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Dedicato a mio padre e alla stima che aveva per il Presidente

lunedì 22 aprile 2013
di Maria Virginia Cinti

Il nostro Presidente Napolitano è come il mitico Atlante condannato là dove tramonta il sole a tenere sulle spalle il peso di una Nazione di cui solo poco più di un anno fa ne celebrava con orgoglio l'Unità. Unico faro nelle tenebre politiche ha accettato in questo momento di crisi totale di continuare a servire il Paese.
Un gesto, una lezione d'amore ora che poteva riservare tutto il suo tempo al meritato riposo a una età dove il tempo è l'ultima risorsa a disposizione.
Il forte senso della responsabilità, quel senso del dovere ormai condiviso da pochi perché ormai diverse le logiche del fare per la cosa pubblica, ci fa intravvedere un deserto da cui sono spariti persino i miraggi. 

La conferma della continuazione del Presidente nel suo ruolo di guida mi rasserena nel mio stato di cittadina italiana a guardare al futuro; ma se paragono questo sollievo alla tristezza che sto attraversando adesso nella mia condizione di figlia che ha perso il padre, seppur tutto questo rientra nel corso naturale della nostra vita mi riporta davanti la durezza della perdita, perché lui non potrà tornare come presenza di riferimento nei momenti di incertezza a quel ruolo di guida e sicurezza che ci ha sempre dato. Ora potrà esserci ancora vicino nei sogni, e per come la nostra sensibilità potrà 

rimanervi in contatto.
Lui aveva molta stima di Napolitano, se il mio babbo riuscirà a leggere questo elogio non potrà che fargli piacere, così come gli piaceva leggere le cose che scrivevo ogni tanto.

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