opinioni

Referendum e volatilità

sabato 19 novembre 2016
di Aldo Sorci
Referendum e volatilità

Molti quotidiani odierni riportano in prima pagina titoli di questo tipo: “Referendum, timori sui mercati”, oppure, “la Banca d’Italia avverte: forti turbolenze sui mercati”. Ed anche “la Banca d’Italia è per il Sì”. Non voglio entrare nel merito del prossimo referendum costituzionale, ma sottolineo che drammatizzare gli effetti possibili di una consultazione è sbagliato e pericoloso, sempre, non solo in questo caso. Cerchiamo di mettere alcuni punti fermi. Lo spread italiano ha da tempo superato i 180 punti base, livello peggiore di quello della Spagna di 50 punti. Eppure la Spagna ha avuto ed ha gravi problemi di stabilità politica, un deficit pubblico ed una disoccupazione più alti che in Italia. È vero, ma ha pure un debito pubblico che è la metà di quello italiano e che incide sul PIL per oltre 35 punti in meno rispetto al 133 % del nostro paese.

Dunque, il debito è il primo fattore di “instabilità” per il nostro paese di fronte a qualsiasi turbolenza interna o esterna. La Banca d’Italia nel consueto bollettino di novembre sulla stabilità finanziaria (che non viene assolutamente messa in dubbio), sottolinea testualmente:

“L’indice generale della borsa italiana continua a risentire della debolezza del settore bancario per il quale le valutazioni degli investitori si mantengono sfavorevoli. Il differenziale fra la volatilità implicita del mercato italiano e quella dell’area dell’euro è elevato; gli indicatori segnalano un forte aumento della volatilità attesa a ridosso della prima settimana di dicembre, in corrispondenza con il referendum sulla riforma costituzionale”.

La volatilità è un indice di borsa ed è qui riportato, non a caso, trattando della debolezza del settore bancario, per la bassa redditività, ma anche per le crisi irrisolte di alcuni istituti, per il peso dei crediti deteriorati e per l’elevato debito pubblico. In tale contesto è del tutto plausibile quindi che una consultazione importante possa far prevedere sensibili oscillazioni in borsa, perché è un fatto quasi fisiologico che avviene in paesi anche ben più solidi del nostro, alimentato spesso dalla pura speculazione.

Ma da fisiologico può trasformarsi in patologico se viene enfatizzato per ragioni strumentali. Sottolineo, tra l’altro, che dagli stessi dati della Banca d’Italia sembra si possa dedurre che la volatilità inizierebbe comunque a ridursi dopo il referendum. In conclusione, la Banca d’Italia è un organo tecnico che fa il suo mestiere. Ora tocca alla politica fare il proprio e cioè perseguire gli interessi del paese e non quelli di parte, smentendo interpretazioni fuorvianti e rassicurando gli italiani ed i mercati che non sarà certamente il risultato elettorale a stravolgere le sorti del paese. Assolvere a questo compito fa la differenza fra politici e statisti.

 

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