opinioni

Delle scene... oscene

lunedì 9 novembre 2009
di Mario Tiberi

Il termine osceno può essere usato in più accezioni tra le quali, quella di maggior diffusione, ha il significato di volgare, scurrile, sessualmente riprovevole. In questa dissertazione, lo voglio utilizzare come sinonimo di inguardabile e sconsiderato.
Ciò che sta accadendo, ormai da mesi, all'interno dei locali di via Pianzola, sede del PD di Orvieto, assume il sapore dello sconcertante e perfino dell'incredibile se a miei occhi, non di tesserato, ma di semplice osservatore non fosse apparso quello che puntualmente accade ogni giorno.
Un Partito dovrebbe essere il luogo dove ci si riunisce e incontra per analizzare e discutere le questioni dell'attualità politica ad ampio raggio offrendo, a tutte le componenti interne, la possibilità di intervento per una sintesi finale che sfoci in deliberazioni e decisioni attuative delle linee adottate, a maggioranza o all'unanimità.
Si dovrebbe dibattere degli indirizzi progettuali e programmatici da dare ai molteplici e spinosi argomenti municipali, a quelli inerenti le vicende nazionali che appaiono sempre più contorte e intrigate, perfino uno spazio andrebbe dedicato alla dimenticata politica estera quando quest'ultima, in un mondo globalizzato, è molto più vicina ai nostri interessi e alle nostre esigenze di quanto si possa immaginare.

Purtroppo lo scenario a cui si è costretti ad assistere sta andando per altro verso: a parte la ristretta cerchia dei consueti notabili, come non mai arroccati nel chiuso ghetto della loro convinta autosufficienza, la frequentazione e la partecipazione alla vita di partito appare di fatto preclusa ai portatori di novità e di idee diverse da quelle espressione del pensiero dominante, omologato e conformista. Si avverte palpabile la sensazione di non essere disposti ad accettare il contributo di forze ed energie fresche, quando invece è proprio di queste che il partito avrebbe necessità assoluta per rigenerarsi e scuotersi dallo stato di torpore nel quale si è adagiato, provando a rialzarsi alla riconquista del terreno perduto.
E' sconfortante assistere all'andirivieni forsennato, da una stanza all'altra, di funzionari e dirigenti dal parlottio a voce sommessa per non farsi sentire come se ci fosse chissà che cosa da nascondere a da tenere segreta; è inguardabile lo spettacolo dei postulanti che hanno sempre qualcosa da reclamare e pretendere senza, quasi mai, aver nulla da offrire in termini di disinteressato servizio e supporto alla causa comune; è sconsiderato il malsano costume di dover per forza riposizionare e collocare in posti di responsabilità e di potere soprattutto quelli che, scalzati dalle comode poltrone del passato, hanno fornito pessima prova delle loro attitudini gestionali in precedenti esperienze amministrative. Mi verrebbe da dire inettitudine al posto di inattitudine, ma lascio ai lettori la libertà di scegliere, tra le due parole, quella che sembra loro più appropriata!.

Cari democratici del PD, fare e stare in politica non può solo e soltanto significare se debba essere Tizio a ricoprire un incarico piuttosto che Caio, se ad assumere una carica pubblica o para pubblica debba essere indicato Sempronio per il fatto che può contare su un consistente pacchetto di tessere, magari artificiose, a prescindere dalle sue capacità e dalla sua limpidezza morale, oppure che tutto debba ruotare intorno alla discussione sul terzo mandato o meno della Governatrice dell'Umbria con la conseguente paralisi dell'azione politica dell'intero partito.
Se mi è permesso uno spassionato consiglio, inviterei la "Zarina rossa" a prendersi una sana vacanza di quattro-sei mesi in una dacia della Crimea e godersi uno splendido tramonto sulle rive del Mar Nero. Ovviamente a sue spese!.

Sono consapevole che questo mio scritto susciterà un vespaio di polemiche e di risentite repliche, ma è compito di un cittadino politicamente schierato di essere stimolo e pungolo per la sua parte politica quando questa, nel suo giudizio, non è valida ed operosa come vorrebbe.

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