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"Smettiamola di raccontarci un'Orvieto che non c'è"

domenica 7 aprile 2019
di Massimo Gnagnarini
"Smettiamola di raccontarci un'Orvieto che non c'è"

Degli attuali 20.000 abitanti di Orvieto solamente il 60% sono nativi. Di queste 12.000 persone, ovvero il 70%,  sono pensionati. Sono numeri spietati ma che fotografano esattamente la nostra realtà locale con buona pace di coloro che ancora restano affezionati a un’idea nostalgica della Orvieto che fu. Un'affezione innocua se declinata a chiacchiera da bar, ma assai pericolosa se posta a cardine di una visione sul futuro della città che la politica ha il compito di delineare.

Siamo chiari, di "Progetto Orvieto" ce ne è stato solo uno , l’unico che sia mai stato elaborato è risalente agli anni '70, e ha consentito di risanare la città e i suoi monumenti, ma ha anche fallito l’obiettivo fondamentale dello sviluppo economico e demografico (si pensi solo al Prg del Prof. Piccinato che prevedeva una espansione fino a 40.000 abitanti nel comune di Orvieto).

I negozietti storici nel centro storico, lo struscio lungo Corso Cavour, i militari con le loro famiglie a Orvieto durante le giornate del giuramento, e più indietro ancora i villani che risalivano la Cava la domenica mattina per gli acquisti,  sono sbiadite cartoline di una Orvieto che non c’è più e che non tornerà mai più. Al loro posto c’è Facebook, ci sono i turisti e ci sono i centri commerciali. Esattamente la Orvieto che i suoi cittadini con meno di vent’anni hanno solo e da sempre conosciuto.

Semmai dovremmo attrezzarci con un nostro sistema di e-commerce per vendere il brand Orvieto. Ma il vero nodo che abbiamo di fronte e che la politica orvietana deve saper sciogliere riguarda le priorità da dare alla spesa delle risorse, seppur sempre limitate, raccolte e gestite dal Comune di Orvieto dopo il suo risanamento finanziario. In altre parole che facciamo: diamo la precedenza alla spesa per i servizi pubblici a favore degli abitanti oppure mettiamo al primo posto la creazione dei servizi che favoriscono i flussi turistici e che già oggi generano un Pil dai 50 ai 70 milioni di euro annui di cui beneficiano i tanti operatori del settore?

Temo che in campagna elettorale la risposta scontata prevalente dei candidati sia: "Ma è chiaro si deve dare la precedenza a entrambe le cose".
E così trascorrerà un’altro quinquennio guardando ai ricci di Germani e ai sorrisi della Tardani.

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