opinioni

Le fatiche di Sisifo del Consigliere Leoni. Ci vuole un patto, ma ad Orvieto

martedì 12 gennaio 2010
di Valentino Filippetti

Il consigliere Leoni è veramente da ammirare per l'impegno con il quale cerca di dare un senso politico alle iniziative della sua sgangherata compagine amministrativa. Ovviamente ha dovuto superare la confusione che è seguita alla bocciatura "Der Patto". Piu' d'uno lo ha sentito ripetere il suo disappunto nei confronti di una proposta che era palesemente sballata. Del resto era chiaro a tutti che quelle tre paginette titolate pomposamente "Patto con Roma" altro non erano che la foglia di fico per far digerire proprio ad Olimpieri la ben piu' consistente pratica urbanistica. Ora che tutto si è sciolto come neve al sole è tempo di parlare di cose serie. Ovvero del deficit strutturale del Comune di Orvieto. Le "paginette" distribuite dall'Assessore al Bilancio non fanno presagire niente di buono. Discorsetti generici senza nessuna proposta concreta tranne la minaccia di tagliare tutto e chiudere teatri e sospendere manifestazioni affermate.

In realtà, come va dicendo giustamente Leoni da tempo, la questione va affrontata politicamente. Certamente il punto di partenza è il buco che si è prodotto. Ma continuare la campagna terroristica sul bilancio non serve a niente. Il centro sinistra ha le proprie responsabilità, se le è assunte e gli orvietani si sono espressi. Del resto i soldi di quel buco non se li è portati via nessuno. Si sono tradotti per lo piu' in opere pubbliche largamente condivise. Quindi si dovrebbe discutere dell'argomento all'ordine del giorno, ovvero dell'autonomia economica e finanziaria della città.

Questo non è un tema di destra o di sinistra ma di tutti. Tra un pò di tempo il consiglio comunale dovrà decidere se Orvieto avrà ancora un autogoverno o se si passerà la mano ad altri, a centri politici e burocratici esterni alla città. Commissariare il Comune non vuol dire automaticamente elezioni anticipate, ma vuol dire sicuramente la nomina da parte del Presidente della Repubblica di tre commissari che salderanno i conti in una logica puramente ragioneristica. Non ce lo possiamo permettere.

Per evitarlo è necessario che le forze politiche e sociali incomincino a prendere coscienza che ci vuole un patto a tempo, con un unico obbiettivo: il risanamento del bilancio. E poi le elezioni. Se non si imbocca questa strada i rischi sono gravi. Le esperienze di Ciaurro a Terni o degli anni '80 a Spoleto ce lo insegnano. Per non parlare delle amministrazioni in perenne dissesto del SUD. Ad Orvieto tutto questo si può evitare ma c'è poco tempo. E soprattutto ci vuole un po' di coraggio.

Le reazioni sgangherate che sono venute dopo la bocciatura "Der Patto" non devono impressionare. Le aggressioni verbali a consiglieri comunali e dirigenti del PD mostrano che la transizione democratica della destra orvietana non è ancora completata e che c'è chi scambia il Consiglio Comunale per un Consiglio di Amministrazione. Ma il problema del bilancio rimane lì e richiede proposte concrete e scelte coraggiose.

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