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Il Partito (poco) democratico

mercoledì 17 dicembre 2014
di Davide Orsini
Il Partito (poco) democratico

Questa volta, lasciamo stare i contenuti, o meglio, diciamo che la sostanza non può essere distinta dalla forma. Il PD, tanto per cambiare, è lacerato da lotte interne. Non mi viene in mente un periodo degli ultimi 20 anni in cui non lo sia stato.

Ci sono analogie col passato. Scopetti mi ricorda me stesso venti anni fa. All’epoca era convinto di dover fare piazza pulita di certi personaggi, politici di professione, che avevano sempre usato il partito per scopi personali senza avere grandi meriti nè particolari doti politiche. Anzi, l’unica dote che avevano era quella di trovare sempre una poltrona su cui sedere senza aver mai lavorato per ottenerla. La cosa che all’epoca mi mandava in bestia era che tali personaggi di lungo corso erano (e rimangono) degli incompetenti assoluti, eppure spesso si trovavano ad amministrare comuni, enti secondari, consorzi (spesso inutili) con lauti compensi. Insomma, uno schiaffo alla dignità politica di chi invece (e ce n’erano tanti) continuavano a stare dentro ai partiti perchè credevano nella partecipazione democratica.

Oggi Scopetti vuol fare piazza pulita. Bene. Però, e qui sta la grande differenza col sottoscritto e con tanti altri della mia generazione, lui vuol fare piazza pulita con la ramazza consunta fornitagli dalla vecchia guardia. Come fece Trappolino qualche anno fa, Scopetti non può liberarsi del passato senza usare i signori delle tessere, quelli che in virtù dei favori che hanno fatto e continuano a fare a decine di persone detengono un potere di fatto sulle dinamiche interne al partito e sulle sorti di interi quartieri. Tutto legale, per carità, ma niente affatto innovativo.

La furia Giacobina dello Scopetti la conosco bene. Ne ero guidato anche io. Vedevo tutti come nemici da combattere. Avevo ragione io, gli altri avevano scopi poco chiari, illegittimi, inammissibili. Ora, non conosco bene i dettagli, ma vista da fuori questa battaglia si combatte con le stesse armi con cui si combattevano le crociate dentro al PDS, e poi dentro ai DS. Il punto però è che cosí si consente di nuovo ad una certa vecchia guardia di determinare le sorti di una intera città. Almeno Germani ha saggiamente deciso di tirarsi fuori dalla contesa. Ma non basta.

Scopetti, che ora rivendica la titolarità della vittoria alle amministrative di Maggio, si ritrova a portare su un palmo di mano un sindaco che aveva avversato in tutti i modi. Ci sono tanti paradossi in questa svolta partecipativa del segretario. Facendo autocritica sul mio passato, vorrei semplicemente far notare che nulla è cambiato, in fondo. Ma rivolgendomi a quelli che hanno dimostrato di poter fare qualcosa di diverso (e di consiglieri comunali in gamba ce ne sono) domando: non converrebbe cercare di dialogare con chi non si è d’accordo, invece di continuare ad assecondare le visioni oltranziste di un piccolo Napoleone di provincia?


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