opinioni

Attaccati come cozze allo scoglio

domenica 25 settembre 2011
di Stefano Olimpieri, capo gruppo PdL Comune di Orvieto

Quando nel 2009 Concina divenne Sindaco di Orvieto, forse non tutti ricordano che non aveva la maggioranza in Consiglio Comunale. Questo fatto - di primaria importanza per la gestione dei lavori in Consiglio e, più in generale, per l'azione politica - ebbe il battesimo del fuoco con l'elezione del Presidente del Consiglio Comunale e dei Presidenti delle Commissioni consiliari. Come tanti cittadini ricordano, nel PD, che al tempo (luglio 2009) aveva 10 consiglieri su un totale complessivo di 20, si aprì una lotta fratricida e senza esclusione di colpi, sia per il posto da Presidente del Consiglio che per quello da capo gruppo. In quel momento, seppur tramortito dalla sconfitta elettorale, il PD aveva tutti i numeri per mandare a casa Concina o, comunque, per dettare le regole del gioco in Consiglio Comunale e, di fatto, per imporre tutte le scelte fondamentali e più importanti per il futuro politico della città. La guerra "fratelli-coltelli", non solo vide la sconfitta ingloriosa di Loriana Stella, tanto che la candidata a Sindaco non ebbe nessun riconoscimento (né Presidente del Consiglio, né capo gruppo) e si dimise dopo qualche mese, ma fu il prodromo dell'inesorabile declino del PD in Consiglio Comunale ed anche in città. Infatti, mentre il centro destra, di fronte alla così detta "anatra zoppa", cercò in ogni modo di lavorare per trovare una condivisione per gestire i lavori del Consiglio, al fine di addivenire al superamento dell'anomalia, il PD ebbe la supponenza di pensare che avrebbe potuto fare tutto suo e che la vittoria di Concina era solamente un "incidente della storia". In sostanza, il PD non aveva capito che il mondo era cambiato e che, pur avendo 10 consiglieri su 20, non aveva più la forza numerica - ma soprattutto politica - per dettare l'agenda politica.
Il passaggio delle nomine in Consiglio fu la cartina al tornasole della diversità di approccio alla anomalia politica orvietana: infatti, mentre il centro destra, consapevole che la democrazia si fonda sui numeri, ma anche sulle relazioni e sulle singole specificità, votò senza nessun problema il candidato proposto dal PD per la Presidenza del Consiglio, il centro sinistra, facendo forza esclusivamente sui numeri, si accaparrò tutte le Presidenze delle Commissioni, senza comprendere che una certa epoca era tramontata e che, soprattutto, il Consiglio Comunale di Orvieto non era più il luogo dove fare e disfare a proprio piacimento: erano finiti i tempi delle maggioranze "bulgare" ed Orvieto, loro malgrado, era tornato in occidente. Questo comportamento predatorio, figlio di quella cultura che affonda le proprie radici nel "centralismo democratico", se poteva essere premiante a breve termine - per dimostrare alle cellule di partito sparse sul territorio che "comannamo ancora noe" -, si è dimostrato nel tempo assolutamente fallimentare, tanto che la sua riproposizione ha determinato lo sconquasso del gruppo consiliare, le dimissioni della Stella e, cosa fondamentale per la prospettiva della città, la fuoriuscita di alcuni consiglieri dal gruppo.
In buona sostanza, mentre il Presidente del Consiglio, oggi come ieri, ha la piena condivisione da parte del Consiglio, tanto che quando venne eletto ebbe la totalità dei voti di tutti i gruppi consiliari presenti, i Presidenti di Commissione sono ancora quelli eletti a maggioranza nel luglio del 2009, con i soli voti del centro sinistra di allora. Qualcuno sicuramente ricorda che il centro destra propose di trovare una sintesi ed un bilanciamento in merito alle cariche all'interno del Consiglio, ciò in conseguenza dell'anomala e della particolare situazione Istituzionale che si era determinata con il voto popolare; infatti, di fronte ad una Giunta con a capo un Sindaco proposto da PdL ed Orvieto Libera, si contrapponeva un Consiglio a maggioranza centro sinistra. Il centro destra non chiedeva assolutamente un accordo politico o, peggio ancora, un papocchio tra schieramenti diversi, bensì proponeva un patto Istituzionale sulla gestione dei lavori del Consiglio, al fine di superare alcune anomalie e dare dignità al Consiglio medesimo. Non se ne fece nulla ed i consiglieri Adriana Bugnini, Marco Moscetti ed Evasio Gialletti vennero eletti a maggioranza Presidenti di Commissione. Mancava solo la elezione del Presidente della Commissione di Garanzia e Controllo che venne bloccata perché da Statuto spetta alla minoranza e, quindi, sarebbe andata al centro destra. Ma, siccome venne obiettato dal centro sinistra (a ragione) che lo stesso schieramento politico non poteva essere al tempo stesso controllore (Presidente Commissione Garanzia) e controllato (Sindaco e Giunta), con grande fair-play si decise di soprassedere.
Tutto questo ha avuto una logica - seppur strana e distorta - fino al 20 ottobre 2010, giorno in cui si forma alla luce del sole la maggioranza del Sindaco in Consiglio. In sostanza, per più di un anno il PD non ha avuto la forza o il coraggio - pur avendo i numeri - di sfiduciare Concina e, dopo aver provato a farlo cadere a parole, si è trovato definitivamente all'opposizione: un'opposizione che non diventava solo numerica, ma diventava politica. Al di là delle ragioni tattiche e/o strategiche che hanno determinato una nuova maggioranza, il Consiglio si è trovato con un diverso assetto politico, ma con le stesse cariche. Per sgombrare il campo da qualsiasi illazione e da un po' di qualunquismo, deve essere chiaro che, a differenza dei Presidenti di Commissione, solo il Presidente del Consiglio ha una indennità che, peraltro, non percepisce dal giugno 2010, dimostrando serietà e grande senso di responsabilità. La questione "Presidenti di Commissione" non è, quindi, un fatto di posti e di indennità (non c'è assolutamente nulla da percepire), ma è esclusivamente una questione di chiarezza politica ed istituzionale: tanto che la questione venne sollevata nel lontano dicembre 2010 da parte di tutti i gruppi dell'attuale maggioranza, ma il centro sinistra non ha dato assolutamente nessun seguito a quelle richieste, facendo da allora orecchie da mercante. In più, lo stesso PD, essendo divenuto minoranza ed essendo quindi legittimato da Regolamento a presiedere la Commissione di Garanzia e Controllo, non ha perso tempo a chiedere e ottenere la Presidenza con la consigliera Donatella Belcapo.
La democrazia - quella sbandierata dai progressisti di ogni latitudine, tanto da chiamare i loro partiti "democratici" - si fonda sui numeri, i quali determinano maggioranze e minoranze. Oggi il PD, insieme a Gialletti, sta all'opposizione e non ha più i numeri del luglio 2009, ma con l'arroganza e la supponenza di sempre continua ad usare le Istituzioni a proprio piacimento ed a rimanere attaccato alle poltrone. In nessun consesso democratico, dove esistono maggioranze e minoranze, si assiste ad uno spettacolo più penoso di quello che il PD e Gialletti stanno mettendo in campo. Oggi che sono minoranza in tutto e per tutto stanno facendo melina per rimanere Presidenti di Commissione ed invece di dimettersi e di confrontarsi con i numeri nell'agone democratico, difendono la loro piccola poltrona. In questa vicenda emerge in maniera palese il modo sfrontato ed arrogante di usare la democrazia a proprio piacimento. Ma quello che emerge ancora di più è la mancanza di dignità.

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