opinioni

Un sabato mattina di gennaio 2013 a Orvieto. Così lo racconta Rodolfo Ricci

sabato 12 gennaio 2013
di Rodolfo Ricci

Da qualche giorno correva notizia su Facebook di una mobilitazione cittadina organizzata dai giovani di Sel locale, contro il silenziamento degli estremisti di sinistra (Fassina, Vendola, Camusso e Landini) richiesto con borghese e trilaterale vigore a Bersani dall'emerito Professor Monti. La mobilitazione era convocata alle ore 10 del 12 gennaio, in piazza del Popolo, ad Orvieto, di fronte al medioevale palazzo del Popolo (oggi Palazzo dei Congressi), dove l'uomo della recuperata credibilità internazionale sarebbe giunto per intervenire al Convegno organizzato dall'area liberal del PD intitolato "Riformismo vs Populismo".
Non c'era luogo semanticamente migliore per tale evento, che, nelle previsioni settembrine di Monti avrebbe dovuto essere di livello europeo, ma che l'incedere della crisi di governo ha ridotto a più limitate dimensioni. L'area liberal del PD si è prestata all'operazione sostitutiva in tono minore, i cui esiti, ortodossi e progressivi, leggeremo dai rapporti delle agenzie di stampa e dai media nazionali.
Ciò che non passerà alla storia, ma che è doveroso riportare nelle cronache è che la cittadina umbra ha subito una militarizzazione del territorio comunale mai conosciuta, neanche, sembra, quando a transitarvi qualche anno fa fu quel benefattore dell'umanità, vicepresidente USA, di nome Dick Cheney, l'uomo che, come ricorderete, produceva Antrace.

Centinaia di poliziotti e carabinieri in divisa e quasi altrettanti in borghese sono accorsi a presidio degli accessi alla città, delle diverse piazze, in particolare, appunto la Piazza del Popolo, pericoloso toponimo, da dove però il popolo (in particolare quella sezione con ambizioni manifestanti) era stato espulso preventivamente, con opportuna ordinanza e dislocato in uno spazio più consono: piazzetta San Giuseppe, periferica, ecumenica e lontana da riflettori, flash e telecamere dei TG.
Alle 10,30 è arrivata la teoria di 5 e passa auto blu, da cui è sceso, dopo alcuni attimi di trepidazione, l'uomo che vede la luce. Un signore di una certa età si è azzardato a gridare in solitudine plaudente: "bravo Presidente" e un altro, di analoga canuzie "la luce in fondo al tunnel". Un certo imbarazzo degli astanti (e delle forze dell'ordine) è derivato dall'impossibilità di decifrare, sul momento, se si trattasse di gridi di ammirazione o di basse provocazioni. Quesito rimasto insoluto.
Il Sen. Morando ha accolto il Sen. Monti sull'ingresso, tutti sono saliti nel Palazzo (del Popolo) che si è richiuso ineluttabilmente alle loro spalle. Ai diversi che chiedevano di entrare è stato risposto che la sala era al completo, mentre saranno stati occupati circa la metà dei posti disponibili. Ma gli ordini, presumibilmente, erano quelli di evitare ogni potenziale contestazione popolare.

Contestazione che si è dovuta accontentare di un piccolo sit-in con volantinaggio annesso, a qualche centinaio di metri dalla piazza (del Popolo), dove si sono radunati alcune decine di giovani e persone di mezza età accorse a tutelare (non si sa mai) i ragazzi, messi sotto pressione da un tam tam cittadino che dava come fortemente a rischio la partecipazione all'iniziativa. Chissà chi l'aveva lanciato ?!
Anche in questa piazzetta, il numero delle forze dell'ordine che presidiavano l'evento, con blindato di riferimento, risultava corrispondere, più o meno, a quello degli esagitati. Notevole lo sfoggio di camere, telecamere, ecc. (in gran parte nelle mani di operatori delle forze dell'ordine) che hanno registrato ogni mossa delle presenze umane nelle due piazze: primi piani, piani-sequenza, grandangoli, ecc. hanno consentito di aggiornare l'evoluzione della somatica e fisiognomica tardo-etrusca della città, sullo sfondo dei palazzi di quello che fu libero Comune tra i maggiori d'Italia. Gli archivi digitali così implementati, costituiranno un' importante fonte cui accedere tra decenni, per il godimento di antropologi e storici.

