opinioni

Rischio debito pubblico

mercoledì 26 aprile 2017
di Aldo Sorci
Rischio debito pubblico

Esprimendo il parere obbligatorio sul Documento di Economia e Finanza, DEF 2017, il Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio Giuseppe Pisauro ascoltato dalle Commissioni competenti di Camera e Senato, si è così espresso: “il quadro programmatico della politica di bilancio è sostanzialmente indefinito… mancano indicazioni su caratteristiche e dimensione degli interventi”.

Così, anche in questi giorni, assistiamo alle discussioni su un documento di centinaia di pagine che di fatto però rinvia tutto a fine anno, a quando cioè si dovrà definire la manovra di bilancio per il 2018 sulla quale già oggi sono cominciate le dispute. Le avvisaglie di quanto difficile e contrastata sarà la sua definizione si sono palesate chiaramente nella messa a punto della cosiddetta “manovrina” correttiva da 3, 4 miliardi di euro per l’anno in corso (0,2% del PIL) e per 5 miliardi per il 2018, richiesta ed ottenuta dalla Commissione Europea per evitare la procedura di infrazione per debito eccessivo, avviata nonostante le reiterate ed improvvide affermazioni dell’ex presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia sulla infondatezza delle “pretese” comunitarie.

Fra veti e contro veti, incontri e scontri più o meno riservati, dopo dieci giorni di ritardo ha preso corpo un provvedimento che prevede l’inasprimento delle tasse sui giochi, l’estensione dello “split payment” dell’IVA (vale a dire versamento dell’IVA direttamente all’erario da parte della P.A. e delle aziende pubbliche anziché dalle imprese fornitrici), limitati tagli di spesa ai ministeri e soprattutto l’ennesimo condono. Infatti, dopo le molteplici “voluntary” sulla emersione dei capitali nascosti e le rottamazioni delle cartelle Equitalia e dei contributi sociali, si è arrivati, con tanta fantasia, alla rottamazione delle liti fiscali con l’abbuono di tutte le sanzioni e degli interessi dovuti.

È senz’altro da sottolineare la continua attenzione con cui i recenti governi hanno guardato all’evasione fiscale attraverso vari provvedimenti quali: innalzamento delle soglie di non punibilità da 50 a 150 mila euro per l’evasione dell’ IRPEF ed a 250 mila per l’IVA; riforma delle norme sull’abuso di diritto grazie alle quali l’elusione fiscale non costituisce più reato; aumento del tetto del contante da 1.000 a 3.000 euro. A quest’ultimo proposito ricordo le polemiche che suscitò il provvedimento presentato dal governo come un modo per favorire i consumi dei ricchi. Ebbene, i dati recentissimi della Banca d’Italia ci dicono quanto azzardate e fuori luogo fossero quelle affermazioni. Infatti mentre è aumentato nettamente il numero delle banconote distribuite (+4%) con una netta inversione di tendenza rispetto alle flessioni del triennio precedente, non sono aumentati i consumi ma l’evasione fiscale che nel 2016 ha raggiunto il record di 112 miliardi di euro (7% del PIL).

Tornando al DEF, troviamo la conferma che in termini di crescita l’Italia è in coda a tutti i paesi industrializzati: l’aumento del PIL, intorno all’1% medio annuo, è la metà di quello della UE, pur essendo considerato ottimistico dal FMI e dell’OCSE. La storia si ripete da anni e credo si possa ormai affermare che essa sancisce il fallimento della politica economica degli ultimi anni caratterizzata dall’assenza di riforme organiche in campo industriale, fiscale e concorrenziale, ma da mance e bonus iniqui per loro stessa natura e poco efficaci nello stimolo dei consumi, nonché dal continuo aumento del debito.

Naturalmente le manovre sono sempre state accompagnate da narrazioni non corrispondenti alla realtà del Paese e da prese di posizione ripetitive e populiste da parte degli stessi vertici di governo. Viene in mente il pensiero del sociologo Gustave Le Bon che mi sembra calzi bene per l’ex Presidente del Consiglio: “per le masse serve l’affermazione e la ripetizione e quanto più l’affermazione è concisa e sprovvista di dimostrazione, tanto maggiore è la sua efficacia”.

Politica economica inefficace dunque ed elettoralistica, ma anche molto onerosa e perseguita in deficit, cioè aumentando il debito pubblico che costituisce il più grave problema del Paese ed al tempo stesso il più sottovalutato perché non stiamo risanando i conti pubblici, abbiamo sperperato anche i risparmi sugli interessi passivi di questi anni irripetibili grazie agli interventi della Banca Centrale Europea. Non ho visto sottolineare con preoccupazione che il DEF, pur come sempre chiaramente ottimistico, prevede un ulteriore consistente aumento dello stock del debito, per l’esattezza di 120 miliardi di euro nel quadriennio 2017/20. Così, nel periodo 2014/20 il debito sale di 250 miliardi di euro arrivando a quasi 2.350 miliardi a fine periodo.

Ma già si parla di nuove richieste di flessibilità all’Europa, cioè di autorizzazione a maggiori deficit per il 2018 e per gli anni seguenti; si dice che sarebbe flessibilità “politica” per l’ennesima manovra pre-elettorale. Allora vedremo ancora i bei grafici del ministro Padoan che ci presentano la flessione del rapporto debito/PIL e ci diranno che tutto va bene. Purtroppo non è così ed il recente declassamento del rating da parte di Ficht (ridotto a BBB) è indicativo. Con tale provvedimento l’Italia si colloca intorno al 50° posto a livello internazionale lontanissimo dai 25 paesi in area A e lontano anche dalla Spagna (BBB+). Quando il debito raggiunge consistenze così elevate, i rischi connessi sono enormi. Basti pensare da un lato all’aumento degli interessi passivi, già prevedibile per i prossimi anni e dall’altro, ad una possibile stasi o ad una recessione dell’economia italiana o internazionale e la vulnerabilità dei nostri conti pubblici nel medio termine diverrebbe triste realtà.

In conclusione mi chiedo e chiedo anche ai lettori che spero mi leggano il perché uomini saggi già impegnati in politica con successo non intervengano con la necessaria durezza su un tema così scottante e di grande rilievo per il futuro dell’Italia e, più in generale, mi chiedo perché con la loro credibilità non evidenzino il pericolo di atteggiamenti superficiali di uomini politici dalla vista corta che per ignoranza e/o per calcolo, finiscono per nascondere ai cittadini il vero rischio del loro debito.

 

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