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Il football dei ricordi, dei pennarelli rossi e dei sogni che ritornano

venerdì 15 luglio 2016
di G. An. - @direorvietonews
Il football dei ricordi, dei pennarelli rossi e dei sogni che ritornano

Se guardo bene nei cassetti di qualche vecchio mobile sicuramente spunteranno fuori i miei indimenticabili pennarelli rossi con il tappo bianco. Non erano dei pennarelli qualsiasi erano “i pennarelli rossi” che avevo raccolto dentro al locale di comando del vecchio tabellone dello stadio Vince Lomabrdi. Non ricordo il giorno, ma sicuramente era estate, le lunghe estati trascorse dietro al sellino del Motron e sul sedile della Panda 30 color nocciola di mio nonno ‘Ngelino.

Non so perché ma non sono mai riuscito a chiamarlo nonno, per me era ‘Ngeli: diminutivo di Angelo strozzato dalla brevità dell’incedere castelgiorgese dove tutto e tutti hanno un soprannome. Angelo Anselmi, per meglio intenderci ‘Ngelino de Magnapane, stava per compiere le ultime fatiche al sevizio del Comune di Castel Giorgio per il quale lavorava da quando abbandonò “la macchia”… non quella dei briganti ma quella dei boscaioli.

Quel giorno - sul finire degli anni ottanta - il Motron di ‘ngelino si fermò sotto al tabellone dello stadio. Con una chiave aprì la porta in metallo del locale sottostante dove c’erano i comandi del tabellone luminoso e iniziò a controllare le apparecchiature. In una scatola c’erano questi fantastici pennarelli rossi con il tappo bianco e per me - “smanioso tanto” - erano un miraggio. Tornai a casa fiero con una “manciata” di quei pennarelli in tasca e l’orgoglio di avere qualcosa che i miei amici non avevano.

Quegli anni ottanta erano per tutti, anche per noi più piccoli, gli anni del football. ‘Ngelino in quei giorni in cui si costruiva lo stadio Vince Lombardi c’era e dietro a lui, quando potevo, c’ero io a sgambettare. Ricordo la gente, tanta gente, i colori e questi “omoni" colorati che correvano col casco in testa. Questo è l’unico ricordo che porto degli anni d’oro del football americano. Poi ci sono i pennarelli rossi col tappo bianco, le magliette che mi avevano regalato i giocatori della Germania, le scarpe e le tute verdi e gialle, il manifesto di quegli eventi, la maglietta 58 della Pennsylvania ricevuta in dono da un “omone” americano, ovviamente tutto per l’intercessione del buon ‘Ngelino.

Conservo tutto con cura e fin quando la mente me lo permetterà conserverò anche i ricordi di quegli anni. Il ricordo di quel viaggio sotto al tabellone del football che solo dopo tanti anni capii che era l’ultima volta che mio nonno entrava in quel locale. Pochi giorni dopo il tabellone sparì. Io continuai a sentir parlare di quegli anni a casa mia in quelle cene dove il sindaco, Peppino Calistri, mio nonno ed altri (gente di cui potrei fare il nome ma considerando che sono ancora vivi e diversamente impegnati forse non gradiscono l’evoluzione del discorso) discutevano di politica, elezioni, Democrazia Cristiana e ricordavano con passione i gironi del football.

Qualche anno fa, era il 2005, con il prode Claudio Lattanzi passando notti insonni a chiudere l’edizione mensile di OrvietonewsMagazine, decidemmo di dedicare un servizio agli anni d’oro del Football Americano di Castel Giorgio. Precisamente 20 anni dopo l’ultimo rimbalzo della palla ovale a Castel Giorgio, ben 11 anni prima di questo nuovo ritorno. Chiusi l’articolo di OnMagazine con questa frase: “Ad oggi quella di Castel Giorgio è la struttura sportiva del comprensorio orvietano più attrezzata, due campi da calcio in erba possono permetterseli in pochi, (considerando il costo dell’acqua per innaffiarli), ma rimangono lì forse in attesa che torni a calpestarli un sogno”. Ora sarà un sogno o una nuova realtà? Intanto godiamoci il presente…

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