opinioni

Sulla Piave e sull'ex Ospedale: lettera aperta n. 4

martedì 22 maggio 2007
di Marco Marino
Ancora una volta questa città senza pace, votata all’autodistruzione, sceglie la strada di Bisanzio per esaminare i suoi annosi problemi. Dopo aver dimostrato tutta la propria incapacità ad affrontare con positività il problema caserma, la classe politica e quella dei politicanti torna a dividersi e teorizzare sull’uso futuro dell’ex ospedale di piazza Duomo. Dopo aver dotato di tre nuovi assessori la giunta cittadina, uno noto e di grande spessore culturale, una ignota ai più, ma che per sentito dire dovrebbe essere di ottimo livello e un giovane di belle speranze che dovrebbe portare nuove idee, a dibattere e scontrare sono i soliti noti. Allora, fino a che non sentiremo le voci nuove, seguito a parlare e scrivere anch’io. Noi miseri mortali, non sappiamo se la regione venderà o no ad un gruppo alberghiero l’ex ospedale, forse qualcuno lo sa, ma non lo dice, però sappiamo che all'interno del vecchio edificio una realtà vera ed operativa già c’è e non è poco. Siamo poi sicuri che esista qualche catena alberghiera di alto livello che trovi interessante collocarsi all’interno del centro storico di Orvieto? Stante la situazione attuale, lo ritengo poco probabile per una serie di motivi che chiunque abbia girato un po’ di mondo può facilmente comprendere e può essere così sintetizzata: l’offerta turistica complessiva della nostra città non è da tempo appetibile per un turismo di alta qualità. Dispiace prendere atto di questo, ma solo per Umbria Jazz Winter riusciamo a raggiungere un momento di eccellenza, per il resto dell’anno siamo al livello delle sagre paesane che vivono intorno ad un mercatino. Pure la situazione del palazzo dei congressi appare alquanto in ribasso perché anche nel settore della convegnistica siamo battuti da realtà che offrono situazioni ambientali più brillanti e sedi più adeguate e tecnologicamente più avanzate. In questo quadro realistico e senza illusioni, ritengo che la discussione su albergo sì o albergo no sia, per dirla in termini semplici e comprensibili, di lana caprina e pertanto è meglio difendere il centro studi che già c’è, cercare di farlo crescere dove si trova e pensare alla caserma per uno sviluppo economico compatibile con la realtà orvietana, in altre parole andare verso quel centro direzionale che da tre anni propongo, soprattutto perché non costerebbe alla nostra collettività sufficientemente indebitata, ma ai suoi utilizzatori. Ora attendo e spero di sentire la voce dei tre nuovi assessori e se questa sarà culturalmente autonoma, scevra da sudditanze politiche e innovativa nelle proposte, vorrà dire che non sarà più necessario che io scriva queste lettere. Marco Marino Cittadino orvietano

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