opinioni

Via Monte Cimino

mercoledì 14 novembre 2012
di Davide Orsini

Me la ricordo rumorosa. Ci passano l'autostrada e la ferrovia, In mezzo ci sono Sandro e Marcello, Bruzi, Paolo e Claudio, Roberto, Fabrizio e Luca, il Mercatone, Aquilanti e tanti altri. Ci torno perché i miei abitano ancora li', dove tutto è cominciato per volontà di mio nonno.

Chissà che direbbe il nonno Raimondo se fosse ancora in vita. Un po' mi viene da ridere a pensare a tutti i casini che noi cugini combinavamo in quella via, umida d'inverno, polverosa d'estate. Il fiume ce lo abbiamo distante mezzo chilometro.

I campi della ex Veralli-Cortesi erano pieni di gran turco d'estate e noi bambini ci andavamo a prendere le pannocchie da arrostire. Ogni tanto andavamo al fiume, a pesca. Che carassi, cavedani, barbi, carpe. Una volta pure un'anguilla.

Quello era il mio mondo, prima che cominciassi a frequentare il liceo ad Orvieto. L'adolescenza, curiosa, e tormentata, esigeva la frequentazione dei piani alti, della Rupe. Lì ragazze e qualche bicchiere di troppo la facevano da padroni. Ma ora che tutto è sommerso, capisco che sono uno di Via Monte Cimino, dove giocavo a nascondino fra le machine, e dove mi nascondevo da tutti quelli a cui rompevamo i vetri a pallonate.

Nel fine settimana, io ed i miei cugini, con Luca e Maurizio Bellagamba, e Marco Micheloni, andavamo a giocare all'Elettrodiesel. Sandro e Marcello non se ne sarebbero accorti. L'asfalto lì era liscio e perfettamente pianeggiante. Due contro due a porticine, spettacolo assicurato. Quanti vetri abbiamo rotto al povero Marcello Solini. Bruzi aveva il cancello decorato con le impronte lasciate dal Pallone polveroso. Colpa dei portieri, che a turno si facevano bucare.

Sono cresciuto in mezzo alle officine, alle carrozzerie, ai magazzini. Mio padre mi diceva che se non avessi studiato ci sarei rimasto a vita. Ad un certo punto della mia vita quella mi sembrava una condanna troppo dura da scontare, e allora decisi che potevo puntare ad andare altrove. Oggi invece altrove mi sento fuori posto, perché è lì che sono, con tutti quelli che non vedono più la via in cui hanno costruito la loro vita. Eppure, me lo sento, torneremo a sorridere seduti sulla panchina del nonno, quella fatta di ferro e legno, con le borchie recuperate da una vecchia FIAT 128. Su, forza!

Commenta su Facebook

Accadeva il 26 maggio

L'Alta Tuscia riscopre i gioielli. Invito a Civita, Palazzo Monaldeschi e la Serpara

Due ori e tre bronzi per la Scuola Keikenkai al 2° Campionato Europeo di Karate Iku

Staffetta dei Quartieri. All'ombra del Duomo si corre la 51esima edizione

La Zambelli Orvieto si ferma sul più bello col Casal De' Pazzi

"Focus on pain" a Palazzo Alemanni. Seconda edizione per il congresso medico

Piazza del Popolo, parcheggi a disco orario non più a pagamento

"L'Eucarestia nell'arte cristiana". Conferenza Rotary in Duomo

Corso da tecnico audio e corso di informatica musicale al "Tuscia in Jazz 2016"

Alla Galleria Falzacappa Benci di passaggio i pellegrini di Giorgio Pulselli

A Guardea ed Alviano le musiche di Piovani e Morricone per il Concerto di Primavera

"Basta un Sì per cambiare l'Italia". Incontro a Sferracavallo con Luca Castelli

La Kansas State University sempre più presente sul territorio orvietano

Legambiente denuncia gravi profili di illegittimità del calendario venatorio

Il Coro degli Alpini dei Monti Lessini in concerto

Filippo Orsini relaziona su "Bartolomeo d'Alviano, Todi e l'Umbria tra XV e XVI secolo"

"Una buona stagione per l'Italia. Idee e proposte per la ricostruzione del Paese e dell'Europa"

Alla scuola Frezzolini di Sferracavallo s'inaugura la biblioteca "Sheradzade"

Nasce l'Albo sostenitori "Orvieto Cittaslow". Ecco da chi è composta la commissione

Divieto di pesca per consumo alimentare sul Paglia, scatta l'ordinanza del sindaco

"Etruschi 3D". Presentata la mostra multimediale curata dall'Associazione Historia

Che cos'è "Etruschi 3D"