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Cristina Calcagni, consigliera del CdA CSCO: "Concina e la politica del carciofo. Sul Centro Studi è ora di dire la verità"

sabato 23 giugno 2012 09:54
di Cristina Calcagni, consigliera del CdA CSCO

Dopo tre anni di proclami, tagli, tariffe, multe, paletti, catenelle e borberi che hanno paralizzato e messo in coma tutte le attività della nostra città, il sindaco ancora insiste sul rinnovamento. In particolare adesso pensa di averlo attuato sulla politica del Centro Studi Città di Orvieto. Facciamo un passo indietro visto che la memoria ci assiste, anche se non tutti.

Vinte le elezioni, e su come sono state vinte non voglio tornare, anche perché certo non si deve grazie ad eventuali spacchettamenti di partiti dell'opposizione, e se ancora qualcuno lo mettesse in dubbio il mio invito è sempre quello di andarsi a rivisitare il voto disgiunto.

Il CdA uscente del 2009 rimise il mandato nelle mani di Concina nel novembre dello stesso anno, senza chiudere il bilancio. Questa "piccola incombenza" toccò al nuovo CdA guidato da Roberto Pasca di Magliano, nominato ed indicato esclusivamente da Concina, il 23 novembre del 2009. Con lui Bottoni, Salituri, parte Comune, e Taddei riconfermato parte Fondazione CRO. La sottoscritta ebbe un decreto sindacale che avrebbe dovuto durare fino alla espressione di un Consigliere di centro sinistra (maggioranza consiliare allora ed opposizione insieme). La mia momentanea nomina era necessaria per il numero legale per la elezione del Presidente.

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Domanda: se il CSCO doveva essere chiuso e traghettato verso un'altra cosa non ben definita, che senso ha avuto l'aver nominato un nuovo CdA?

All'epoca, convinta di portare avanti un progetto di rinnovamento e di cambiamento vero, proposi ad OL, nelle persone di Ranchino prima e di Marino poi, di prendere la presidenza del CSCO e di aiutarmi nel rilancio dello stesso (la sottoscritta era Assessore all'Istruzione, Università e Formazione Professionale), fermamente convinta che persone come noi della società civile potessero utilizzare l'importante strumento della Formazione per far crescere i giovani nella nostra città, supportando le competenze dei nostri Istituti Secondari Superiori.

Ovviamente questo non successe.

Il precedente CdA, espressione della precedente amministrazione, ha lasciato in eredità il debito con la Coop. Carli pari a 400.000 euro ed il mancato pagamento di larga parte delle docenze universitarie per il concludendo indirizzo Ingegneria delle Telecomunicazioni (chiuso nel 2010).

Il Centro Studi come scuola costa all'anno 190.000 euro. I corsi sono tutti in attivo e nella nuova gestione Pasca furono tolte immediatamente le attività esterne con la Coop. Carli portandole in house (guardiania, personale ATA, ecc.) per abbattere i costi di gestione.

Le quote versate dai Soci fondatori, ed obbligatorie da Statuto come la sede, fino al 2008 sono state: 150.000 euro l'anno parte Fondazione CRO e 160.000 euro l'anno parte Comune. Quote ovviamente versate e poi ridotte con l'insediamento Concina a: 100.00 euro nel 2009, azzerate nel 2010/2011/2012, parte Comune. Parte Fondazione CRO azzerate dal 2008 in poi con la revoca del Consigliere nel 2011.

Il sindaco si esprime contro i fantasmi del passato remoto, ma non contro quelli del passato prossimo. Non è sbagliato il termine "massacrare" perché è proprio quello che questa consiliatura fa da tre anni con le decisioni che non ha mai preso sul futuro del CSCO, fino ad arrivare al pignoramento della Carli, che impedisce il pagamento degli stipendi ai dipendenti del CSCO e la incertezza per tutta la nostra città di poter usufruire del valore aggiunto che 600 studenti apportano ad una economia gravemente impoverita. Ricordo a tutti che il Centro Studi fu istituito con delibera di Consiglio Comunale n° 3 dell'anno 2000 ratificato successivamente con delibera di Giunta dello stesso anno.

