opinioni

Analisi del risultato elettorale a Orvieto. Parte prima

mercoledì 24 giugno 2009
di jacopo

Nel ballottaggio avvenuto domenica 21 e lunedì 22 giugno gli orvietani hanno deciso, dopo oltre 60 anni, di cambiare il colore politico del loro Sindaco dando così fiducia al candidato del centro-destra Toni Concina. L'analisi di tale evento sociale e politico non è sicuramente semplice e merita di essere fatta in modo approfondito e a mente fredda.

Per prima cosa, prima ancora di parlare di tutti i tradimenti avvenuti o immaginati dentro lo schieramento di centro-sinistra, per comprendere la vittoria del nuovo Sindaco Concina occorre capire, o almeno cercare di farlo, perché gli orvietani abbiano deciso di dare fiducia ad un uomo che viene da lontano, che non è un politico.

Ad Orvieto, ormai da molto tempo, si era creato un notevole malessere intorno all'amministrazione del comune, un malessere che andava in modo trasversale dalle grandi associazioni di categoria, ai giovani, a coloro che avevano votato sempre a sinistra ma che erano fortemente critici verso il governo locale.
Loriana Stella ha potuto, grazie alle primarie, recuperare una larga parte del popolo della sinistra che, in caso di mancato loro svolgimento, avrebbero probabilmente disertato le urne o peggio ma, sembrerebbe, non è riuscita a portare dalla sua parte né le grandi associazioni di categoria e tutti i voti che queste in qualche modo possono spostare, né i giovani.

Le prime da anni ormai si lamentano di un decadimento economico della città di Orvieto, di un'incapacità d'azione efficace del suo governo per tentare di modificarne l'andamento. Molto spesso sono entrati in contrasto con scelte dell'amministrazione passata, come nel caso della logorante diatriba sui varchi elettronici. Quando hanno visto che l'alternativa proposta dal centro-destra era non solo credibile dal punto di vista politico, ma soprattutto credibile dal punto di vista della persona - un dirigente di azienda, in qualche modo dunque uno di loro - non hanno avuto dubbi su quale fosse il candidato da appoggiare.

Per il giovani il discorso è diverso. Il loro rapporto con i vecchi politici - la Stella per i giovani di Orvieto è annoverata in questa categoria - è di indifferenza. Anche loro sono entrati i contrasto con la vecchia amministrazione, più di una volta, e ritengono che la città di Orvieto non abbia da offrirgli niente: dal punto di vista sociale, ludico, lavorativo. Hanno ritenuto che cambiare governo, per provare a vedere se le cose cambiassero in meglio, fosse una cosa giusta e da tentare. Questa generazione, fatta di ragazzi dai 18 ai 28 anni, è in gran parte non politicizzata, non si riconosce in un partito in particolare ma di volta in volta vota quello che ritiene più giusto. Accanto a questo è però avvenuto anche che una larga fetta di giovani con idee politiche precise, di sinistra, non si è riconosciuta nel candidato a sindaco del cestro-sinistra e ha preferito, soprattutto al ballottaggio, non andare a votare o addirittura votare il candidato dello schieramento avverso che, con grande maestria, non si è mai caratterizzato per la sua fede politica ma per la sua capacità lavorativa e di innovazione.

Il malessere ovviamente, e visto l'enorme distacco tra i due candidati, non può essere solo di queste due categorie. Moltissimo orvietani sentivano la necessità di un cambiamento forte e hanno voluto credere nell'uomo venuto da lontano con tante promesse.
Questi sono sicuramente i primi tre fattori che si devono tenere in considerazione per ragionare sulla sconfitta del centro-sinistra.

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