opinioni

Edizione straordinaria...

lunedì 12 luglio 2010
di Mario Tiberi

Al termine della Festa Democratica di Orvieto e nel riallacciarmi alla precedente nota sulle prime impressioni ricevute titolata "Il militante organico", giudico utile e doveroso proseguire nel percorso avviato e trarne conclusive considerazioni.

Tra i molteplici aspetti che potrebbero essere degni di segnalazione mi preme, innanzitutto, offrire massima evidenza a due elementi di principio spesso a vanvera predicati e che, almeno questa volta, per unanime impegno sono stati finalmente praticati: il rispetto rigoroso della libertà individuale e dell'uguaglianza sostanziale tra ogni componente la "equipe" di lavoro. Ce lo eravamo giurati nella fase preparatoria e siamo riusciti a metterlo in pratica in quella realizzativa.

Aria nuova e fresca comincia a circolare anche su codesto versante e la obsoleta impostazione, tra chi impartisce solo ordini e chi pedissequamente li esegue, è definitivamente tramontata e, con essa, sono stati spazzati via la distinzione tra "servitore e padrone" e il concetto di padronato lontano mille miglia da un partito che aspira a farsi identificare come autenticamente popolare. Per meglio dire, è stato abiurato dal vocabolario interno il termine "padronesco" che sottende in sé la perversa idea di furbesco, furtivo, profittatore. Dal consolidamento di tali principi che devono essere ormai da tutti considerati come irreversibili e costituenti, nel loro insieme, un "punto di non ritorno", discende come inevitabile conseguenza che non dovranno più esistere coloro che con fatica seminano e coloro che solo e allegramente incamerano, coloro che sempre sono in prima linea e coloro che "una tantum" si presentano per riscuotere nella veste dell'odioso pubblicano di turno.

Parafrasando la Parabola Evangelica delle ancelle stolte e negligenti e di quelle vigili ed avvedute, e che Dio mi perdoni se lo scrivo, dovremo energicamente rispondere, nella guisa a seguire, agli esattori di dazi quando verranno a bussare alla nostra porta: "Andate via e ritornate da dove siete venuti perché non vi conosciamo o, meglio ancora, non vi riconosciamo". Dirigenti seri e responsabili di un partito che tiene in massimo conto alla sua credibilità non possono che attenersi alla elementare, ma dirompente regola sopra esposta.
E allora ben vengano i meritati riconoscimenti elogiativi a Luigina, Rosa, Adriana, Chiara, Anna Rita, Teresa, Marisa, Pina, Giuseppina, Elena per il costante e fruttifero impegno profuso e, poi, a Roberta, Lorena, Mirella, Matilde, Laura per la loro instancabilità e pazienza e, poi ancora, a Silvia, Rosella, Liliana, Elisa, alle giovanissime Marta, Eleonora e Sara perché sorridenti e garbate. Un pizzico di tratteggio in più lo dedico ben volentieri ad Antonietta, esempio vivente di innate capacità organizzative, e alla signora Cleros, in "primis" per il suo nome inusuale e affascinante al contempo e, in "secundis", per la compostezza e lo stile signorile e raffinato.

Ai volontari uomini mi sento di rivolgere un sincero apprezzamento non "uti singuli", ma accomunati da un unico e partecipato spirito di squadra con una menzione, a parte, per l'indomito e gioioso Vasco, per i due "Massimi" meritevoli dell'appellativo di "consoli" e, infine, per il professionale e laborioso Giulio.
E' stato sorprendente ed inaspettato aver potuto constatare il riavvicinamento alla vita politica, seppur ancora timido e tiepido, di alcune giovani promesse, quali Alessio, Lorenzo, Marianna che se ne erano allontanati per cocenti e giustificate delusioni.

Un partito, però, non è un'associazione ludico-sportivo-ricreativa, quanto piuttosto un sodalizio di impegno civile e sociale e, come tale, deve tendere il suo sguardo al soddisfacimento degli interessi generali. Per il PD, l'occasione storica da non fallire assolutamente è rappresentata dalla celebrazione prossima ventura dei congressi territoriali in vista dei quali, fin da subito, dichiaro la mia disponibilità per delle assisi da strutturare all'insegna della compattezza e dell'unità di intenti, di determinazioni ampiamente accolte e di comuni obiettivi da raggiungere. Quanto sopra sarà possibile effettualizzarlo, tornando a ribadirlo per l'ennesima volta, solo se avremo la ferma e risoluta volontà di attuare nella concretezza della realtà una pluralistica e articolata democrazia interna, di mettere in campo un radicale rinnovamento di metodiche, di progettualità e di risorse umane, di concedere sconfinati spazi al criterio del merito individuale e/o di gruppo con la finale avvertenza che, detti capisaldi, devono necessariamente ricorrere congiuntamente per essere forieri di brillanti e validi risultati.

Infine, il titolo del presente corsivo "Edizione Straordinaria" lo affido alla libertà esegetica delle gentili lettrici e dei cortesi lettori potendolo interpretare, a loro gusto e piacimento, o in senso strettamente giornalistico o in quello più estensivo di evento fuori dall'ordinario.

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