opinioni

Quello che il PD..., e oltre!

giovedì 20 ottobre 2011
di Mario Tiberi

Perché io non sia tacciato di compiere atti solamente accusatori e non anche di saper prospettare, perché nessuno si possa più permettere di insinuare miei sdoppiamenti di personalità e dunque di gettare fango sulle mie comprovate serietà e rettitudini, perché si intenda finalmente il mio disinteressato "studium" al sevizio di una ritrovata etica pubblica, ripercorro tracce già impresse per ridefinire quello che il PD... si ostina a non comprendere e che, invece, dovrebbe porre in essere.

"Quieta, non movére" è citazione antica, saggia e misurata, ma confonderla con un più moderno "Tout va très bien, Madame la Marquise", illusorio perché intriso di lusinga e di auto-adulazione, assume il sapore dell'immobilismo conservatore nella falsa credenza che meglio di così non si possa operare e che altri migliori non vi siano.

La ristrettezza degli orizzonti, resi sfuocati dai vizi dell'accidia e della superbia, si pone all'origine del morbo endemico di cui è affetto il partito dei miei sogni svaniti, mia croce e mia letizia anche riferendomi a due soavi concittadine commentatrici. La presenza, infatti, di detto partito nelle Istituzioni municipali, per voce di autorevoli esponenti della destra e della manca, è quantomeno evanescente, incerta e nebulosa tanto da poterla qualificare come una opposizione fortemente debole se non, addirittura, innocua. Tale si è conformata a cagione di comportamenti improntati a conseguenzialità incoerente.

Si prenda la vicenda delle presidenze delle commissioni consiliari. Una trentina di giorni orsono, è stato diramato e diffuso pubblicamente un comunicato, a firma del gruppo consiliare del PD, in cui veniva manifestata la volontà di riconsegnare alla maggioranza di centrodestra le funzioni presidenziali delle citate commissioni, ad oggi ancora esercitate da consiglieri della minoranza, ad eccezione di quella di garanzia e controllo che, per Statuto, spetta di diritto alla minoranza stessa.

E' trascorso del tempo e alle parole non sono seguiti i fatti. Orbene, la responsabilità politica della coerenza impone al Capogruppo consiliare del PD di ottenere dai Consiglieri-Presidenti la formalizzazione delle loro immediate dimissioni, da presentarsi magari domani mattina stessa onde evitare, come già accaduto, il reiterarsi delle accuse di essere "attaccati alle poltrone come cozze allo scoglio".

Analoga considerazione, a parti invertite, va espressa per la carica di Presidente del Consiglio Comunale. Come ognuno di Voi ben sa, il vigente vertice municipale è scaturito, agli inizi della presente consiliatura, dalla investitura che di esso ne ha ritagliato confezione il PD di Orvieto, allora partito di maggioranza-opposizione. Investitura perseguita e tenacemente voluta dall'ex Segretario cittadino C.E. Trappolino.
Per inciso, è giusto che si sappia che chi Vi scrive mise esplicitamente in guardia il predetto ex Segretario e lo invitò caldamente a valutare le mosse tattiche di quattro esponenti interni dei quali, a mio giudizio, bisognava diffidare. Il mio ammonente pronostico non era affatto errato, tanto è vero che tre dei quattro hanno già cambiato casacca e il quarto, ritengo, non tarderà di molto a farlo.

Torniamo a noi. Nell'oggi, il quadro numerico di coloro che siedono in Consiglio Comunale è radicalmente mutato per cui, dignità e correttezza politica, vorrebbero che il Presidente si presentasse dimissionario al primo Consiglio utile e chiedesse una sua eventuale rielezione alla maggioranza di cui adesso è parte integrante e qualora, ciò, sia reso possibile dagli ormai palesi ed evidenti contrasti insorti tra Sindaco e Presidente stesso; contrasti dovuti allo scontrarsi non tra due modelli politici, bensì tra due differenti culture civili e tra due differenti stili di vita.

Il primo atto di codesto processo chiarificatore potrebbe e dovrebbe prendere il via, come limpido ed inequivocabile segnale, dalle volontarie dimissioni della Vice-Presidente in quota PD.
Quanto precede, per sgombrare il campo dalla confusione istituzionale nel nome della chiarezza democratica e della necessaria distinzione dei ruoli tra maggioranza e opposizione, sempreché non siano in essere ostative intese occulte. Se così non sarà fatto, il PD continuerà stancamente a parlarsi addosso, producendo solo sterili chiacchiericci, e a scaldare inutilmente le seggiole del Palazzo dei Sette.
Non vi è di bisogno scomodare Sallustio Crispo "...Dum majores disputabant quomodo urbem defendere, iam in illam hostes dilacabant..." o il più conciso Tito Livio "...Dum Romae consulitur, Sagunthum expugnatur...", per comprendere che è giunto il tempo dello "ex verbis ad facta".

Commenta su Facebook