opinioni

Padre Pio e il laicismo vero

venerdì 21 settembre 2007
di Guido Turreni, Coordinamento Comunale Forza Italia
Ho visto oggi il giornale murale del collettivo locale del Manifesto situato in Corso Cavour e, devo ammetterlo, è stato un cazzotto nello stomaco. Campeggia al centro una foto di Padre Pio di Pietralcina, anzi di San Pio di Pietralcina, che probabilmente rappresenta la copertina di un libro, il cui titolo (Beato impostore) lascia chiaramente intendere quale sia l’argomento e la tesi patrocinata. Sopra e sotto la foto del Santo, una scritta rossa, che recita più o meno: “c’era bisogno anche qui ?”. Chiaro il riferimento all’interrogazione del Cons. Imbastoni (di Sinistra Critica) che nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale si è avventurato in una lezione di laicismo circa l’inopportunità – a suo parere – di allocare in P.zza Marcorini una statuta di Padre Pio, richiesta per di più da centinaia di abitanti del luogo. Il Collettivo del Manifesto ha ritenuto di fare propria la tesi di Imbastoni aggiungendoci però un abbondante senso di cattivo gusto, di dileggio gratuito, inutile e grossolano, da cui Imbastoni si era invece elegantemente guardato. Non sono mai stato un baciapile, ma sono un cattolico, ed appartengo all’area dei cattolici liberali, ovvero a quella parte del mondo cattolico che non intende imporre agli altri la propria fede, né i propri principi morali e sociali; rispetto l’ateo (e non solo), con cui mi piace confrontarmi, ritengo che sia giusto parlare di tutto, persino della santità di Padre Pio, però… però c’è un limite a tutto, un limite umano, fatto di buon gusto e di rispetto per “l’altro”, per colui di cui non si condividono le idee. Fra l’altro ho notato molte persone (di tutte le appartenenze politiche) che si fermavano a guardare quell’immagine del Manifesto con un senso di disgusto per il modo in cui veniva presentata. Persino un mangiapreti come Fausto Cerulli ha convenuto con il sottoscritto (seppure con i distinguo storico-estetici del caso) sul fatto che era stato passato il limite dell’umano senso di decoro, se non per il Santo, certamente e più laicamente, per la persona di Padre Pio, che di certo è sempre stato a fianco di emarginati, poveri e malati, insomma a fianco dei più deboli, proprio quelli che la sinistra radicale sostiene a parole di voler difendere. Credo quindi di poter affermare che l’iniziativa è stata accolta con un senso di disgusto veramente “collettivo”. Per quanto riguarda poi la questione di merito, ovvero se sia inopportuno allocare la statua di Padre Pio in P.zza Marcorini, sulla base di un errato concetto di laicismo dello stato che presupporrebbe una specie di divieto di concessione di aree pubbliche per monumenti a carattere religioso, fatto “coraggiosamente” proprio anche dal Vicesindaco Capoccia, osservo che laicismo dello stato non significa impedire alla Pubblica Amministrazione di concedere spazi pubblici per l’esercizio del culto, significa invece fare l’esatto opposto, purché tutti i culti vengano considerati uguali dinnanzi allo stato, e venga garantita a tutti la libertà religiosa, che nella nostra Costituzione è PREVISTA, egregio Collettivo del Manifesto, ovviamente sulla base del radicamento territoriale del singolo culto. Trovo poi sconvolgente l’incredibile incoerenza della sinistra c.d. radicale (Critica o meno non lo so) che lincia Cofferati a Bologna perché blocca la costruzione della Moschea per motivi di ordine pubblico (non per altro) sul pubblico spazio del Comune di Bologna, mentre invece vorrebbe impedirci qui ad Orvieto, sovieticamente direi, di esercitare il culto cattolico con la devozione nei confronti di un Santo ufficialmente riconosciuto tale dalla Chiesa. Allora le Moschee sì, e le Chiese ed i Santi no? Bella coerenza, bella laicità. Ma più della politica, potè il diritto. Mi permetto infatti di segnalare, al riguardo, ai Consiglieri Comunali ed alla Giunta, la famosa (almeno per noi giuristi, ma credo anche per chi ha seguito la vicenda) sentenza del TAR Veneto, Terza Sezione n. 1110 del 22 marzo 2005, che ha avuto il coraggioso merito di dirimere una volta per tutte la questione dell’ostensione del Crocefisso nelle aule delle scuole, e che credo possa costituire valido criterio di orientamento per il promesso regolamento comunale che Capoccia e C. si accingono a redigere. Da questa decisione penso che possiamo tutti comprendere cosa significa veramente laicismo di stato e tolleranza per tutti, credenti ed atei, mussulmani e cattolici.

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