opinioni

Orvieto e il mondo

domenica 10 marzo 2019
di Valentino Filippetti
Orvieto e il mondo

Permettetemi di aprire questa breve riflessione con una nota personale. Il 6 marzo alle 18.50 sono salito al secondo binario di Roma Termini sul treno Euronight  294 diretto a Vienna. E’ uno dei treni per i pendolari orvietani dalla giornata lunga. Mentre attendevo la partenza, seduto comodamente in uno dei vagoni di coda, sono stato attratto da uno spettacolo singolare: alla mia sinistra sul binario uno e su quello parallelo che porta ai fatidici binari 1 e 2 Est, vedevo  sfilare due cortei separati, oltre che dalla  robusta ringhiera di sicurezza, dai cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi decenni.

Infatti, mentre sul marciapiede del binario uno si affannavano distinti signori ed eleganti manager con trolley griffati, che accorrevano  incontro al frecciarossa in arrivo, sul corridoio a fianco si muoveva lentamente una  moltitudine stanca di lavoratori, studenti, extracomunitari che stava affrontando gli 800 metri da percorrere per salire sui  regionali diretti a Firenze o Ancona. Una rappresentazione plastica del baratro che è stato tracciato tra i poveri e i benestanti. Un ritorno indietro di trenta anni.

Del resto, la stazione  ferroviaria della  Capitale del paese non ha piu sale di aspetto per chi prende i regionali, ma solo “sale  freccia” (blu, rosse, verdi ecc). Mentre assistevo sconsolato a questo spettacolo mi ha raggiunto la telefonata di un mio conoscente, che mi ha raccontato un episodio illuminante. Tra qualche settimana deve andare in Cina per lavoro. Gli è stato comunicato il nome della località della Cina (una piccola città minore) e il nome dell’albergo. Immediatamente ha avviato una ricerca per capire come era la sua destinazione alberghiera, senza però  ottenere risultati. Allora ha richiesto un indirizzo più dettagliato e si è affidato a google map.

Ha così scoperto che l’albergo dove dormirà tra un mese è in costruzione. Mentre riflettevo su queste vicende il treno è partito ed è riuscito ad accumulare un ora e 15 di ritardo, raddoppiando cosi il tempo normale di percorrenza Roma -Orvieto. Quindi i magnifici anni Novanta e il nuovo secolo ci hanno consegnato un mondo drammaticamente piu ingiusto, con un Paese sempre piu in ritardo all’interno e verso l’esterno. Rifletto pensando che tutto questo è successo non perché c’è la politica, ma piuttosto perché non c’è più la politica.

Non perché c’è troppo Stato, ma perché non c’è piu lo Stato (italiano). Tra i pochi spazi rimasti praticabili per i cittadini comuni ci sono gli ambiti locali, le municipalità. Perciò invece di convocare un tribunale speciale al giorno, per processare gli amministratori di turno, bisognerebbe cercare di vedere come tenere unita la comunità locale. Nell’Orvietano qualcosa è stato fatto, si chiamo “Progetto Area Interna Sud Ovest Orvietano”. Vi hanno partecipato amministrazioni di tutte le aree politiche che hanno trovato una strada comune per affrontare le difficoltà.  Forse dobbiamo riflettere su questo. 

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