opinioni

Luca Coscioni. Combattente per la vita. Orvieto

giovedì 21 febbraio 2008
di Silvio Manglaviti
Caro Luca, come va? Che domanda. Certamente bene. Ora. Noi, quaggiù, invece, mica tanto. Anzi, per niente e sempre peggio... e vedo e penso positivo! Tante chiacchiere. Quante chiacchiere, sapessi. Ma lo sai, certo. Parole, parole, parole; parole a manciate; fiumi di parole. Oceani di parole. Tu che – al contrario – non potevi più disporre di tanta abbondanza parolaia, ben sapevi del valore, del peso specifico di una parola. Purtroppo le parole non costano nulla a chi le produce, se non quel tanto di zuccheri necessari al cervello per concepirle, ai muscoli facciali e ai polmoni per espellerle e quel poco di anidride carbonica residuale dispersa. Eppure anche ciò potrebbe e dovrebbe far riflettere sul disseminare e spargere parole; sul chiacchierarsi – il più delle volte – addosso. Perfino io, adesso, potrei esserne tacciato! Muscoli e parole. Proprio quello di cui disponevi soverchio in gioventù e che ti mancò, progressivamente sempre di più nella malattia. Ripenso alla kermesse in piazza del popolo due anni orsono. Ricordi che palco ti avevano apparato? Quanta gente. E personalità. Io non c’ero, però ero sicuro che tanti VIP (ac-)corsi sul catafalco, volessero e stessero a significare qualcosa. Perlomeno quelli del luogo. Quale – invece – differenza tra Testimoni e ‘avvoltoi’? Ti avevo salutato prima, sorridendo ancora insieme a te sui ricordi di quel campeggio all’eremo dei Passionisti sull’Argentario. La Passione: un segno del Destino. Ma va là. È destino di tutti, semmai. Unicuique suum: Sciascia docet. Sono ancora credente e agognante praticante, per quanto posso. Perciò ribadisco quel che pensavo: Fede e Ragione sono tutt’uno. Cuore e Mente sono tutt’uno. Pensiero e Azione, Volontà e Impegno. In te ho visto il mio Cristo. Il suo Vangelo e la sua Sofferenza. La sua Crocifissione. Come il mio Cristo – “venuto con la spada per dividere” – anche tu lottavi per stimolare la reazione perbenista e benpensante. Ricordo benissimo la tattica disconferma e le meline sulle staminali di tanti patronati, anche cattolici. Quanta ipocrisia. Quanta confusione. Tutti, confusi. Tutti, divisi. Diabolico. Dove comincia la Vita? Dove finisce la Vita? E chi lo sa? Chi può dirlo? Chi può arrogarsi diritti di vita e di morte? Dove inizia la Morte? Parole, parole, parole e chiacchiere e intanto il Tempo fuggiva inesorabile e ti sfuggiva la presa sulla Tua Vita. Qualcos’altro se ne stava impossessando. Qualcun altro se ne impossessava. Come il mio Cristo eri venuto per scindere la divisione stessa. Il diavolo separa e la lotta di Gesù è quella di separare ciò che è diviso di per sé. Forse che separare il separato possa annullare l’effetto in sé. Quale forza necessiti per compiere un atto simile. Quale energia possa sprigionare. E mi sembravi la fenomenizzazione della scissione atomica; della fusione, dunque. E quel dividere la divisione diviene unificazione e visione unificata, certa, libera e chiara. E la forza, l’energia si fanno materiche; come nell’intuizione einsteiniana. Energia e materia. Spirito e realtà. Fede e ragione. Ti riconosco quella Forza – e mai così tanta ne vidi e poi mai da un essere umano così vampirizzato dal male – di un’Idea. L’Idea che la Vita è quella che si sta affrontando giorno dopo giorno. Che giorno per giorno chiede conferma di sé al Sé che la alimenta. Vita che si confronta ogni giorno nel Dubbio. Vita che si pone continue domande e inchioda al muro retoriche ed indifferenze, menzogne e vaneggiamenti. Porsi dubbi e andarsi continuamente a cercare è il segreto della Vita. Pur senza poter utilizzare appieno i tuoi muscoli, le tue Parole giungevano pesanti, violente, costringendo alla riflessione inevitabile, alla dissociazione da dogmi e paradigmi. Io mi ricordo di Te, amico mio e ancora vado cercando risposte alle domande. Ma una cosa so. Sei un figlio di Orvieto. Sulla Rupe stabilisti il quartier generale da cui condurre la guerra contro disinformazione, informazione distorta, comunicazione contorta e controinformazione. Qual luogo migliore, luogo di Memorie. E molti ora sanno di questo gioiello rupestre anche grazie alle tue battaglie. Uno stile. Un esempio. Un mònito. Questa città (che sull’arme porta aquila e marzocco, oca e croce, non un avvoltoio), per fortuna, non genera soltanto ‘mostri’ ma anche mostruose intelligenze come la tua. Se solo un pizzico di quell’intelligenza fosse accolto! Quanto bene. Ciao Luca. Ciao Maria Antonietta. Che almeno, questa città, non dimentichi i suoi figli migliori.

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