opinioni

Moralità rubate, ovvero del condannabile costume del cumulo delle cariche politiche

venerdì 26 marzo 2010
di Mario Tiberi

Gli "Antiqui Mores", cioè gli usi e costumi dettati dalle virtuose tradizioni plurisecolari, sono stati il faro e la bussola di orientamento delle Grandi Civiltà Euro-Asiatiche.
Prima delle norme scritte, quelle che oggi appelliamo come "Diritto positivo", erano vigenti le regole naturali del senso di appartenenza ad una famiglia, ad una stirpe, ad una comunità allargata di persone che si riconoscevano in un ordinamento superiore, primo embrione dello Stato moderno.
A quei tempi la politica fungeva da supporto alla stabilità interna, indirizzava le scelte per il raggiungimento di solidi equilibri tra le classi sociali, si preoccupava della difesa degli ordini costituzionali di fronte alle minacce di proditorii avversari intestini o di nemici esterni.
Il "Cursus Honorum", in special modo quello assegnato all'Ordine Equestre, prevedeva delle tappe obbligate che andavano tutte conquistate e raggiunte prima di poter aspirare all'investitura di esercizio delle Magistrature Pubbliche.
Il connotato più rimarchevole, però, è da individuare nella caratteristica che l'arte nobile della politica era concepita come un'attività da esplicare in maniera libera, volontaria, autonoma, gratuita e, soprattutto, univoca e scevra da cumuli di mandati plurimi.

Di secoli ne sono trascorsi e non mi sono meravigliato più di tanto quando, poche sere orsono, ho appreso dalla trasmissione televisiva "Report" che oltre un centinaio di eletti al Parlamento nazionale accentrano su di sé aggiuntive cariche elettive e non, private o pubbliche che siano, tutte comunque lautamente retribuite.
E' un ulteriore segno del degrado del nostro torbido tempo e le responsabilità di codesti tristi spettacoli non ricadono solo ed unicamente in capo ai singoli protagonisti dall'insaziabile ingordigia e dalla voracità sfrenata, ma in pari misura piombano sulle spalle delle forze politiche che li nominano e che tollerano tale stato di immorale acquiescenza.
Perché se è vero che esiste l'usuraio, è anche vero che esiste colui che è disposto ad essere usurato; se opera il corruttore, è perché da dietro l'angolo si affaccia il corrotto sempre pronto a farsi ulteriormente corrompere: gli uni e gli altri sono parimenti corresponsabili in quanto complici della stessa azione delittuosa.

Il fenomeno dei doppi, triplici e talvolta quadrupli incarichi è, purtroppo, molto più ampio di quanto se ne abbia conoscenza ed investe non solo le alte sfere del Parlamento nazionale e del Governo centrale, ma è stratificatamente diffuso a macchia d'olio anche negli ambienti intermedi e nei livelli di base.
Un caso di efficace esemplarità è riscontrabile anche nella realtà nostrana e consiste nel constatare come uno stesso personaggio politico, in quota al Partito Democratico, svolga contemporaneamente le funzioni di Direttore della Comunità Montana, di Consigliere Provinciale e di Presidente del Servizio Idrico Integrato. Fondate indiscrezioni rivelano pure che il medesimo aspiri alla carica di Presidente dell'ATI della provincia di Terni.

Dalle colonne delle testate online che gentilmente mi ospitano, mi sento in dovere di esprimere ai giovani iscritti del circolo PD di Guardea la mia personale, completa e assonante solidarietà per il coraggio avuto nel denunciare pubblicamente la gestione oligarchica del circolo stesso, all'interno del quale è operativa l'ombra lunga del personaggio in questione.
Da quando sono membro della segreteria del Coordinamento Intercomunale del PD del Comprensorio Orvietano, e cioè dagli inizi dell'anno in corso, mi sono adoperato perché si ponesse rimedio a tale non più accettabile condizione e ho provveduto ad interessare della questione, oltre all'organismo di cui faccio parte, anche il Segretario Provinciale e quello Comunale di Orvieto.

Fino ad oggi mi si è risposto con surrettizie spallucce che manifestano chiaramente la volontà di far finta di nulla quando, al contrario, una precisa presa di posizione nel merito e di censura nella sostanza non potrebbero che portare giovamento all'immagine del Partito Democratico nel suo complesso. Non mi arrendo e su questo, come su altri argomenti di scottante attualità, porterò avanti la mia battaglia ideale perché si cambi e si cambi in fretta e in meglio.
Negli anni sessanta e settanta veniva ritmato, nei cortei organizzati dalle frange estreme della sinistra extraparlamentare, lo slogan "la proprietà privata è un furto": era e rimane una idiozia; non lo è invece rubare la moralità.

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