opinioni

Due epistole mai scritte

mercoledì 12 gennaio 2011
di Mario Tiberi

Le vicende politiche, spesso convulse ed arruffate, che si intrecciano nella vita interna ed esterna dei partiti e dei movimenti associativi operanti nella città di Orvieto, mi inducono a sofferte e prolungate analisi sul perché non si è in grado di uscire dalle "sabbie immobili" nelle quali ci troviamo impantanati con la poca acqua, ancora rimasta, sempre più alla gola.

Dove può ricercarsi la causa spirituale, per non dire ideologica, di codesto quadro obiettivamente allarmante?. Nel quoziente di fiducia, tra società cittadina e ceto politico, ridotto ormai alla prospicenza della soglia quasi pari allo "zero assoluto".

Mi voglio porre dalla parte del raggruppamento partitico che meglio conosco, il PD, e nell'ipotizzare di poter riarrotolare il nastro magnetico di registrazione degli eventi, nel tempo più lontani o più vicini, favoleggio su due lettere immaginarie: la prima indirizzata dal PD orvietano ai suoi iscritti, simpatizzanti, elettori e cittadini in genere; la seconda da questi quattro ultimi alla Presidente Peltonen, quale garante del diritto alla esistenza del pluralismo democratico interno e del rispetto rigoroso delle norme statutarie e regolamentari.

Si rivolge, così, il PD alla cittadinanza: "Cari concittadini orvietani, nella consapevolezza che l'ora avvolgente la nostra città è densa di nubi fosche all'orizzonte, è nostro dovere non sottrarci dall'ammissione delle colpe per gli errori da noi compiuti nel recente passato, per i toni trionfalistici ed autocelebrativi a volte assunti e risultati del tutto privi di fondamento, per non essere stati sempre capaci di tenace e ferrea coerenza tra proclami astratti e comportamenti fattuali e concreti.

Al contrario, avremmo dovuto essere più realistici e propositivi; Vi avremmo dovuto rappresentare la realtà per quella che effettivamente è stata ed è e non per quella che ci faceva più comodo illustrare; avremmo, infine, dovuto meglio meritare la Vostra fiducia che sappiamo essere oggi più flebile e sottile rispetto a quella di una volta. Se, però, abbiamo avvertito l'urgenza e l'esigenza di corrispondere con Voi, è perché vogliamo approdare alla ferma intenzione e determinazione di cambiare radicalmente e di voltare pagina in modo definitivo. Il Partito Democratico, infatti, all'alba del suo processo di rinnovamento, tutto ancora da iniziare, intende qualificarsi da qui in poi come "partito aperto" e disponibile a farsi attraversare dalle idee, dalle libere opinioni e dalle scelte di tutti quei cittadini che amano disinteressatamente la propria città.
Lontani da ogni retorica, è nostra convinzione che la politica debba sempre meglio favorire una quanto più larga ed attiva partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e, in tal maniera, ottenere che essi siano posti nella condizione di contare davvero nella selezione ed adozione delle decisioni che influiscono sull'organizzazione della propria convivenza.
Il PD di Orvieto confida che Voi, cittadini, vogliate diventare i veri protagonisti di una nuova e moderna iniziativa politica che dovrà segnare una svolta autentica per la nostra città; una svolta, a nostro avviso, assolutamente necessaria per recuperare quel rango di "città universale" che Orvieto merita e che, anche per inefficienze e inerzie a noi imputabili, è andata via via dissipando e smarrendo".

Replicano gli Orvietani, idealmente riuniti in civica adunanza : "Rispondiamo a Lei Signora Peltonen, nella Sua veste di Presidente del PD di Orvieto, per significarLe il nostro apprezzamento per le candide parole contenute nel messaggio inviatoci; accanto ad esso, però, ci consenta di esprimere anche un profondo sentimento di scetticismo e perplessità derivato dalla constatazione che il partito, da Lei rappresentato, in molteplici occasioni si è dimostrato e rivelato ambiguo, oscillante, indeciso e insicuro. In un solo termine, poco o per nulla credibile.
Lo provano le travagliate vicende a cui è andata incontro la compagine democratica in Consiglio Comunale, le recenti dimissioni del suo capogruppo, gli sbocchi congressuali che stanno imponendo ad alcune tra le Vostre migliori intellettualità di essere sacrificate sull'altare di equilibri interni a noi del tutto incomprensibili.
Se, poi, i vostri intendimenti hanno come unico fine di spianare la strada alla riproposizione di antiquati meccanismi di politica amministrativa per la nostra città, già abbondantemente bocciati dalla storia e dal giudizio degli elettori, non sarà per noi affatto agevole poterVi assecondare.
Ella, con un pizzico di sana e simpatica autoironia, si è definita "la Nonna del PD dal buon senso e dai buoni consigli": lo sia sul serio e per davvero e liberi il suo partito dalle sue contraddizioni vissute, da noi cittadini, come una prevaricazione della sovranità popolare potenzialmente offuscata da comportamenti di parte che non siano in grado di produrre gesti di verità".

Mi permetto di aggiungere solo ciò che segue: Katherine de la Rocheville, obliata quanto valorosa eroina, soleva ammonire che gli uomini, i maschi, si comportano spesso e volentieri fanciullescamente anche di fronte ad emergenze ad elevato contenuto di gravità e rischiosità; compete alle donne, in quei frangenti, di intervenire con energia e fermezza per riportarli sulla retta via pena, altrimenti, di divenire esse stesse complici e, dunque, doppiamente colpevoli.

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