opinioni

Terzo e conclusivo precetto etico. Per non ulteriormente oltraggiare l'arte della politica

mercoledì 21 maggio 2014
di Mario Tiberi

Non è sufficiente essere, solamente, un onesto politico per essere un buon amministratore pubblico. E’ necessario, invece, essere altresì un consapevole autore di atti gestionali ragionati, ponderati e calibrati alle reali istanze ed esigenze del popolo amministrato. L’esercizio, infatti, delle pubbliche funzioni, affinché sia produttivo di “Bene Comune”, abbisogna della presenza di cinque qualità politiche le quali, in provvidenza, debbono congiuntamente ricorrere all’unisono e in contemporanea tra di loro.

Detto esercizio ha da essere:

consciamente volontario, perché non accada di dover pentirsi dopo di ciò che poteva essere evitato prima;

moralmente libero, perché non possano essere accampate giustificazioni di sorta rispetto a comportamenti errati conseguenza di condizionamenti esterni;

politicamente indipendente, perché quasi mai gli interessi di parte sono coincidenti con quelli generali;

temporalmente limitato, perché l’ossidazione da potere è sempre causa di sventure e disgrazie sociali;

possibilmente gratuito, perché i servigi resi alla comunità posseggono già in sé il corrispettivo o la ricompensa.


Non è chiedere la luna nel pozzo se il cittadino, a fronte della fiducia riposta nel voto, poi pretenda concretezza operativa nella coerenza, nella lungimiranza, nella lealtà di coloro ai quali ha affidato se stesso, la sua famiglia, la società nelle sue molteplici articolazioni. Voglio sperare che il precetto etico testé illustrato sia reso proprio ed ascoltato dai futuri amministratori pubblici poiché, a tutto danno della Città, in passato non lo sono stato.

 

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