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Italia unita: una nazione giovane e non per i giovani, purtroppo ...

giovedì 24 marzo 2011
di Chiara e Mario Tiberi

L'attesissima e fatidica data del 17 Marzo è ormai alle nostre spalle e, con essa, le celebrazioni, le memorie e i festeggiamenti per i centocinquant'anni dell'Unità d'Italia. Abbiamo lasciato che trascorresse prima di avanzare alcune considerazioni, non influenzate da eccessivi slanci passionali e non condizionate dal bagliore dei riflettori.

Che il nostro "Bel Paese" sia una terra dalle mille contraddizioni è arcinoto, come sono arcinote le ragioni delle sue ambivalenze e delle sue multiformità: particolarismi municipalistici, differenze linguistiche e dialettali, usi e costumi diversificati, tradizioni culturali e storiche affatto omogenee dipingono un quadro a colori ampiamente plurimi con la sola cornice che, a stento, riesce a tenerli insieme al suo interno.

Nel mentre si celebra formalmente l'unità nazionale, non si può occultare un dato estremamente preoccupante e attinente alla constatazione che ci si trova di fronte a un popolo, quello italiano, profondamente diviso e dilaniato da pressanti tensioni sociali e da esacerbate conflittualità politiche.
Le giovani generazioni, il nostro futuro, sono così disorientate, confuse, disincantate perché assalite ed avvolte dalla rassegnazione pessimistica, tanto da non percepire appieno la spinta emotiva e ideale che mosse ed animò i loro coetanei di metà Ottocento: il sentimento patriottico.

Oggi i giovani, dopo gli anni felici della rinascita post-bellica, del benessere diffuso, della speranza fiduciosa nel domani, avvertono come imminente l'inizio, o meglio il proseguimento, di una prolungata fase di buio di prospettive, sono compressi da insoddisfacenti garanzie esistenziali e lavorative, si sentono come degli "estranei a casa propria" e allora, se possono, fuggono, emigrano, se ne vanno.

Si assiste alla cosiddetta "fuga dei cervelli" e, solo il Cielo lo sa, di quanto invece ne avremmo bisogno perché delle loro intuizioni, delle loro invenzioni, delle loro intelligenze la nostra patria non può permettersi il lusso di privarsene se non vuol decadere ulteriormente. La responsabilità morale di quanto sta accadendo ricade principalmente, se non esclusivamente, sugli attuali ceti dirigenti in avanzato stato di senilità in tutti i settori della società italiana e che, con le unghie e con i denti, tentano disperatamente di continuare ad occupare i centri del potere decisionale e quelli di indirizzo politico, culturale ed economico-finanziario.

Basti un esempio, se volete frivolo ed emblematico al tempo stesso: l'affidamento delle trasmissioni celebrative del centocinquantennale ai signori Pippo Baudo e Bruno Vespa, monumenti da museo della italica televisione, i quali, più che "bucare" il video, sortiscono oramai il solo effetto di "bucare", infastidendoli, i nostri cuori e le nostre menti.

Si può andare fieri ed orgogliosi di tale andazzo e contingenza?. Certamente no; ma compete alla fierezza e all'orgoglio della gioventù la ribellione, l'opposizione, il ribaltamento dello stato in essere per trasformare la nostra Nazione da giovane, per ordine di tempo, in giovane per entusiasmo, desiderio di conquiste, voglia di vivere dei giovani italiani.

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