opinioni

A proposito di… Aperture, chiusure, fratture

lunedì 19 marzo 2012
di Loretta Fuccello
A proposito di… Aperture, chiusure, fratture

Alcune considerazioni a margine degli eventi culturali orvietani più recenti: la nuova edizione di Venti Ascensionali - Aperture - che nel mese di marzo prevedeva i quattro prologhi al Museo Greco di Orvieto sta ottenendo consensi e successo lusinghieri, considerate le difficoltà di ogni tipo che accompagnano questa nuova stagione. Posso dire con soddisfazione - avendo partecipato sabato 17 marzo allo spettacolo "Fratelli d'Italia", non dalla parte del pubblico ma dalla parte dei lettori-attori che hanno dato vita, con la sapiente e raffinata regia di Enrica Rosso, al testo di Nicola Fano - che il fascinoso Museo Greco, con la sua atmosfera popolata dalle "pensose sculture femminili" (come le ha ben definite Laura Ricci) si è trasformato in uno spazio teatrale suggestivo e molto apprezzato dal folto pubblico presente alla soirée, sulla quale proprio per la mia partecipazione personale non sarò io ad azzardare giudizi e apprezzamenti.

La parte che mi ricavo in queste riflessioni, per chi avrà la pazienza di leggerle, riguarda invece la fase che stiamo vivendo come cittadini orvietani sul tema della nostra convivenza civile, del tessuto culturale, sociale e umano della città, sul rapporto tra amministrati e amministratori, sulle prospettive future in rapporto a ciò che abbiamo ricevuto dal passato. Siamo una città ricca di arte, di ingegni, molti dei quali inespressi o esportati, di fermenti che cercano di non morire, di volontà di espressione che non si arrendono, ma anche di corrosivi, a volte infausti atteggiamenti di polemica, di pregiudizio, di critica distruttiva che rischiano di non far emergere la creatività, la voglia di fare, di incidere e di stare dentro la contemporaneità.

Aperture è stato pensato come titolo non solo per le tematiche che affronta, ma perché si potesse segnare o volgere in positivo quello che molti potrebbero vedere come una sconfitta: il soggetto portante (Collettivo Teatro Animazione) della decennale manifestazione Venti Ascensionali, che tanto in questi anni ha dato alla città come pluralità di eventi, di espressioni, di linguaggi, di significative presenze, insieme a tutte le Associazioni e singole persone che vi hanno fattivamente collaborato, è privato dello spazio vitale (perché uno spazio teatrale e culturale è vitale) che risponde al nome di Sala del Carmine, che oggi risulta chiuso (la realtà va vista per quello che è e non per chiacchiere che ci girano intorno) e spoglio di tutte le sue attrezzature e perciò devitalizzato, e quindi cosa fa? Dà vita ad una nuova stagione, sostenuta questa volta dalla Regione dell'Umbria, con una cordata sempre più stretta con altre Associazioni, che non solo non si danno per vinte, ma dimostrano un mordente e una capacità di resistenza che solo quelli che credono fino in fondo a ciò che fanno e alla speranza di un futuro degno di questo nome possono avere, sostenendosi unicamente con le proprie forze, quelle dei volontari e degli associati: Il filo di Eloisa, Amleto in viaggio, la nuova e combattiva Associazione dei Lettori Portatili, lavorano ciascuno nel proprio specifico e tuttavia sempre in un modus operandi che cerca il contatto, che costruisce la rete, con altri soggetti, con altre Associazioni e istituzioni, cercando di superare l'angusto confine della rupe, assicurandosi collaborazioni che sono il frutto di anni di ricerca appassionata e di lavoro comune. Temi che spaziano dalla cultura e pratica politica delle donne all'attività di produzione editoriale e teatrale, dalla lettura ad alta voce alla realizzazione di audio-libri rivolti ad un pubblico vasto, dal teatro integrato al coinvolgimento di categorie sociali svantaggiate, dagli anziani ai bambini, con un occhio speciale rivolto alle giovani generazioni e al rapporto col mondo della scuola. Centinaia di ragazzi hanno partecipato nel corso di dieci anni di venti Ascensionali a spettacoli cinematografici e teatrali, a incontri con filosofi e storici, con scrittrici e esperti del mondo della comunicazione; anche sabato mattina le scuole ci hanno seguito e premiato con la loro presenza attenta e interessata allo spettacolo "Fratelli d'Italia". 

