opinioni

Le vite dei pazzi (e di chi gli vive accanto)

mercoledì 27 aprile 2011
di Cesare Maoli

Un giorno di novembre di tre anni fa, nella nostra aristocratica e turistica Orvieto, si è compiuta una tristissima tragedia. Un uomo di quarant'anni ha abbandonato in macchina suo fratello dopo aver accostato in seconda fila a Piazza Cahen, è entrato nel giardino della Rocca Albornoz e lì, assicurando un pezzo di corda al muro di un bastione, si è impiccato. In pieno giorno, ma in un'ora di scarso movimento. Per questo motivo, solo dopo un certo tempo qualcuno ha scoperto quel cadavere, sospeso a pochi passi dalle panchine e dagli spazi attrezzati per i giochi all'aperto.

Il fratello rimasto in macchina, ignaro, che anime pietose si sono premurate di accogliere e, chissà quando e come, informare di quel fatto terribile, era una malato psichico grave. Il suo nome era (o è: non sappiamo se adesso sia vivo o morto) Ivano Ricci Torricelli. Suo fratello era per lui la guida, il padre, lo scudo contro la durezza del mondo. Suo fratello Valentino era un operaio con problemi di sottoccupazione, aveva redditi scarsi e precari. Eppure non aveva permesso che il fratello disabile venisse ricoverato in una struttura chiusa: sapeva che ne sarebbe potuto morire. La sua vita, però, quotidianamente a contatto con le esternazioni atroci di chi non sopporta la realtà, era diventata un tale inferno di sofferenza e privazioni da averlo spinto a liberarsene.

Questa persona sfortunata aveva più volte sollecitato dalla Asl e dal Comune interventi che lo aiutassero ad affrontare la propria situazione, chiedendo per esempio che suo fratello trascorresse in un centro diurno la parte della giornata che lui avrebbe potuto dedicare ad un'attività lavorativa a tempo pieno. Evidentemente questo aiuto non era arrivato, e l'estrema disperazione di quest'uomo ci fa supporre che gli fosse mancato anche il conforto dell'ascolto e della comprensione. Ivano, rimasto solo, è stato ospitato in una residenza-famiglia gestita dal personale del Servizio di Igiene Mentale, ma alcuni mesi fa ne è fuggito scomparendo nel nulla. E' notizia recente che la Procura abbia archiviato il fascicolo riguardante la sua scomparsa. Non sembra che l'opinione pubblica di questa città ne sia rimasta molto turbata.

Come abitanti di un territorio che presenta un rapporto quasi ottimale tra operatori sanitari e assistiti, siamo tentati di chiederci se non esistano altri drammi come la storia di questi due disgraziati fratelli, drammi che solo una tragedia finale a volte porta alla luce delle coscienze. Le istituzioni pubbliche hanno qualche spunto di autocritica al riguardo? Si lavora abbastanza per diffondere una cultura dell'ascolto, del dialogo e dell'accoglienza nei confronti dei malati di mente? Ci si impegna perché non si rinunci ad un confronto caldo, umano con loro, perché non ci si limiti a soffocare i sintomi del loro disagio con le armi chimiche degli psicofarmaci?

C'è da credere che in non poche famiglie, purtroppo, invisibili e sofferenti, si accumulino esperienze, opinioni e richieste che sarebbe bene cominciassero a trovare una libera espressione.

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