opinioni

Riflessioni in margine alla nuova lottizzazione Fanello

mercoledì 20 maggio 2009
di Francesco Ercolani

Avevo scritto queste poche riflessioni a margine delle attività e dei contributi messi in essere prima delle primarie nei gruppi di lavoro di "Orvieto capace di futuro". Anche adesso alla luce della presentazione ufficiale del nuovo progetto del "Fanello", quelle riflessioni mi sembrano ancora attuali; né penso che una maggiore attenzione per la oggettiva polifunzionalità del sistema, per gli studi relativi alle ecocompatibilità ed ecosostenibilità possano necessariamente implicare una valutazione totalmente positiva.
Pensare che il nuovo intervento possa costituire un nuovo modo di vivere la città assumendone addirittura la funzione di "cuore" e cancellando d'un colpo una "NON URBANISTICA" perpetrata in modo scientifico dagli anni '60 in poi, mi sembra francamente un esercizio molto molto difficile.

RIFLESSIONI

Orvieto non può più permettersi, come d‘altronde il resto del paese,
le dissennate politiche di sviluppo edilizio fin qui perseguite che hanno provocato una diffusione edilizia esagerata ed in ogni direzione consumando aree in qualche caso di grande pregio ambientale, come la passata lottizzazione del poggente e la futura espansione del "fanello".

L'edilizia abitativa periferica facilmente osservabile dalla rocca dell'Albornoz mette chiaramente in luce la grande dispersione urbana che di fatto dallo scalo fino a Ciconia e Sferracavallo con l'interruzione (grazie al Vincolo) della zona della Badia avvolge in un abbraccio asfissiante i piedi della rupe.

Le modalità insediative che si sono nel tempo attuate di tipo prevalentemente "sommativo" e "lineare" legate direttamente ai sistemi infrastrutturali viari sono palesemente insufficienti a soddisfare le complessità dei parametri urbanistico-spaziali che hanno strutturato e sostenuto le città nella loro evoluzione storica e che rappresentano tuttora la bussola fondamentale di riferimento anche negli insediamenti contemporanei più riusciti soprattutto nel nord dell'Europa.

Purtroppo quell'idea di città è stata ormai dimenticata e definitivamente liquidata dall'urbanistica ignorante ed obbediente alle clientele di turno piccole e grandi; "svenduta" a lotti, a pezzetti senza una visione organica e sistemica, diffusa come una terribile metastasi che neanche la terapia a base di "piazze finte" e inutili riuscirà mai a guarire.

Abbiamo perciò il dovere politico di interrompere questa perversa e falsa idea di sviluppo che sta distruggendo velocemente le originarie caratteristiche della cultura insediativa del nostro territorio che si presta, se lo si vuole veramente, ad essere "contaminata" con intelligenza e sensibilità avviando un vero recupero culturale delle nostre radici e di quel DNA storico - urbanistico rappresentato dalla nostra città e dall'unicum ambientale e paesaggistico che la circonda.

Questo ineguagliabile patrimonio, che tutti ci invidiano va difeso strenuamente non solo come componente strutturale economicamente strategica per il nostro futuro, ma soprattutto per rafforzare, in momenti critici come questi e di fronte alla montante indifferenza del quotidiano, il senso di cittadinanza e di forte appartenenza identitaria.

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