenti e la posizione dell’UNCEM (Ente che associa tutte le Comunità Montane dell’Umbria) sull’ipotesi di riorganizzazione degli Enti endoregionali, comprese le Comunità Montane.

“Ho apprezzato l’intervento del capogruppo dei DS – afferma il Consigliere dello SDI Sganappa - a differenza di quello del Presidente, per lo stile e per il tentativo di elevare la discussione politica sui contenuti, tenendo presente quella avviata dal Consiglio Provinciale di Terni e dagli interventi d’autorevoli esponenti politici regionali, in primis dalla Presidente Lorenzetti. L’Umbria e le forze del centrosinistra, che hanno la responsabilità del Governo, per affrontare le sfide della globalizzazione e del federalismo non possono continuare a difendere circa 280 Enti e relativi Consigli d’Amministrazione oggi in essere”.
“Per continuare a garantire i bisogni e le attese dei cittadini dell’Umbria – continua Sganappa - bisogna, prima che sia troppo tardi, elaborare una proposta di riforma Endoregianale capace di ridurre i costi ed aumentare l’efficienza della Pubblica Amministrazione, in modo di liberare risorse da destinare allo sviluppo economico ed occupazionale di questa bella e dinamica Regione. Bisogna rilevare che l’assetto Endoregionale ancora in essere è quello elaborato nel secolo scorso con un’organizzazione dello stato che non risponde più alle mutate esigenze territoriali: non esiste più lo stato centralista; vi è stata la modifica della Costituzione, e stiamo andando verso uno stato federale e delle autonomie, compresa quella impositiva. Per una Regione di circa ottocentomila abitanti senza una radicale riforma, sarà impossibile sostenere i costi a carico dei cittadini di una miriade d’enti che spesso si sovrappongono per funzioni e competenze, mentre una proposta di razionalizzazione potrebbe snellire la burocrazia, diminuire i costi, rendere più efficienti gli Enti. Trasmettere ai cittadini una pubblica Amministrazione efficace con la conseguente valorizzazione anche dei dipendenti che ci lavorano compresa la relativa garanzia occupazionale”.

“Per tornare all’intervento del capogruppo dei DS della Comunità Montana – prosegue il Consigliere SDI - voglio immediatamente precisare che il sottoscritto, da anni impegnato in politica, non ha mai avuto come metro di comportamento politico il risentimento. Ho anzi sempre preferito il sentimento, per le mie origini personali e politiche, per il mio Comune e per l’Amerino. La politica vera è quella del confronto delle idee e della capacità di proposta. Io penso che l’interesse dell’Amerino e dei lavoratori della Comunità Montana non è difendere il ceto politico, quindi il Presidente e gli Assessori, ma la capacità di proposta dei rappresentanti dei Comuni dell’Amerino, in una Comunità Montana che non abbia problemi finanziari, sia capace di pagare i fornitori ed i suoi dipendenti, abbia capacità progettuale e numero di dipendenti adeguato per una progettualità all’altezza del compito, capace di non vivere solo di finanza derivata, ma anche di proporsi come impresa per trovare risorse finanziare dal mercato”.

“Questa è la Comunità Montana da difendere. – conclude Alberto Sganappa - Non certo l’attuale Croce di Serra che è tutto l’opposto. Queste sono le motivazioni politiche e di merito della mia posizione di chiudere l’attuale Comunità Montana. La difesa fino all’ultimo di un Ente che non ha una capacità finanziaria e progettuale adeguata, è ridursi ad una difesa dell’esistente che alla lunga sarà pagata dai cittadini e dai lavoratori”.

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