opinioni

Orvieto, “qualunquemente” sospesa tra giocatori e pettinatori di bambole

sabato 22 gennaio 2011
di Massimo Gnagnarini

Le domande poste da Dante Freddi in un editoriale sul suo giornale circa le reali intenzioni dei forestieri che governano la nostra città sono pertinenti e puntuali, mentre il silenzio di chi potrebbe direttamente fornire le risposte le rende inevitabilmente impudenti. Ma il riserbo degli interessati non impedisce certo di sviluppare le analisi e i ragionamenti che servono per sapere come andrà a finire.

Cerchiamo dunque di capire:
Dopo un 2010 inutilmente trascorso la situazione finanziaria del Comune è assai peggiorata. Il deficit è salito da 9ML a 12ML e lo squilibrio annuo strutturale tra entrate e uscite correnti rimane superiore a 3 ML. Tutte le operazioni di risanamento, dalle tentate vendite del patrimonio alle entrate straordinarie ipotizzate sui parcheggi, si sono concluse con un nulla di fatto e anche i risparmi sulla spesa corrente per 4ML, come affermato dal sindaco nella sua ultima conferenza stampa, sono solo quelle ipotizzate e non certo quelle realizzate come emergerà dal prossimo bilancio consuntivo. Un disastro.

Ora questa amministrazione si trova a dover giocare il tutto per tutto su tre questioni decisive se vuole prolungare il suo galleggiamento (Discarica - ex Caserma - ex Ospedale ). Si tratta di tre dossier noti
a tutti e ad altissimo rischio che se mal affrontati e mal risolti produrranno danni seri e permanenti alla città e al suo divenire.
L'opacità che accompagna le prime mosse non aiuta e non rassicura. Ciò che maggiormente preoccupa non è tanto il quadro politico quanto, piuttosto, il contesto psicologico che somiglia sempre più a quello del giocatore di poker che, perse tutte le fiche, tenta di rifarsi impegnandosi la casa. E la legge di Murphy ci dice che quel giocatore perderà la propria casa.

Con il recente rimpasto di giunta il gioco è nelle mani di Concina che s'è preso la delega allo Sviluppo economico, di Romiti che ha preso la delega al Patrimonio e di Margottini con la delega all'Ambiente. Gli orvietani, siano essi assessori o consiglieri, che non amino esser ricordati come meri pettinatori di bambole, devono stabilire gli
indirizzi e gli obiettivi oltre che controllare e ricontrollare ancor prima di approvare.

Che e che cosa è presto detto:
1) La compatibilità del cosiddetto terzo calanco e quella delle mutazioni che subirà il centro storico;
2) Le garanzie sul ristoro dell'economia locale delle nuove attività;
3) La ricaduta strutturale sulle casse comunali.

Ma ancor più attentamente si dovrà scongiurare che le soluzioni non si traducano in mere opportunità finanziarie fini a se stesse ed estranee all'economia reale, possibilmente quella locale, rimandando gli investimenti veri di cui la città ha urgente bisogno alla prossima generazione.

Discarica

Il Consiglio comunale se n'è occupato escludendone l'ampliamento almeno in linea di principio, ma ha anche affidato all'amministrazione il compito di discutere e quindi di trattare sul progetto industriale della SAO/ACEA che, per l'appunto, prevede l'ampliamento della discarica.
A questo proposito il sindaco ha recentemente detto:
" Posso solo aggiungere e confermare che, nell'ottica di una ragionevole collaborazione, che tenga conto di tutte le miriadi di variabili esistenti, i contatti e i colloqui con SAO/ACEA proseguono proficuamente e, confidiamo, con generale soddisfazione. " ....bò!

