opinioni

A destra non solo petali di rose, ma anche spine

venerdì 18 settembre 2009
di Mario Tiberi

Sembravano idilli imperituri quelli sbocciati tra i grandi Capi della Destra italiana e alla "festa della congiunzione" di alcuni anni orsono furono baci, abbracci, sorrisi e calorose strette di mano con incoraggianti pacche sulle spalle. Ma gli eventi e gli avvenimenti, privati o pubblici che siano, si susseguono ad un ritmo così frenetico che spesso e volentieri sfuggono di mano anche ai più abili prestidigitatori. E' quanto sta avvenendo al "manipolatore e chirocrate" per eccellenza della politica italiana: Silvio Berlusconi.

Oramai il gioco delle parti sta finalmente venendo a galla: non gli sono più sufficienti smaccati sorrisi, melliflue blandizie, farisee adulazioni per tenere insieme un caravanserraglio composto da "cavalli di razza" che cominciano a scalpitare e a ribellarsi agli ordini di un cocchiere al quale non riconoscono più il prestigio e l'autorevolezza di un tempo recente. Non avrebbero altrimenti spiegazione tutti i sommovimenti che andiamo registrando da alcune settimane a questa parte e che sono culminati con la lettera aperta a firma di tutti i deputati di provenienza ex Alleanza Nazionale. All' interno di quel documento, tra le righe e nemmeno tanto, si percepisce chiaramente lo stato di disagio di una componente fondamentale dell'attuale maggioranza di governo che si sente a volte messa in disparte dalle grandi scelte, a volte scavalcata da accordi bilaterali non condivisi, a volte a dover supinamente accettare la realtà dei fatti compiuti.

Gianfranco Fini, politico astuto ed esperto nonché uno dei migliori Presidenti della Camera dei Deputati dell'Italia Repubblicana, ha da tempo intuito tutti i pericoli insiti in un progressivo ed apparentemente inarrestabile accentramento di poteri in un'unica persona, non solo per la sua parte politica ma anche, fatto ancor più grave, per l'intera democrazia italiana. E allora, pur con estrema cautela e circospezione per l'alto ruolo istituzionale ricoperto, ha giustamente iniziato ad operare dei distinguo e su alcune delicate e decisive questioni non ha esitato a porsi lontano un miglio dal Capo del Governo e dalla Lega di Bossi. Già la Lega: è proprio il sospetto e il timore di un asse di ferro e, quindi di un legame privilegiato, tra Berlusconi e Bossi ad aver destato l'acume politico del Presidente della Camera anche in vista delle imminenti manovre che dovranno portare all'elezione del nuovo "Inquilino del Colle".

Si vocifera che Giulio Tremonti e Pierferdinando Casini, con aggregato Massimo D'Alema, starebbero tessendo una tela e costruendo un ponte di dialogo stretto con Fini per scongiurare ipotesi di equilibri futuri che vedrebbero ancora l'Uomo di Arcore al centro dello scacchiere politico nazionale, pronto a dare scacco matto a tutti coloro che, impunemente, volessero avvicinarsi al suo castello fortificato.

Al Presidente Fini non ho nulla da proporre perché certamente non ha alcun bisogno del parere di un modesto commentatore, quale sono io; consiglierei, invece, a D'Alema di tenersi il più possibile fuori da certe avventure a scanso di eventuali, future accuse di inciuci e di operazioni trasversali rammentandogli che è pur sempre un esponente dell'opposizione!.

Non dissimile è il quadro politico orvietano se è vero, come è vero, che non poche voci di distinzione si sono levate rispetto ad alcune prese di posizione del Sindaco in carica ed hanno determinato timidi, ma evidenti, steccati divisori tra quest'ultimo e parte della sua compagine di governo, sia di Giunta che in seno al Consiglio Comunale. Una per tutte, la recentissima esternazione del Consigliere Pizzo che si lamenta, a viva voce, di come lo slogan propagandistico del centro-destra "Rinnovamento e Metodo" non si sia ancora trasformato in fatti e atti concreti.

Quanto potrà durare, nel nazionale e nel locale, codesto stato di cose non è facile presagire anche se, all'orizzonte, si può ragionevolmente intravedere una più che ipotetica uscita di scena sia del Presidente del Consiglio e sia del Sindaco di Orvieto.

Cosa farà, a questo punto, il Partito Democratico?. Attualmente non mi sembra affatto attrezzato ad affrontare in campo aperto le due emergenze testè ipotizzate e solo il Congresso di autunno potrebbe dotarlo della spinta propulsiva necessaria, purchè da detto Congresso scaturisca un progetto politico serio e convincente e una dirigenza totalmente nuova, credibile ed attrattiva a cominciare dalla persona del Segretario Nazionale. Talenti non è che non ve ne siano, basterebbe soltanto che sia data loro la possibilità di sprigionare tutto il potenziale di cui sono dotati.

Per finire, mi si permetta una battuta salace riconducibile all'allegoria botanica del titolo del presente articolo: anche il Segretario Comunale del partito nel quale milito sarebbe uno splendido fiore se non fosse prigioniero ed ostaggio nel pugno serrato di mani avvizzite!.

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