opinioni

Toc-toc: la cultura orvietana bussa alla porta dell'assessore alla cultura

domenica 14 dicembre 2014
di Mario Tiberi

Molti anni ormai son passati, ma non dimenticherò mai ciò che accadde sul finire del decennio appena trascorso. Uno scrittore, mio amico fin dall’infanzia, mi confidò di aver tentato di consegnare un suo elaborato di scienza e dottrina all’allora Assessore alla Cultura del Comune di sua residenza. Una prima volta, inviò un plico tramite servizio postale; attese per circa quindici giorni ma, per lui inspiegabilmente, non ricevette alcun riscontro. Affidò, quindi, una copia della sua opera letteraria ad un fattorino privato; quest’ultimo recapitò di persona ciò che gli era stato consegnato all’ufficio in indirizzo, con tanto di ricevuta dell’avvenuta consegna. Attese ancora per alcune settimane ma, anche questa volta, nessun segno di vita da parte del destinatario.

Decise allora di presentarsi personalmente onde appurare il perché e il percome di così estesa indifferenza. Alla richiesta di un incontro “vis a vis” con il predetto Assessore, gli fu risposto che quasi mai, per non dire mai, il medesimo poteva essere rintracciato nella casa comunale durante gli orari d’ufficio. Pensò bene, infine, di inviare una e-mail con allegato il dattiloscritto frutto del suo ingegno di scrittore. Nulla, nulla di nulla, anche in quest’ultima occasione. Come si può ben immaginare, il mio amico da codesta triste esperienza ne è uscito malconcio, piuttosto malconcio, sul piano morale. Mi sorge però un dubbio: è di ieri o non forse di oggi la collocazione temporale dell’accaduto? Ed inoltre, cosa intendo dire con quanto sin qui descritto?

Intendo affermare che, quando ripetutamente si bussa ad una porta, prima o poi bisognerà pur aprirla se non altro perché venga confermato il precetto evangelico del “…bussate, insistete e vi sarà aperto”. Ma evidentemente, a quanto pare, ciò non vale nei rapporti tra cittadini comuni e Pubblica Amministrazione! Negli anni appena successivi alla storia raccontata, si affermò l’acronimo TIC (Turismo, Innovazione, Cultura); poi scattò il TAC (Turismo, Ambiente, Cultura); ora è d’uopo il TOC-TOC che, però, non è il tipico risuonare di una mano che picchia ad una porta di legno, ma bensì: tornate ove cominciaste-tanto orfana (è la) cultura. “Unam absentem advocat, qui cum absente certat”, parafrasando Publilio Siro.

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