Forse ci vuole un'anima più candida della mia per apprezzare, ma a me sembra di poter interpretare in questa maniera:
- Il terzo calanco si farà per il semplice fatto che senza di esso non vi sarebbe alcuna trattativa in corso.
- Dal punto di vista economico la sua definitiva approvazione equivale a trasformare una manciata di ettari di terreno impervio e scosceso in un oggetto del valore di almeno 100 ML di euro pari alle tonnellate di rifiuti speciali che può contenere moltiplicato per il prezzo di conferimento.
- Ancor prima che in esso vi si svolga un'attività industriale vera e propria sarà disponibile la sua finanziarizzazione, ovvero il passaggio di mano di diritti, prelazioni, opzioni, ecc... con sottostanti legati alle quantità e ai prezzi sugli sversamenti. L'intero asset potrebbe esser ceduto ad altri soggetti e così via ancor prima che un solo camion scarichi un solo chilo di roba. Questo è un mercato suscettibile di forti oscillazioni nel tempo, con un trend generalmente al rialzo e che genera ricche plusvalenze tra gli operatori e che si forma e vive al di fuori della sfera e dell'interesse pubblico.
- Sfortunatamente questa economia virtuale non genera alcun beneficio né per le casse del comune né, in assenza degli investimenti industriali previsti o nel caso di un differimento degli stessi, per i lavoratori del settore o per l'indotto a favore dell'imprenditoria locale.
- Ne deriva che il senso o meglio l'unica legittimazione della trattativa tra il comune e la SAO/ACEA, "nell'ottica di una ragionevole collaborazione" è relativa esclusivamente alla determinazione della misura dell'aggio ambientale che il Comune dovrà annualmente riscuotere nonché alla garanzia dell'effettiva realizzazione degli investimenti per il realizzando stabilimento industriale poiché da ciò dipendono sia i livelli occupazionali sia le opportunità per gli imprenditori locali ( Trasporti, manutenzioni, edilizia, servizi, ecc..).
- Qualora la SAO/ACEA trovasse utile fissare un premio straordinario magari una tantum di alcuni milioni di euro al Comune di Orvieto da liquidare subito e magari da scontare sui futuri canoni dell'aggio ambientale sarebbe una soluzione da respingere per due ragioni. La prima attiene alla natura straordinaria dell'entrata e come tale non utile alla stabilizzazione del bilancio, la seconda per l'oggettivo indebolimento del quadro di garanzie appena descritto che in fase contrattuale dovrebbe anzi prevedere apposite fidejussioni e polizze adeguate.
Inutile nascondersi che il rischio che ciò accada è alto giacchè il Comune tiene l'acqua alla gola e potrebbe esser tentato di mettere l'ennesima pezza ai suoi conti disastrati per tirare a campare.

Ex Caserma ed ex Ospedale

L'ormai decennale questione segna un ennesimo proposito di soluzione. Anche qui il riserbo dei giocatori rasenta quasi l'omissione. Tuttavia dai pochi elementi filtrati dalla conferenza del sindaco ovvero che ci sarebbe un progetto, una banca ( BIIS) specialista in affari pubblici e una costituenda task force, si può supporre che l'idea sia quella di far passare un bando per un progetto aperto che preveda il conferimento degli immobili e delle aree interessate e sul quale procedere ad una sorta di finanziarizzazione dello stesso in modo che al Comune possa essere anticipata una parte del valore da utilizzare anche per il riacquisto dell'ex Ospedale che a sua volta
rientrerebbe nella disponibilità degli eventuali investitori assegnatari.
Ribadisco che si tratta di una pura ipotesi priva di qualunque riscontro reale rispetto a ciò che l'amministrazione sta effettivamente predisponendo. Tuttavia qualora l'amministrazione non avesse idee migliori in proposito sono sicuro che ne potrebbe trarre una valida ispirazione.
Se dunque così fosse, anche per questo affare, si creerebbe un mercato esterno alla pubblica amministrazione e valgono analoghe considerazioni svolte sul terzo calanco. Insomma ci si può aspettare una sorta di cartolarizzazione proprio come ho sempre suggerito in varie sedi, ma con l'avvertenza che, come succede per il colesterolo, anche le cartolarizzazioni si dividono in quelle buone e quelle cattive.
Sono buone e si adattano alla situazione orvietana quelle previste e regolate dalla normativa sulla finanza pubblica e che si applicano attraverso la costituzione di una società, cosiddetta società veicolo, di cui il Comune resta socio unico conservando così il controllo dei beni e della loro destinazione fino alla loro alienazione finale.
Possono, invece, rivelarsi cattive altre forme più o meno creative allorchè, a fronte di una mera anticipazione monetaria, il Comune perda parzialmente o totalmente il controllo sui beni a favore di un'intermediazione ove questa non fosse costretta in un rigido alveo prestabilito, ma lasciata libera di adattarsi al mercato.

Come è semplice constatare le materie trattate sono piuttosto ostiche, ma se il lettore annoiato può anche non esser arrivato a leggere queste ultime righe, i politici e gli eletti, gli imprenditori e le associazioni e naturalmente i giornalisti della nostra stampa locale non possono esimersi dall'approfondire. In particolar modo il Consiglio comunale e il suo Presidente Marco Frizza devono sviscerare per tempo e con perizia tutti gli aspetti di decisioni così importanti e non ritrovarsi a prenderne atto magari in occasione dell'approvazione del bilancio di previsione il prossimo 31 marzo.
Sarebbe come se il Governo nazionale ricomprendesse nel voto sulla prossima Legge Finanziaria la costruzione delle centrali nucleari e la cessione alla Corsica dell'Isola d'Elba.

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