opinioni

Imprese, artigianato e commercio

giovedì 17 ottobre 2013
di Massimo Maggi
Imprese, artigianato e commercio

Quando una strada, una piazza o qualsiasi spazio urbano si svuota del commercio inevitabilmente quel luogo si trasforma in una necropoli senza tempo. Nello stesso modo quando in un luogo vivo e propulsore di attività e fermento sociale si cala dall'alto un Centro Commerciale Delocalizzato quel luogo diventa un ‘non luogo'. Nonostante avessimo appreso da tempi remoti questo insegnamento le amministrazioni locali, senza tempo e senza cultura, insistono in scelte scellerate e criminali. Si persegue ciecamente un moderno senza merito, una europeizzazione forzata che annulla le singolarità e le eccellenze locali producendo standard senza anima. Le città storiche in particolare sono il risultato di attività che snodandosi nei secoli e hanno creato aggregazioni ed equilibri. La mobilità di idee, luoghi, commercio, artigianato, ospitalità e cultura, disegnano nel tempo quelle urbanistiche congeniali all'equilibrio sociale nello stesso modo, e con la stessa forza, con cui un fiume disegna una valle. E' la mobilità a disegnare un luogo e non viceversa.

Lo spopolamento delle attività produttive nella nostre città è sotto gli occhi di tutti. Le imprese cercano di sopravvivere ad uno scenario in cui la domanda interna è in forte calo, mentre i ‘mercati' dai confini sempre più ampi ed indefiniti stanno portano la concorrenza su un piano di riduzione dei costi che vede inevitabilmente in posizione di svantaggio quei paesi che hanno sempre fatto dell'innovazione e della qualità il punto di forza. Il tessuto sociale italiano è sempre stato solido proprio grazie alla piccola impresa che perciò deve essere vista come una risorsa da tutelare. Le imprese vengono schiacciate non solo dalla competizione, ma anche dalla di difficoltà di accesso al credito, per questo motivo i comuni devono cercare di creare tutte quelle condizioni che permettano alla piccola media impresa di sopravvivere e svilupparsi. Anche il commercio locale è una categoria in grossa sofferenza, ma a differenza del settore secondario, grosse responsabilità sono da attribuirsi a scelte amministrative palesemente contrarie all'interesse delle città. Piuttosto che incentivare continuamente la realizzazione di immensi centri commerciali, ad esempio, si dovrà incentivare l'acquisto nelle attività locali creando un circolo virtuoso che genererà benefici per tutta la popolazione.

Si deve insomma puntare alla promozione di un'economia etica e solidale all'interno del territorio con particolare attenzione alle realtà che perseguono la filiera corta ed alle realtà artigianali.
- Addizionale IMU al minimo per gli esercizi commerciali sotto i 150 mq;
- Locazione agevolata di immobili comunali per attività di gestite da giovani e donne;
- Creazione di un fondo che investa esclusivamente in PMI (massimo 15 lavoratori) locali (e che producono esclusivamente in loco) dando una possibilità in più di accesso al credito e permettendo ai cittadini di investire sul proprio territorio;
- Creare un comitato di imprenditori, artigiani, commercianti (non necessariamente rappresentanti delle categorie e sicuramente non funzionari o dipendenti delle varie associazioni) a supporto della giunta (e dell'assessorato di riferimento) che proponga iniziative ed azioni per lo sviluppo delle attività produttive e che valuti e monitori costantemente l'opera;
- Rotazione dei fornitori della pubblica amministrazione, con la precedenza alle imprese, agli artigiani ed ai commercianti locali, a parità di preventivo;
- Ridurre la burocrazia nelle risposte alle imprese, agli artigiani ed ai commercianti a tutti i livelli. L'ottimizzazione dei tempi di gestione delle pratiche deve essere raggiunta attraverso la creazione di un sistema che parametri i tempi di gestione delle pratiche e attraverso l'attribuzione di specifiche responsabilità ai funzionari, che andranno costantemente monitorate e valutate;
- Puntualità da parte della pubblica amministrazione nel pagamento ai fornitori (anche con sistemi alternativi in moneta locale, crediti al consumo, ecc.);
- Rivedere il sistema delle gare economicamente vantaggiose (lo spirito della gara dovrebbe essere di premiare chi fa l'offerta migliore non solo a livello economico) introducendo, come avviene in molti altri enti pubblici, un sistema di valutazione delle offerte attraverso l'utilizzo di parametri oggettivi e non soggettivi da parte della commissione scelta dalla stazione appaltante. Riduzione al minimo dell'addizionale IMU per le attività ricettive destinate ai giovani (ostelli della gioventù), ai piccoli B&B, Turismo rurale ecc.;
- Riconvertire i distretti dell'economia in crisi in distretti dell'economia verde e delle biotecnologie.