Il rinnovamento, se davvero lo si vuol fare, non può prescindere dal rispetto delle regole istituzionali e quindi si sarebbe dovuto sciogliere prima la partecipata CSCO in Consiglio Comunale, ammesso che si abbia la maggioranza per farlo, e poi azzerare gli importi che tale partecipazione prevedeva in bilancio. Troppo facile dire in pubblico che si è a favore della cultura e che ci si sta adoperando per tenere in vita questa importante istituzione e poi attuare scelte amministrative che comportano il suo strangolamento. L'affitto per il CSCO non è un contratto vero e proprio ma un diritto all'uso. L'importo di 370.000 euro iscritto in bilancio come "affitto locali per CSCO", poteva essere comunque rinegoziato, in particolare se si considera che il CSCO ha da sempre utilizzato il solo 20% della superficie immobiliare dell'ex ospedale lasciando il restante 80% ad altre realtà quali la Provincia di Terni, il 118, la CAMST, ufficio ambiente del comune da poco trasferito ad altra sede. Per sopramercato di questo 20% alcune aule, poste all'ultimo piano, non sono state utilizzabili in continuità a causa di infiltrazioni di acqua piovana. Quantomeno gli importi versati dal Comune per gli interventi di manutenzione straordinaria dell'immobile, cui il locatario notoriamente non è tenuto a sostenere, si sarebbero potuti utilizzare per aprire l'auspicata rinegoziazione.

Ai cittadini orvietani mi permetto di rivolgere un ultimo appello affinché si mobilitino per impedire che venga sottratto loro questo importante presidio formativo culturale, anche perché questa scelta non è mai stata pubblicamente dichiarata; di contro si è sempre e sistematicamente perseguito una successione di atti amministrativi, quali il mancato versamento delle quote dovute, il rifiuto di dare seguito all'accordo transattivo con il creditore coop Carli, ed infine il trasferimento ad altra sede impropria peraltro adibita ad altro scopo, tutti protesi alla chiusura del CSCO. Le cifre di disoccupazione/non occupazione dei nostri figli, nel nostro Paese, hanno raggiunto il 36%: la Formazione è l'unico strumento per rispondere qualitativamente alle esigenze del mercato del lavoro. In uno degli ultimi messaggi il Capo dello Stato invitava le amministrazioni locali, sia pur di fronte all'erosione delle risorse economiche trasferite dallo Stato, ad investire sulla Formazione.

Quest'ulteriore foglia di carciofo non lasciamogliela levare.


Questa notizia è correlata a:

Il Partito Democratico di Orvieto torna sul Centro Studi. Pronta una mozione che porta la questione in Consiglio

