opinioni

A proposito di calo demografico, culturale e turistico di Orvieto

mercoledì 12 luglio 2017
di Simona Frignani
A proposito di calo demografico, culturale e turistico di Orvieto

Questo fine settimana inizia #Collisioni a #Barolo. Barolo, conosciuto ovunque per il suo vino, 750 abitanti, è l'esempio di come trasformare un vino in uno stile di vita e una risorsa per tutto il territorio circostante. Gli hotel si riempiono, la stampa ne parla prima e dopo, il turismo invade e dilaga fino ad Alba e su, nell'#AltaLanga, meno conosciuta e stupenda di Roddino, Dogliani, Cissone, Serralunga. Il contrario di quanto succede ad #Orvieto, 22.000 abitanti moltissimi dei quali disoccupati, dove una giunta scellerata impoverisce ogni anno l’offerta culturale di qualità, dove se vivi a nord del Duomo e tuo nipote vive a sud del Duomo e si è rotto un piede non puoi andarlo a prendere in auto per portarlo all'unico Pronto Soccorso, che sta a 15 minuti di auto, dove non c'è un presidio medico in tutto il centro, dove il Teatro Comunale, restaurato a suon di milioni, sta per chiudere, dove l'unico momento vivace è Umbria Jazz Winter, ma non ci sono i soldi per mettere in piedi il prossimo cartellone, che oltretutto sarebbe il 25esimo anniversario, dove per un evento che c'è all'anno, #orvieto4ever, non ci sono il sostegno del Comune e le attrezzature alberghiere adatte, dove la gente attende, mentre a Barolo fa. E Orvieto muore ogni giorno nella indifferente indolenza dei suoi stessi cittadini.

