opinioni

In attesa del PD. Tutti a votare per renderlo meno peggiore possibile

domenica 23 settembre 2007
di laura
E' stato rimandato a lunedì 24 settembre a mezzanotte il termine per la presentazione delle liste per le primarie del PD e, mentre le liste di appoggio umbre alla candidatura di Rosy Bindi sono state presentate all'ufficio tecnico regionale nel primo pomeriggio di sabato 22 con esemplare sollecitudine e trasparenza, oltre che senza lacrime e senza sangue, nulla di ufficiale si sa ancora, per la nostra regione, sul fronte delle liste di appoggio alle candidature di Enrico Letta e Walter Veltroni, se non che, per queste ultime, “lacrime e sangue” scorrono in Umbria, in senso più o meno metaforico, da alcuni giorni. Per Letta si sa, dal suo stesso blog, che la prima battaglia, quella della presenza, è vinta, con oltre seimila candidati e 60.000 firme tra liste per la segreteria nazionale e regionale. Liste ricche di nomi della società civile, del mondo dell’università, dell’economia e dell’impresa, dell’associazionismo e delle comunità di immigrati – come lo stesso Letta descrive - oltre che di politici di rilievo nazionale e locale. Ma, dall'Umbria, ancora nessuna notizia ufficiale. Tutto ancora fluido, invece, nel nostro territorio, per quanto riguarda le liste di appoggio a Veltroni, con una battaglia in corso, tutt'altro che innovativa ed edificante, tra vecchia e nuova guardia, oltre che tra “vecchi e vecchi” e “nuovi e nuovi”. Pare che solo la terza, quella “A sinistra per Veltroni” sia stata chiusa, con Donatella Belcapo capolista; lista peraltro non prevista qualche giorno fa, nata non tanto da un convinto e “sinistro” fuoco quanto dalla necessità di esserci, dal fatto che nella 1 (quella tradizionalista) e nella 2 (quella ambientalista) non c'erano spazi. La lista numero 3 risulterebbe, quindi, oltre che la più inattesa la più giovane e fresca. Ma tutto è ancora possibile perché, mentre i “grandi” hanno a lungo disputato sull'esserci e su dove essere, la fatica per molti si è rivelata inutile in quanto, nel centralismo ereditato dalle tradizionali forme partito, pare sia arrivato da Roma il dictat, per i troppo inflazionati e usurati, a fare un passo indietro. Aspettiamo, pazientemente, i risultati ufficiali, da sempre li preferiamo alle indiscrezioni. Non soffriamo di quella smania dei mezzi di comunicazione stigmatizzata, ieri, dal Presidente Napolitano, né vogliamo incoraggiare il comparire e l'eccessivo “pour parler” della politica, come Napolitano ha asserito "la passerella". E, a dire il vero, vedere Veltroni dal vivo, prima qui a Orvieto e qualche giorno fa a Roma, in Campidoglio, incalzato da un eterno codazzo di cameramen e giornalisti, ci ha fatto un effetto tutt'altro che positivo. E' questo il prezzo dell'essere i favoriti alla leadership del partito nuovo? E che cosa di nuovo comunica, effettivamente, il leader? Intanto, a proposito del centralismo romano, mi pare interessante quello che Enrico Letta, sempre sul suo blog, scrive, parlando di come vuole il PD:
“Solo Ds e Margherita hanno provato, in questi anni, a costruire partiti che non fossero a immagine e somiglianza del leader: hanno scongiurato il prototipo berlusconiano, ma non ne è nato un modello originale, compiuto, di rappresentanza politica per l’Italia dei prossimi vent’anni. Deve essere questa, viceversa, l’ambizione del partito democratico: non possiamo limitarci alla fusione delle due strutture di provenienza, ne ricalcheremmo i limiti. Per dare corpo a questa ambizione la strada, a mio avviso, è quella di un partito che, oltre alla personalizzazione, rifiuti anche il centralismo ed esalti le autonomie. Va messo al bando, dunque, quell’interrogativo che risuona ancora con insistenza quando si tratta di compiere scelte in sede locale: “Che cosa dice Roma?”. Roma non deve dire proprio nulla. I segretari regionali non devono più essere scelti a livello nazionale e semplicemente “ratificati” in periferia. I singoli territori devono vedere realizzata a pieno la loro centralità, nel rispetto di quel principio di sussidiarietà al quale spesso ci richiamiamo a parole, per contraddirlo nella pratica. Un partito che si ispiri al principio di sussidiarietà è un partito non “verticale”, ma “orizzontale”, nel quale “Roma” interviene solo per quanto va al di là delle singole responsabilità locali. E’ un “wiki-pd”, al quale ciascuno porta il proprio contributo, sul modello appunto di “wikipedia”, l’enciclopedia sul web che chiunque può elaborare e non semplicemente leggere. E proprio il web può aiutarci anche nel concreto. In conclusione del mio intervento al nostro ultimo congresso, a Roma, ho chiesto in dono per il nuovo partito ciò che il re Salomone il saggio, nella Bibbia, chiede al Signore: un cuore docile all’ascolto del suo popolo. Tremila anni dopo Salomone, quell’“ascolto”, tra l’altro, si chiama “internet”. Immagino infatti un partito che, sulle grandi questioni, possa avviare la consultazione on line di tutti gli iscritti, tramite codici di accesso e password. Un partito “trasparente”, che si apre all’esterno, che non pone barriere di accesso. E’ un bene, dunque, che sia stata accolta la richiesta di abbassare da cinque a un euro la quota da versare per partecipare al voto del 14 ottobre. Ed è un bene che, dopo le nostre sollecitazioni, si sia fatta chiarezza: chi si recherà a votare non sarà automaticamente “iscritto” al partito. La sua partecipazione al voto sarà invece una manifestazione di interesse al processo costituente del partito stesso. E mi piacerebbe che, una volta realizzato tale processo, con la costituzione dei primi organi di partito e la definizione delle modalità di tesseramento, quanti hanno partecipato al voto potessero ricevere singolarmente una “proposta” di iscrizione”.

Certo i margini dati ai votanti non sono larghi. Il 14 ottobre chi andrà a votare, in pratica, si vedrà consegnare due schede, una per l’elezione nazionale e una per quella regionale; ogni scheda presenterà tanti riquadri quante saranno le liste presentate nel collegio, e non si sceglieranno i candidati alle assemblee costituenti, ma una delle liste bloccate di sostegno ai singoli candidati alla Segreteria nazionale o regionale. Sinceramente non è un granché quanto a scelta e a partecipazione. Eppure credo che tutti dovrebbero andare a votare il 14 ottobre, anche quelli che il Partito Democratico lo avversano e quelli che respingeranno l'eventuale proposta di iscrizione citata da Letta: per “sparigliare”, come si suol dire, e per renderlo meno peggiore possibile.

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