opinioni

Agli amici (e non) del Lago di Bolsena

mercoledì 21 ottobre 2015
di Piero Bruni
Agli amici (e non) del Lago di Bolsena

ITW&LKW Geotermia Italia S.p.A ha presentato alla Procura della Repubblica di Viterbo, una querela-denuncia penale nei miei confronti con quantificazione del danno “per procurato allarme” perché ho dichiarato che il loro impianto inquinerà con arsenico ed altre sostanze cancerogene sia il lago di Bolsena sia l’acquifero superficiale che alimenta la rete potabile della Provincia di Viterbo. E’ stato denunciato quale correo anche il giornalista autore dell’articolo poiché, a loro dire, avrebbe dovuto accertarsi della fondatezza delle dichiarazioni.

La suddetta società non fa altro che presentare esposti e querele avventandosi contro sindaci, comitati di cittadini e persino contro presidi e professori di scuola. Sono denuncie “urbi et orbi” al fine di intimorire anche i giornalisti che riferiscono le nostre e loro opinioni per dovere di cronaca. Potrei denunciare la s.p.A. e chi la dirige per “tentato disastro ambientale” ma non scendo al loro livello, tanto più che con queste minacce hanno rivelato la loro vera natura e si spera che i Ministeri, i Presidenti delle Regioni Lazio ed Umbria, i Sindaci e la Popolazione si rendano conto con che gente hanno a che fare e che, peggio ancora, potrebbero avere a che fare per i prossimi 20 o 30 anni.

La ITW&LKW Geotermia Italia S.p.A. ha un capitale di un milione di euro, ma il costo dell’impianto è dell’ordine di 25 milioni di euro e per realizzarlo deve aumentare il capitale o trovare sul mercato finanziario nazionale e internazionale quanto necessario, ma può farlo solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione dell’impianto. L’altisonante ragione sociale ITW&LKW Geotermia Italia induce a far credere che facciano parte della compagine italiana due note società del Liechtenstein, invece se vai a vedere scopri che il 100% delle azioni appartengono a un unico socio austriaco (sotto forma societaria) specializzato in operazioni finanziarie, ma senza esperienza in impianti geotermici e senza il capitale necessario per realizzarli. Per l’impiantistica la S.p.A. italiana si è rivolta a consulenti esterni, per l’ambiente non ha argomenti validi e ricorre ad intimidazioni, per la parte finanziaria è scoperta, senza alcuna garanzia per realizzare l’impianto, risarcire eventuali danni e ripristinare il sito.

L’accanimento intimidatorio “urbi et orbi” si deve al fatto che entro poche settimane le Regioni Lazio e Umbria dovrebbero decidere se autorizzare o meno l’impianto di Castel Giorgio. Il valore delle azioni varierebbe da poco a molti milioni di euro il giorno stesso delle decisioni regionali. L’eventuale vendita delle azioni potrebbe interessare chiunque voglia investire 25 milioni di euro nella prospettiva di realizzare un buon affare grazie ai generosi incentivi offerti dallo stato italiano. Si sottolinea la parola chiunque perché sarebbe il socio austriaco a scegliere l’azionista controparte e non lo Stato italiano, ma la provenienza di quel denaro potrebbe essere non controllabile.

Una adeguata struttura finanziaria di qualsiasi proponente è condizione necessaria ma non sufficiente, posto che è prevalente la tutela ambientale (inquinamento della falda idropotabile, rischio sismico, ecc.). Comunque per qualsiasi piccolo appalto pubblico è necessaria la qualificazione ufficiale e altre certificazioni inclusa quella antimafia. Nel caso in oggetto, di grande interesse pubblico e quantificabile in diecine di milioni di euro si prospetta di concedere l’autorizzazione ad una controparte sconosciuta, ossia quella che acquisterà le azioni eventualmente vendute dal socio austriaco.

Lo Stato dovrebbe trattare esclusivamente con società trasparenti, con idonee referenze, che presentano un piano finanziario e industriale credibile. Fra l’altro non è vero che il socio austriaco porta capitale straniero in Italia dato che poco tempo dopo sarebbe molto di più il capitale che andrebbe nella direzione opposta.

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