Pubblicato da paolo il 23 giugno 2012 alle ore 14:16
Mi spieghi meglio Sig. Calcagni. Dal 2000 al 2008 la Fondazione e il Comune hanno versato rispettivamente al centro studi 150.000 euro e 160.000 l'anno. Ciò significa che hanno versato al CSCO 1.200.000 euro la Fondazione e 1.280.000 il Comune, per un totale di 2.500.000 euro circa. Poi nel 2009 il Comune versa altri 100.000 euro. Arriviamo a 2.600.000 circa. Niente affitto e niente utenze a carico del CSCO. Tutto a carico del Comune che giustamente deve 'investire sulla cultura'. Quindi il Comune oltre il milione e mezzo di euro ci ha messo anche qualche altra decina di migliaia di euro. Ho capito male? Poi nel 2010 esce fuori un bel debito di 500.000 euro con la Carli più qualcos'altro dalle docenze con l'Università di Perugia provenienti dalle gestioni passate. La domanda che mi pongo: perchè quando i soci fondatori sborsavano centinaia di migliaia di euro il CSCO non ha onorato gli impegni assunti e non ha pagato i servizi forniti dalla Carli? Come si può imputare il fallimento di questa struttura a Concina? Con quale faccia tosta si fa? E poi mi chiedo anche perchè la Carli solo oggi rivendica il suo debito? Visto che è maturato dal 2000 al 2009 perchè solo oggi, 2012, ha fatto un decreto ingiuntivo per ottenere quello che legittimamente gli spetta? Visto che Lei è un Consigliere del CSCO mi auguro saprà rispondere a queste mie perplessità. Grazie
Pubblicato da cittadino il 23 giugno 2012 alle ore 14:22
Dopo questa verità e avendo compreso il mare di soldi pubblici dati al centro studi dal comune, convengo con l'amministrazione che non si deve tirare più fuori un centesimo per il centro studi. Ringrazio la Calcagni per avermi aperto gli occhi.
Pubblicato da Cristina Calcagni il 23 giugno 2012 alle ore 19:26
Egregio Sig. Paolo, i conti da lei fatti sono esatti, le cifre sono quelle da lei dichiarate a meno di una piccola differenza relativa al debito Coop Carli che è di 400.000 euro e non di 500.000, comunque inifluente ai fini del ragionamento correttamente da lei svolto.
Se lei riprende i dati da me esposti e verifica che il costo che io ho dato per la gestione del CSCO, pari a 190.000 euro l’anno, e lo moltiplica per il numero di anni da lei preso in analisi ai fini della valutazione di un totale esborso della collettività, ovvero 10 anni, lei vede 190.000x10= 1.900.000 + i 400.000 di debito Carli= 2.300.000, a questi aggiunge anche le docenze per l’indirizzo universitario che erano a carico del CSCO arriviamo alle sue cifre. Quindi appare evidente che le risorse economiche sono state finalizzate alla corretta missione di istituto dell’Ente (piccolo esempio: il Teatro non si apre da solo, la Scuola Comunale di Musica non si gestisce da sola: così il CSCO è una scuola gli studenti arrivano, le aule vanno predisposte, ecc.).
I soci Fondatori con i loro rappresentanti nei due precedenti CdA hanno scelto di non pagare i servizi di volta in volta erogati dalla Coop. Carli rinnovando di anno in anno la convenzione facendo lievitare la cifra da restituire, secondo un costume politico/amministrativo largamente diffuso in città dalla precedenti Amministrazioni, il quale, nei diversi comparti amministrativi, primo fra tutti il Comune, ha generato la voragine di debiti ereditati dall’Amministrazione Concina e per la quale fu giocata la scommessa elettorale del loro ripianamento. Sia Concina che la sottoscritta in campagna elettorale, al di là degli stucchevoli insoffribili e ripetuti proclami post elezione, avevamo ben chiara la situazione economica in cui versavano le diverse istituzioni della nostra città. Proprio così come fatto per il Comune, per il quale se lei ben ricorda, vi erano larghe parti dei partiti di centro destra che chiedevano l’iniziale commissariamento dell’Ente, posizione verso la quale vi fu una tenacia resistenza da parte del Sindaco, così per i soli Enti che costituivano il fondamentale asset di rilancio della città si era deciso di procedere in egual modo: risanamento e rilancio.
Appena insediato il CdA del CSCO di cui faccio parte è stata immediatamente sospesa la convenzione riportando tutte le attività precedentemente svolte dalla cooperativa Carli sui tre dipendenti in servizio. Arrecando comunque un disagio agli stessi per un sovraccarico di mansioni, ma non era possibile fare altrimenti. Inoltre avevamo deliberato di procedere immediatamente ad un piano di rientro per estinguere il debito ereditato. Tale piano sarebbe stato perfettamente attuabile con il permanere delle quote obbligatorie, previste da Statuto, da parte dei soci fondatori anche alla luce di un loro consistente ridimensionamento.
Sulla base di questo lei mi chiede con quale faccia tosta si può imputare la chiusura del CSCO a Concina. Glielo spiego subito: avendo ormai chiaro che non c’è stato sperpero semmai superficialità e incompetenza amministrativa, deve essere altrettanto chiaro che non si può buttare in “coma” una istituzione per poi praticare l’”eutanasia”. Nel 2009 dovevamo rilanciare il CSCO e ripianare il debito nelle modalità sopra esposte. Concina nel previsionale 2010 (ero ancora assessore) sia pure in gravi difficoltà decise di inserire in bilancio 50.000 per il CSCO come quota. Il 27 dicembre dello stesso anno in fase di riassetto di bilancio la posta veniva AZZERATA. Peccato che nel bilancio del CSCO questa posta era stata inserita. Come vede non è questione di faccia tosta ma solo questione politica e di scarso rispetto delle regole amministrative. Chieda a Concina perché ha cambiato idea nel dicembre del 2010 e non creda che 50.000 euro di quel bilancio fossero una voce vitale rispetto all’attuale voragine debitoria. Per sciogliere il CSCO è necessario il Consiglio Comunale e non letterine pressanti inviate ai consiglieri.
Le sono grata sinceramente per questo suo commento intelligente e non polemico, il quale contribuisce veramente a fare chiarezza e mi creda vale la pena come lei ha fatto entrare nel merito delle questioni senza demandare ciecamente ad altri, sia pure con consenso, la totale gestione della cosa pubblica. Occorre salvare il CSCO: nella nostra città è rimasto veramente poco.
A sua completa disposizione per ulteriori chiarimenti. Cristina Calcagni


