opinioni

Riflessione anomala su edilizia e patto con Roma

giovedì 14 gennaio 2010
di Gianni Cardinali

Quando furono scritte le parole che seguono era il 1992 ed il Sindaco Cimicchi si era appena insediato alla guida del Comune nel quale era stato assessore all'economia dal 1985.

"............In questi ultimi sei anni, in cui è stata determinante la sua presenza, dobbiamo rilevare con preoccupazione, che l'unica economia che sta prendendo piede sembra essere quella degli "affari", per cui abbiamo la sensazione che "homo economicus" tenda a confondersi con "homo affaristicus". Lei ha recentemente sostenuto che ad Orvieto c'è bisogno di ben 800 appartamenti. Non Le nascondiamo che l'affermazione ci è sembrata quanto meno incauta e se questi dovessero essere i presupposti per la nuova variante al piano regolatore, che Lei ipotizza nel documento programmatico, il processo già in atto di "poranizzazione", acquisterebbe una valenza oltremodo preoccupante. Un fabbisogno del genere presuppone l'esistenza di circa 3000 persone senza casa, in un comune di 20000 abitanti e con 600 appartamenti vuoti nel centro storico. E' questa la Orvieto 2000 che si vagheggia nelle linee programmatiche?..........."

Da quel periodo in poi, dopo che per anni avevamo assaporato l'ipotesi che Orvieto potesse vivere una evoluzione fortemente legata al suo patrimonio storico e culturale, avvenne una sorta di saccheggio perpetrato da quello che diffusamente venne chiamato un "comitato di affari". Un comitato di difficile connotazione, intercambiabile, molto trasversale e tutto fondato sul ciclo degli inerti e dell'edilizia, aggiungerei di bassa qualità. Da allora è accaduto l'inverosimile e più in grande si è realizzato il processo di "poranizzazione", intendendo con esso la devastazione del territorio, già consumata a Porano in quel periodo, con la politica delle lottizzazioni contrattate. In questo modo si è giunti alla città dilatata, abbandonando quella compatta, il centro storico, fino ai nostri giorni con le lottizzazioni di "Poggio Fanello", in fase di realizzazione, e quella di San Giorgio oggetto di polemica insieme al patto con Roma.

Gli abitanti continuano ad essere circa 20000 con una disponibilità di vani che dovrebbero corrispondere ad almeno tre per abitante, quindi circa 60000. Vorrei sbagliare, ma ritengo che dovremmo essere vicini ad un record europeo. E' il perfido frutto di una grave carenza legislativa, che a differenza di gran parte dei paesi europei, tende a garantire il diritto di proprietà con il diritto di costruire. L'edilizia contrattata, fonte di tutte le corruttele, nasce da questo. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe stata l'Olanda, con 400 abitanti per km2 , senza dispositivi di controllo reale dell'urbanistica e governata da amministratori simili ai nostri. Quando il Sindaco Concina raffronta la nostra realtà con quella di Salisburgo dovrebbe riflettere su queste cose e prendere decisioni coraggiose in autentica controtendenza, non solo relativamente al dramma dei conti pubblici.

Il "diluvio" edilizio è figlio della stessa mamma che ha partorito il disordine nei conti.
Se il Sindaco Concina provasse a riportare in consiglio il patto con Roma concettualmente modificato e senza il pacchetto edilizio che comprende la lottizzazione di San Giorgio, allora si che metterebbe in difficoltà la maggioranza politica, compreso il consigliere Gialletti così preoccupato per il "BENE COMUNE".

Se fossi il Sindaco scriverei:
1) I due Comuni si impegnano a coprire di pannelli fotovoltaici tutti i tetti piatti dei capannoni artigianali così diffusi ovunque.
2) Il Comune di Orvieto si attiva a favorire l'utilizzazione di tutto il patrimonio edilizio esistente e non abitato per le famiglie romane.

Il linguaggio è lo stesso usato nel precedente protocollo bocciato dal consiglio comunale, con concetti diversi che servono a fugare qualsiasi sospetto sia riguardante l'ACEA sia l'ipotesi di qualche sbarco di palazzinari romani. Un consiglio comunale serio dovrebbe votare compatto all'unanimità per il bene comune, quello vero. Se non dovesse accadere qualcosa di simile sarà tutto come prima.

Pubblicato da francesco ercolani il 15 gennaio 2010 alle ore 11:23
Caro Gianni cambia il maestro ma purtroppo la "musica" sempre la stessa con qualche "trombone stonato in pi e con una parte politica ,oggi ahim senza sindaco, che si letteralmente divorata il suo territorio. e che ha raggiunto le pi alte vette di liricit e passione politica riscoprendo,senti senti larmonia, l'equilibrio e persino il bello.
A questo punto veramente commosso ed emozionato mi fermo qui per non "piangere".................dalla "PAZZA" gioia

ciao francesco
Pubblicato da Giancarlo Zoccolella il 15 gennaio 2010 alle ore 19:33
"Se non dovesse accadere qualcosa di simile sar tutto come prima."

Speriamo di no, caro Gianni......saltando tutte l'inutilit, la Tua una proposta limpida, chiara, operativa e, pure, semplicemente realizzabile. Tutto questo sar sufficiente o rester "anomalo"?
Pubblicato da ELETTORE il 16 gennaio 2010 alle ore 09:43
Caro professore, lei ha perfettamente ragione sul passato, ha ragione quando dice che la situazione attuale della disponibilit
immobiliare per abitante preoccupante, aggiungerei che esiste
oltre a quella che lei chiama "lottizzazione contrattata"anche un andamento dei prezzi di mercato degli immobili innaturale rispetto
all'enorme offerta.

Ad Orvieto l'edilizia popolare, che nella qualit esiste e non poco, costa quanto il residenziale di lusso in altre citt delle nostre dimensioni.
Questo purtroppo uno degli elementi che hanno determinato lo
spopolamento, che in futuro con la tipologia di contratti di lavoro che
esistono (difficilissimo prendere un mutuo con un contratto a tempo
determinato) e la crisi economica inevitabilmente aumenter.

La situazione che lei ha citato era quella del 1992 e negli anni successivi abbiamo sbagliato consistentemente la politica edilizia ed abitativa che uno degli strumenti pi importanti per cambiare il
futuro e la vivibilit di una citt, in parte per colpa di chi ci ha governato, in parte perch ci siamo molto copiaciuti della nostra singola capacit di fare qualche "affaretto" in questo sistema.

Abbiamo rischiato ed in parte ottenuto la poranizzazione, uno sviluppo a "rampazzo" non coerente e costosissimo dal punto di vista degli oneri di urbanizzazione e degli oneri che gravano sulla
collettivit.

Nel 1992 avevamo davanti anni di sviluppo economico, ora cosa
abbiamo davanti?

Quello che rischiamo oggi di diventare non come popolosa e
degradata periferia o come Civita?

Penso che bisogna discutere su tutto senza pregidizio di bandiera e
e soluzioni preconfezionate, con chiarezza condivisione con la
citt, ma anche coraggio da parte nostra e controllo.

Dobbiamo fare in modo che nessuno pensi di "produrre sviluppo"
senza spiegarci con esattezza come, ma anche che nessuno
si opponga pregiudizialmete ai nuovi progetti solo perch vaghi o per ricordarci che esiste.

con affetto

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