opinioni

Calandrino, Buffalmacco e la giostra del Presidente

venerdì 22 aprile 2011
di Mario Tiberi

Potrà apparire stravagante e quasi incredibile ma, a ben osservare, lo sceneggiato a puntate edito e interpretato dalla "Municipale Compagnia dell'Arte" e, specificatamente, dal suo Capocomico è di quelli dei quali non si avvertiva la presenza da alcuni quinquenni a questa parte.
Dietro linee di condotta formalmente improntate al rigore istituzionale e all'intransigenza autoritaria, si nascondono tentennamenti e titubanze, balbettamenti e incertezze, freni operativi e inadempienze. L'orchestra che accompagna la rappresentazione, tranne lodevoli ed esemplari eccezioni, stecca il più delle volte la partitura causando cacofonica sofferenza agli orecchi della città che, pur non lagnandosi oltremisura per rispettosa educazione, comunque ascolta e ne tira le sue inevitabili conclusioni.
L'equivoco, il malinteso, il contrario del dovuto sembrano regnar sovrani; prova e testimonianza ne sono l'aver negato diritto di rappresentanza a rappresentative associazioni di anziani cittadini, l'aver impedito la celebrazione di una democratica adunanza popolare avente a tema la salute pubblica, l'ostinarsi a non voler avviare le procedure referendarie secondo Statuto e Regolamento dopo i solenni impegni assunti di fronte alla competente commissione consiliare. E il canovaccio potrebbe proseguire con una recita a "braccio" che, di questo passo, riserverà sicuramente ulteriori e imprevedibili sorprese.
Nella ricerca dei mali endemici che affliggono la società italiana nel suo complesso, forse il peggiore va individuato nella incapacità di riconoscere i propri limiti e, una volta accertati, trarne le dovute conseguenze con la remissione volontaria della funzione ricevuta: dimettersi, se non per dovere morale, quantomeno per un sussulto d'orgoglio e dignità personali e lasciare ad altri ciò che non si è stati in grado di onorare.
E' motivo di rammarico che, se dette dimissioni non discendano da una libera scelta, non siano fermamente sollecitate e richieste dalla parte politica che rappresenta la maggiore forza di opposizione in seno al massimo consesso elettivo cittadino. Il Partito Democratico e la sua Segreteria si dimostrano eccessivamente morbidi, tolleranti e financo compiacenti mentre, invece, andrebbe intrapresa una coraggiosa e risoluta azione tendente a restituire lustro e credibilità all'ufficio di Presidenza consiliare.
Altrimenti il corifeo, ilare, giocondo e con al seguito il codazzo di sempre più sparuti coreuti, penserà bene che la giostra potrà continuare a girare pur non assicurando il gratificante divertimento di nessuno.
Orvieto "La Bella", dai vicoli ridenti e ameni, dai bastioni imponenti e austeri, dalle tradizioni secolari e prestigiose, dai palazzi sontuosi e raffinati, dall'antico signorile lignaggio, dalle salde e vivide radici cristiane, Orvieto "La Bella" merita altro, ben altro e di meglio.
Qualcuno, infine, si domanderà il perché del riferimento a Calandrino e Buffalmacco; lascio alla sagacia e alla curiosità di coloro che avranno la bontà di leggermi il piacere di offrire a se stessi esauriente risposta, magari rammentando che nella storia della letteratura italiana è esistito tal Giovanni Boccaccio.

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