Pubblicato da Cristina Calcagni il 23 giugno 2012 alle ore 19:35
Caro cittadino, lei è liberissimo di pensare che circa due milioni di euro in dieci anni, per un Istituto di Alta Formazione e Master post-laurea cui accedono centinaia di giovani anche dall'estero dando linfa vitale e culturale ad una città che vive prevalentemente di turismo e cultura, siano uno spreco. Fare politica significa operare delle scelte, io sono convinta che siano meglio spesi due milioni in dieci anni dalla nostra collettività per "sapere" piuttosto che oltre tre milioni di euro all'anno di gestione dell'immondizia, con una Tarsu per noi, più alta di tutto il centro Italia. Lei stia con questa Amministrazione che taglia e aumenta, svendendo il grande patrimonio che gli orvietani negli anni hanno accumulato. La mia coscienza e la mia visione della città che vorrei mi impongono scelte diverse. La ringrazio comunque del suo apprezamento. Un caro saluto. C. Calcagni
Pubblicato da informato il 24 giugno 2012 alle ore 20:55
i 50.000 euro sono stati tagliati per coprire le spese dello spostamento della scuola media di ciconia e per l'impegno preso dall'assessore calcagni per la quota del fallimentare polo universitario di terni dove la sig.ra calcagni anche li voleva predersi una poltrona. Sia coerente e rispetti il sindaco che provvisoriamente l'ha nominata. Dia le dimissioni!!!!
Pubblicato da cristina calcagni il 25 giugno 2012 alle ore 16:12
Per Inf…..ormato: peccato che non si firmi, il confronto sarebbe stato interessante.
Torniamo al contenuto del commento. Intanto lo spostamento della scuola media di Ciconia è stato fatto in house, non so se conosce questa parola, per cui i costi da lei definiti sono chiacchiere a veglia, non so da dove li abbia presi. Le rammento che siamo stati costretti a spostare la scuola media dell’obbligo in urgenza ed a seguito dei verbali consegnatici dai tecnici incaricati dell’analisi di stabilità statica e sismica del fabbricato, in base a quanto stabilito dalla legge 626. Il sindaco allora fece tante conferenze stampa e comunicati esaltando l’intervento ad hoc realizzatosi nei tempi che consentirono la ripresa delle attività didattiche per ben due Istituti (Scuola media e Geometri) garantendo al contempo la piena sicurezza di tutti gli studenti. Interpelli l’Ingegnere Capo Mazzi, che le può fornire la documentazione.

Ricordo bene le diverse correnti di pensiero che cercavano capziose interpretazioni legali della documentazione peritale al fine di procrastinare tale trasloco. Sono fiera di aver sostenuto una battaglia contro tali posizioni, che peraltro vinsi con l’unanimità del voto in giunta, compresa la totale fiducia di Concina.

Per il Polo rimando a lei le riunioni con il Rag. Bronzo, con il quale avevamo deciso di onorare la quota di 10.000 l’anno che non era stata pagata per 4 anni per restare come soci all’interno dello stesso. Le note del Presidente Di Girolamo, nonché Sindaco di Terni, ci chiedevano l’adempimento del pagamento in alternativa alla nostra uscita. Tutto ciò al fine di tenere alto ed autorevole il livello del Centro Studi Città di Orvieto. Rimando a lei quelli che non sono fatti bensì basse insinuazioni in merito alla mia presunta bramosia di poltrone in quanto la mia recente storia politica in città certifica ben altro; forse tali insinuazioni sono figlie di un inconsapevole bramosia proiettiva.
In merito alle mie dimissioni, come consigliere dal CdA del CSCO, non è molto informato: le offrii al Sindaco durante un incontro nel quale mi raccomandai di salvare il CSCO e tale offerta era proprio mossa al fine di rimuovere ogni eventuale ostacolo che potesse essere rappresentato dalla mia permanenza in Consiglio in ragione delle mie precedenti dimissioni da Assessore in disaccordo con il Sindaco stesso e la sua squadra. Le rifiutò e mi pregò di restare, indicazioni in tal senso non le ho mai ricevute per contro, ho ricevuto altre indicazioni dallo stesso Sindaco che mi proponeva posizioni da tenere all’interno del CdA, che valutai contrari all’interesse di tale pubblica Amministrazione da me pro tempore ed indegnamente rappresentata. Ci sono le note protocollate in Comune a me pervenute a mezzo raccomandata A.R..

Il sindaco mi ha nominato affinchè Pasca fosse nominato a sua volta Presidente. E’ la minoranza consiliare, che formalmente rappresento e verso la quale ho più volte messo a disposizione il mio mandato, che eventualmente è titolata a revocarmelo, certo né lei né il sindaco.