Pubblicato da pietro il 12 luglio 2017 alle ore 15:25
intanto paragonare la realtà di un villaggio di 750 abitanti con quella di un Comune complesso come Orvieto è perlomeno azzardato. Poi affastellare traffico attacchi cardiaci viabilità presenze turistiche con tanta "ingenuità" mi fa pensare che la Signora o Signorina avrebbe dovuto fermarsi al primo bicchiere di Barolo.Avrei scolato volentieri il resto
Pubblicato da SF il 12 luglio 2017 alle ore 20:56
Vede, lei magari non lo sa, ma io vivo in una realtà molto più complessa di Orvieto, dove ho legami affettivi e nulla più, ma per questi legami affettivi (le dico già che non è il marito, così non si scervella su di chi sono moglie: sono solo fatti miei) ne seguo vicissitudini e disgrazie, più disgrazie che vicissitudini direi.
Ora, in questa realtà complessa dove vivo siamo circa 2 milioni di abitanti, ma tutto viene risolto meglio che ad Orvieto, anche perché abbiamo più nome, più teste, più soldi e un brand che aiuta. Invece, qui è la “maraviglia” che mi ha colta, Barolo è un posto piccolino piccolino, ma con poco riescono a fare moltissimo. E questo la dice lunga sulla enorme inettitudine dei governanti dell’orvietano. Se un piccolo comune difficile da raggiungere e sprovvisto di ferrovia riesce ad attrarre dei così alti nomi e può sistemarli nei bellissimi relais dei dintorni (conosco molto bene quelle parti d’Italia, e anche qui non sto a dire perché in quanto ancora solo fatti miei), come è che Orvieto negli anni riesce a distruggere ogni cosa che le capiti di gestire? Che sia l’occasione persa del Festival dei due mondi o il finituro Umbria jazz Winter, la EX Caserma Piave , ormai in disgrazia o la FU Scuola di musica comunale, che c’era e non c’è più, qualsiasi cosa muore ad Orvieto.
Quanto al suo darmi dell’avvinazzata mi trattengo, perché sa, io sono una signora e lei resta un maleducato.
Pubblicato da Matteo Tonelli il 12 luglio 2017 alle ore 22:25
Una bella iniezione di ottimismo fa sempre piacere.
Pubblicato da Massimo Luciani il 13 luglio 2017 alle ore 13:28
Penso che il problema di Orvieto sia la mancanza di una comunità attiva, cosa che forse c'è ancora a Barolo e in tutte le Langhe, il cui territorio è assai più ricco e non proprio paragonabile a quello Orvietano...Prendiamo Alba, cittadina delle dimensioni di Orvieto, hanno un reddito pro-capite superiore del 25%, è un'esempio di gestione del territorio, sviluppo armonico con il paesaggio, forte investimento sugli asset locali (ovviamente centro storico off limits per le auto). Per "arricchire" un territorio ci vuole una comunità con un'identità che sia creativa e che abbia spirito d'iniziativa, non basta voltarsi verso un'amministrazione comunale debole, incerta, che è l'esatta espressione di quello che si muove nel tessuto sociale e culturale. Si possono pure mettere sui banchi del Comune le menti più illuminate, ma se il popolo non le ascolta, non le comprende, non potrà fare granché.
Pubblicato da U il 13 luglio 2017 alle ore 14:37
Io sono orvietana e fiera di esserlo...Mi dispiace non sia dato il giusto valore a una cittadina così bella..E bisogna prendere esempio dai piccoli paesi che sono valorizzati e c'è più turismo ...bisognerebbe solo prendere esempio. Io mi sono trasferita in un piccolo paese di 600 anime...Aime. E qui c'è molto turismo.perché quel poco che c'è lo valorizzano..ma orvieto non la dimentico..Forza orvieto!VF
Pubblicato da SF il 13 luglio 2017 alle ore 21:15
Ottimo il commento del Signor Luciani. Ad Orvieto sono passati molti treni, ma l'accidia locale li ha sempre uccisi sul nascere. Un' occasione ottima era stata l'arrivo di un sindaco diverso come Tony Concina, con molti agganci internazionali, amicizie importanti ed una vision di grande respiro che avrebbero portato sicuramente progetti golosi ad Orvieto, ma tantè, gli è stata preferita una giunta la cui immobilità farebbe invidia ad un bradipo. Gli orvietani "energici" hanno successo altrove e gli esempi sono infiniti, mentre quelli che restano sono spesso accomodanti e rassegnati. "Paese mio che stai sulla collina, la noia, l'abbandono il niente sono la tua malattia. Paese io ti lascio. Vado via."
Pubblicato da pietro il 15 luglio 2017 alle ore 19:11
a me non interessa chi sia suo marito ma sono curioso di conoscere i 2milioni di abitanti che sembrano vivere in un Paradiso terreste.Ciò detto Barolo è tale perché ha il dono di rappresentare uno dei vini più conosciuti del mondo ed è inserita in un territorio che ha insegnato a bere e mangiare all'Europa intera.Orvieto al contrario ,nonostante la sua Storia , ha vissuto a trajno di un'industria di Stato,Le Caserme, per 70 anni ed oggi deve fare i conti con la crisi dell'Occidente che dura da un decennio e che ha ucciso l'altro settore:le Costruzioni,Creda gli orvietani queste cose le sanno e le sapeva anche Concina che ha pagato si' l'inesperienza politica,ma soprattutto la condizione economica della Citta'.Le suggerisco quindi una maggiore riflessione:la smania del GIUDIZIO ASSERTIVO E DEFINITIVO spesso ci porta a dire banalità
Pubblicato da il 25 luglio 2017 alle ore 07:00
Buongiorno
Non capisco come gli Orvietani ,abbiamo potuto pensare di chiudere la Piave ,pensando che non avrebbero avuto ricadute economiche negative. Può succedere a tutti di sbagliare nella vita ,ma almeno dopo 15 anni di immobilismo perche ancora si dilungano in interminabili discussioni sul futuro di questo spazio enorme non capendo che l'unica possibilità rimane quello militare.Utilizzare la Piave come caserma consentirebbe alla citta di guadagnare dei soldi che mancano da troppo tempo e che sta portando alla desertificazione.Agite Ora Orvietani ,la caserma i vostri antenati l'hanno pagata affinché anche Voi possiate lasciare un futuro i vostri figli.

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