opinioni

Quando le parole (e non solo) diventano Parole Ribelli

martedì 19 aprile 2011
di Fausto Cerulli

Oggi vorrei raccontarvi la storia-favola, storia di una Libreria di Orvieto, che troppo pochi conoscono, rispetto al suo valore. Un nome strano e vero: Parole Ribelli. Forse gli orvietani del tufo la snobbano perché è gestita da una discreta e leggera signora milanese, e magari uno pensa che sia un cenacolo snob, di quelli per iniziati. Invece è tutto il contrario. Da Parole Ribelli ti capita di trovare libri e cd che non trovi in nessun altro posto. E ti capita di incontrare le persone giuste nel posto giusto e nel momento giusto. Certo, non è la libreria che piace alle Tamaro di turno, è una libreria alternativa, e non a caso ci trovi tutti i libri di Stampa Alternativa, quelli che costavano mille lire, ed ora costano un euro, e qualche cosa di più da quando Stampa Alternativa è diventata una casa editrice di culto. Ma Parole Ribelli non è soltanto libri, è soprattutto atmosfera. Accoglie medici alternativi, omeopati, gente che la gente di qui confonde con stregoni da evitare in omaggio alla medicina tradizionale, a botte di Esculapio. Ed è così lontana dall'essere una libreria per iniziati, che è la sola ad ospitare le discussioni degli antifascisti veri, degli anarchici, per poi tuffarsi nei fiori e nella musica di Walter Branchi. E spesso ti capita di assistere, in quella sala piena zeppa di libri e di cortesia sincera, a esibizioni musicali di altissimo livello.

Ieri sera, lunedì 18, ad esempio, era presente un duo fantastico. Voicelink, il nome: avevano suonato e cantato in giro per il mondo, poi hanno accettato l'invito di Parole Ribelli: ed è stata una sera di emozioni e di musica grande. Un calabrese, Raul Colosimo, che suonava il clarinetto con l'anima e con la leggerezza di un fanciullo, e con la perizia di un grande. E lei, dal nome lungo e quasi inventato: Merle-Anne Prins-Jorge: lunghissime dita di donna francese venuta dall'Angola, una voce da brividi, una bellezza dolcemente provocante. Senza microfoni, senza luci psichedeliche, davanti a una ventina di persone: ma con l'impegno di chi si esibisce ad una folla. Padroni della scena, ma senza essere tiranni. Come amici conosciuti da sempre. Musica jazz, musica napoletana fatta a jazz, musica e parole insieme a fare poesia. Non era la prima volta che Parole Ribelli regalava emozioni di questo spessore, e non sarà l'ultima. Francesca, si chiama così la milanese che gestisce il tutto, insieme con la figlia Maria che sembra uscita da un fumetto sensuale di Crepax, ti vendono cultura e simpatia, ma senza aria di mercato. Una libreria che sa essere casa, e casa a tutti quelli che amano qualcosa di diverso dal solito, magari stravagante nel senso stravagato del termine.

La libreria quasi si nasconde: in una piazzetta davanti agli archi di S. Andrea; e per chi conosce Milano ti fa pensare a un angolo di Brera, e per chi conosce Genova ti fa pensare a Genova per noi, e somiglia anche a qualche chiasso di Venezia. Un posto raccolto in se stesso e aperto al mondo, un posto per parlare ed ascoltare, senza pretese che non siano pretese di cultura genuina. Io ne parlo perché vorrei che gli orvietani, almeno i miei trentacinque lettori, imparassero a frequentare questa oasi di leggerezza mai fatua. Orvieto, quando vuole, sa essere spietata con se stessa. Come le accade quando non vuole conoscere i suoi angoli migliori. Immagino che Francesca non sarà contenta di questo mio non richiesto elogio: lei ha costruito, con la pazienza di una formica e con la leggerezza di una farfalla, questa porzione dello star bene insieme, anzi dello stare insieme in bene e in male. E forse le darà un qualche fastidio che si scriva di lei e delle sue Parole Ribelli. Ma ieri sera è stata una sera troppo carica di senso, per non cercare di coinvolgere i miei trentacinque lettori.

La mia logica, quando scrivo di qualcosa e di qualcuno, è la logica illogica delle emozioni. E la libreria Parole Ribelli è troppo una emozione perché se ne continui a parlare troppo poco. Un gioiello discreto, che non ama sfarzi e luminarie: e gioca il suo fascino profondo sulla capacità di essere alternativa senza essere cenacolo. Ora finisco la lode, il troppo storpia: e poi i miei trentacinque lettori avranno capito che Parole Ribelli ha sostenuto, con animo di amore e di fiducia, un mio libercolo di poesie. Non mi smentisco mai: faccio sempre propaganda a me stesso, fingendo di voler aiutare gli orvietani a scoprire la Orvieto che vale. Parole Ribelli, e dico tutto, mi fa sentire alternativo a me stesso. E dio sa se ne ho bisogno. Grazie, Francesca, grazie Maria: a nome e per conto dei miei trentacinque lettori.

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