Aspetto fiduciosa il previsionale 2012. Buon lavoro. Cristina Calcagni



Pubblicato da Paolo Scattoni il 25 giugno 2012 alle ore 16:28
Gentile, "informato", non conosco la signora Calcagni, ma osservando questo dibattito debbo rilevare che mentre l'ex assessore ci mette la faccia, i critici che l'accusano con toni anche un po' fuori dalle righe come i suoi, rimangono anonimi. Mi scusi, ma su quali basi lei esprime il giudizio di interesse personale e carrierismo? Sarebbe bene impostare la discussione con calma e con dati di fatto. Ad esempio il cambianento di destinazione dei 50.000 euro sarà pure documentabile con delibere e verbali di giunta e di consiglio. Individuare e discutere delle responsabilità politiche è importante. In questo momento, però, è più importante capire come salvare un'istituzione che molto ha dato alla città in termini culturali, ma anche di indotto economico.
Pubblicato da disinformato il 25 giugno 2012 alle ore 21:21
Sig. Calcagni ha vinto anche con il frettoloso trasferimento del liceo d'arte dalla caserma? E mi dica, lei che ha risposte per tutto, quale vantaggio ha avuto e avrà il comune di orvieto dalla permanenza nel consorzio del polo universitario ternano? E quanto quest'ultimo ha 'tenuto alto ed autorevole il livello del Centro Studi Città di Orvieto'? Ultima domanda: ma lei ritiene sempre di avere la verità in tasca?
Pubblicato da Laura Ricci, direttora Orvietonews.it il 26 giugno 2012 alle ore 07:17
Un'osservazione per DISINFORMATO. Le sue domande sono più che legittime, anzi interessanti per far emergere alcune questioni di pubblico interesse. Tuttavia: non sarebbe meglio farle a viso aperto o comunque con maggiore educazione?
Se io cestinassi, e sarei tentata - perché è da vigliacchi usare un tale tono protetti da un nick verso chi si mette in gioco direttamente - sarei la solita "direttora stronza" che censura. Ma come definire questi modi?
Se siamo ancora costretti a fare domande legittime protetti da un nick e con tale arroganza, "ahi serva Orvieto!", tanto per parafrasare lo grande poeta. Significa che siamo ancora sotto tiro di una qual certa mafia intellettuale e politica.
Pubblicato da Cristina Calcagni il 27 giugno 2012 alle ore 13:38






Mi scuso per non aver tempestivamente risposto. Tralascio le valutazioni sulla sua educazione e sul suo coraggio. Per me ha già risposto in modo autorevole la redazione nella persona della Direttora Laura Ricci.
Partiamo dall’ultima domanda: non credo di avere sempre la verità in tasca, ma cerco di avere, per le cose di cui mi occupo in nome e per conto della collettività, punti di vista chiari e possibilmente coerenti. Ciò non significa che debba necessariamente avere ragione. Ciò che dico, faccio, scelgo potrà essere o meno approvato da lei o dalla collettività per la quale esercito il mio impegno. L’importante è essere chiari con quello che si vuol fare per consentire a tutti di scegliere liberamente. Io voglio, ed in tal senso mi adopero, che il CSCO non venga chiuso o peggio ancora sostituito con una qualsiasi iniziativa privata perché penso che ciò sia un danno per la collettività. Se lei, come sembrerebbe, non è d’accordo si adoperi con tutti i mezzi legittimi per distruggere il CSCO. Quello che non trovo più tollerabile sono le dichiarazioni diurne di grande appoggio alla cultura ed a tutte le istituzioni Orvietane riferibili a questo comparto, e poi l’azione notturna tesa a produrre determinazioni amministrative totalmente contrarie ai proclami diurni. Se il Sindaco vuole sostituire il CSCO con un’altra ‘cosa’, come pare abbia ventilato in alcune sue recenti esternazioni, abbia il coraggio di dire con chiarezza che cosa è quest’altra cosa, con chi la vuole fare, se è privata chi sono gli attori, consentendo così alla collettività di valutare in anticipo le sue idee prima che esse prendano corpo.

La permanenza nel Consorzio del Polo Universitario Ternano, non rappresenta un vantaggio diretto per il Comune, il cui interesse è quello di amministrare al meglio la convivenza civile dei suoi amministrati e possibilmente fare delle scelte mirate allo sviluppo della nostra collettività, ma avrebbe portato delle nuove sinergie al fine di far veicolare un ulteriore corso universitario, magari una triennale, per la nostra città. Si veda per esempio il corso di Criminologia di Narni che ha creato un indotto di circa 1.000 studenti iscritti e frequentanti, che ha capovolto l’economia della città. Aggiungo che esistono degli indirizzi universitari che potrebbero vedere abbattuti i costi per le figure dei ricercatori, che resterebbero in carico alle Università di provenienza, era quello su cui si stava cercando di lavorare.
Non voglio più tornare sul trasferimento delle scuole avendo già abbondantemente delucidato sul perché e sul per come, sulle competenze e sulle relazioni/verbali presentati e condivisi, si vada a rileggere il tutto se ne ha voglia e fantasia.










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