Questo ed altri argomenti sono in discussione e condivisione sulla piattaforma cittadina di primarie del programma. Prima le idee poi i candidati. http://www.rpmsoft.net/phpbb3/viewforum.php?f=13

Pubblicato da mario tiberi il 17 ottobre 2013 alle ore 22:40
Mi pare che si inizi ad ingranare e che si stia imboccando la via corretta di una proficua e concreta propositività. Ora, chi idee non ha, dovrà vedersela con chi le idee le ha. Cordialmente da mario tiberi.
Pubblicato da fabrizio.tre il 19 ottobre 2013 alle ore 17:31
La tua analisi del "territorio", la tua visione di tessuto socio-economico del "luogo" dove vivere e produrre sono, insieme, un buon esercizio di antropologia culturale. E mi trovi completamente d'accordo! Mi sono battuto per anni, continuerò a farlo, insieme alla mia Associazione di categoria, la C.N.A., perchè la "politica" e chi la esercitava, capisse quale fosse l'importanza delle "botteghe" artigianali e commerciali, o qualunque attività produttiva, distribuite nel tessuto urbano di una città, specialmente quì ad Orvieto. Non mi rassegno all'idea di vedere il centro storico di questa Città ridotto ad un continuo sostituirsi di attività commerciali, quasi mono tematiche o di scarso valore, continuo a pensare che un futuro aureo si possa ancora progettare. Molti dei punti che hai enumerato in successione, come un programma, sono basilari per salvare tutto un intero settore produttivo............ma è, soltanto, la Politica che può dare questi indirizzi............ e, ahime!, non vedo "stelle danzanti"....nonostante "il caos che abbiamo dentro" !!!!
Ps. A breve, nei prossimi mesi, affronteremo queste tematiche pubblicamente....... sarà interessante !!!!
Pubblicato da massimo maggi il 25 ottobre 2013 alle ore 20:17
http://www.orvietonews.it/politica/2013/10/23/cosa-pu-36318.html
Pubblicato da Nadia Formiconi il 26 ottobre 2013 alle ore 14:22
Le mie umili e personali esperienze e conclusioni.
Il piccione stanco di flash, dei "cinema" e del tiro "al piattello". Chi indovina il nome del grafico, e dei collaboratori a progetto, autori “de 'sta bella "locandina" (dove si dichiara quanto costa, qui sulla rupe, un MC d’acqua a un laboratorio d’artigianato artistico ... vale a dire, per la cronaca, 13,00 euro) e di tutti i prodotti coordinati, delle condizioni di fatto e delle "battute di caccia incontrollata "organizzate ai danni dell’artigianato artistico, e dell’artigianato in genere, proprio qui in questo pezzo di terra dove ci era Stato garantito uno spazio per i sovravvissuti ... " ti fai fare qualche foto, raccogli briciole, fai un po’ di teatro, ogni tanto ti chiameremo a fare la comparsa sul set di -Balla coi Lupi-" ... vince la possibilità di poter continuare impunemente a fare incontri pubblici, conferenze, work, workshop, flash sulla filiera corta, sul km0, sulla cultura delle tradizioni, sul "famo un mercatino", sulla tutela, sulle tipicità del territorio, sulla programmazione economica, sulla "movimentazione dei turisti", sul "bene comune", sulla "comunicazione", sul "dare valore al territorio" e sull'Italia che non può essere lasciata ... "sola". Altrimenti, io credo, "l'unica cosa bella" da vedere potrebbe essere una presa d'atto della condizione che ci vede confluire sulla convinzione del Consigliere Comunale di Orvieto Sborra "non sussistendo alternative praticabili si proceda per la soluzione finale"... magari potremmo organizzare un "lab" per programmare la tempistica, la riduzione dei danni collaterali e le conseguenze ambientali.

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