Meritava che tutti questi soggetti fossero bollati come ideologicamente unilaterali e di parte e che ci si facesse un vanto di chiudere uno spazio culturale prima ancora di sapere cosa farne, senza un progetto alternativo, rischiando di dilatare ad un tempo indefinito il cosiddetto"nuovo corso", sapendo bene che ogni spazio abbandonato, specie se antico, si deteriora in breve tempo e si avvia ad una penosa decadenza?

Allora mi chiedo: le chiusure o le aperture non sono forse dentro di noi, radicate in un modo di pensare vetusto, che non sa guardare oltre se stesso e che non sa trovare soluzioni condivise, conciliazioni possibili, intese dialoganti nella prospettiva di un bene comune, in questa piccola e ostinata città, abituata più a guardarsi dentro le viscere umide della rupe, che a volgere il naso in aria, nella contemplazione degli slanci della sua Cattedrale, che dovrebbero richiamare quegli ideali di tensione all'alto per cui nacque nel suo glorioso passato?

E mi chiedo ancora: ma davvero qualcuno desidera essere ricordato per le proprie chiusure? Risparmio per amor di patria l'elenco delle manifestazioni chiuse, e quindi definitivamente finite, in questi tre anni, perché il mio intento è quello di suscitare una riflessione, non una sterile polemica, arte nella quale lascio ad altri il primato. Purtroppo la città è stata martoriata in questi anni da tutti i punti di vista, sono stati fatti scomparire punti di riferimento fondamentali, ma chi è passato tra di noi e ci ha ricordato pastoralmente che l'apertura è il segno di ogni possibile cambiamento umano verso la civiltà, non è stato dimenticato da molti e ci conferma che la strada da percorrere è questa, quella che parla di amore, verso gli altri, verso i segni della cultura, dell'arte e della vita, del lavoro, quella di chi non si vuole chiudere.

Passo al terzo elemento: la frattura. E' facile che un atteggiamento di chiusura generi frattura: quando la frattura si stabilizza ognuno si mette in trincea, quando non c'è fiducia nel dialogo e in una possibilità di ricomposizione all'interno di un tessuto sociale e culturale e la politica abdica al suo ruolo di mediazione costruttiva, il rischio è che cessi qualsiasi tentativo in questa direzione e che ognuno cerchi di praticare le proprie strade in una sterile contrapposizione: non ce lo auguriamo né per quanto riguarda le controversie nazionali del nostro paese né per il nostro microuniverso locale. La città ha bisogno di persone illuminate e capaci che abbiano voglia di dialogare, di comprendere, di conoscere e di progettare, che abbiano fiducia nei propri cittadini, nelle loro risorse umane e professionali, che non vogliano scartare i giovani con opzioni di sfiducia per il futuro.

Uno di questi uomini illuminati e indimenticabili, che da troppi anni ci ha lasciato, spese buona parte del suo operato politico per questa città lanciando la sfida dei Luoghi della cultura: Orvieto è naturalmente un luogo della cultura, ma i luoghi hanno un'anima se sono abitati, non se sono muti e chiusi; in questi giorni e già da diverso tempo il Museo Greco, grazie alla disponibilità e alla intuizione felice di chi lo mette a disposizione, si conferma come luogo della cultura aperto; nel prossimo mese vedremo animarsi e ospitare teatro, musica, libri un luogo insolito e inaspettato fuori dalla rupe, una Cantina prestigiosa per la nostra città, che si mette alla prova, si ridefinisce e apre i suoi spazi con un atteggiamento decisamente coraggioso e innovativo.

Credo che questo sia di buon auspicio: riqualificare i luoghi, farli vivere, farli abitare dai suoni, dai segni , dalle parole, dalle presenze, trovare per esempio luoghi disposti ad ospitare la fertilità musicale dei nostri giovani, senza continuare questa estenuante guerra per farli tacere. Ci dovrà pur essere una conciliazione che non sia solo in negativo, che non parli solo di chiusura, ci potrebbe essere nei tanti spazi vuoti e disabitati della città una casa della Musica, o un Parco della Cultura, o una casa delle Associazioni, dove si possa stare INSIEME?

Sogno? Può essere, ma non sembri scontata la citazione del grande Shakespeare: "Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"; qualcuno a questa sostanza dovrà pur dare voce.

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