A fronte dell'impiego di tanta alta concentrazione di pixel ed efficiente organizzazione di controllo territoriale e delle persone che lo abitano, non sono stati pronunciati slogan che avrebbero ricordato quello, pericolosissimo, degli anni '70 "una risata vi seppellirà": si vociferava a bassa voce di espressioni del tipo: "Morando, fatti mandare dalla mamma a prendere il latte", o anche "Monti, fuori dal tunnel, cioè sotto i ponti", o l'immancabile "Fornero, al dindirindero". Niente di fatto.
Solo l'occasione per intrattenersi con qualche piccolo imprenditore che comunicava la tragica situazione delle piccole imprese locali, per metà già chiuse, o dei giovani, laureati o meno, in procinto di avventurarsi all'estero, o degli effetti del recente alluvione che ha letteralmente fatto traboccare la crisi; qualcuno si scagliava contro le banche locali, che non fanno più neanche il minimo credito commerciale se non presenti garanzie del 120% di ciò che chiedi. Grande la solidarietà di bancari e possidenti terrieri.

E poi un rancore sordo che si avverte dalla maggioranza silenziosa che andava o tornava dalla magra spesa di fine settimana e si fingeva di informarsi su "cosa succede in città". Qualcuno suggeriva: "ritiriamo tutti i depositi dalla Cassa di Risparmio! e trasferiamoli alla prima banca che accetti la funzione di agente di sviluppo del territorio". E qualcun altro: "costituiamo una cooperativa di garanzia che produca una sua propria moneta per tutti gli aderenti!". Oppure: "Baratto universale", "All'opra" (così ci si scambiava le prestazioni in carenza monetaria, quando esisteva ancora la comunità).

Alla fine della giornata, vale la pena tirare alcune somme: 1)- Facebook mobilita più forze dell'ordine che manifestanti: a meno che le mobilitazioni non siano decise in modo partecipato, il che riguarda sia chi l'ha apprezzabilmente convocata, sia chi, anticipato nella tempistica, non ha, settariamente, aderito; 2)- La spesa pubblica (che paghiamo noi) per questo tipo di esangui convegni fa aumentare il debito e allontana il pareggio di bilancio: sarebbe bene abolirli; vorremmo tutti sapere quanto ci è costata la giornata di sabato 12 gennaio a Orvieto; 3)- il silenziamento, il timore, in provincia, rischiano di funzionare: almeno per il momento; e in decisiva assenza di una classe dirigente locale della cosiddetta sinistra; 4)- Se poca gente manifesta, tuttavia moltissima è incazzata nera, ma lo dice ancora sottovoce; finché non termineranno definitivamente i risparmi dei nonni, degli zii e dei genitori; 5)- Il PD continua ad essere una cosa enigmatica: cercasi spada (e braccio) per taglio definitivo del nodo gordiano; 6)- Se i piccoli imprenditori non si organizzano rapidamente per trattare con le stitiche banche locali, entro il 2013 saranno tutti falliti: ci vorranno 20 anni, se va bene, per ricostruire queste imprese; 7)- Non è da escludere che a breve, il populismo popolare della popolazione travolgerà i visi pallidi pseudo-riformisti e chi gli tiene banco; in questo caso, la giornata del 12 a Orvieto, nel suo piccolo, può essere un draft storico da correggere: prima opportunità nei prossimi fatidici 2 mesi, certamente, ma anche in quelli subito dopo, quando cassa integrazione in deroga & c. saranno esauriti.


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