opinioni

Montecchio

mercoledì 10 aprile 2019
di Fausto Cerulli
Montecchio

Il paese  dove non si arriva e poi non vorresti partire.
io lo conosco, sai, conosco. quel palazzo dove abitava
la sua onesta voglia di vedova e quel suo improvviso cercarmi
la lingua con la lingua e una mia mano , quasi timida,
scivolava sulle sue cosce velate di nero e poi fu lei
a decidere tutto violando il lutto recente in un forse
indecente spogliarsi, e quella piccola città era di strade strette,
di improvvisi cortili medievali, e le donne antiche siedono quasi
sprezzanti sugli scalini di vento e pioggia ogni mattino
e conoscevo un fabbro comunista e una ragazza che profumava
di giacinto. in quel bar inventato dal tempo giocavano  vecchi,
azzimati negli agli anni da non perdere.
Là dove la sera è sempre morbida, perché è la seta della sera,
ed il velluto e il vino fresco e nostalgia e voglia di scordare
se solevo restare in pace nella pace di carne di lei, nel suo tenero
ansimare. Dalla finestra no, non si vedeva il mare, ma solo
uno spiraglio di nulla prigioniero del nulla.
Prima delle strade possibili.

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